Febbre del Nilo occidentale, un ulteriore esempio di narrazione asimmetrica 

Febbre del Nilo occidentale, un ulteriore esempio di narrazione asimmetrica 

Febbre del Nilo occidentale, un ulteriore esempio di narrazione asimmetrica 

Gentile Direttore,
da patologo veterinario e da docente universitario che ha dedicato 35 anni della propria vita professionale allo studio delle malattie infettive, con particolare riferimento a quelle trasmissibili dagli animali all’uomo – alias zoonosi -, sono molto colpito dalla narrazione mediatica che si sta svolgendo in questi giorni, a seguito del decesso, in provincia di Latina, di una donna ultraottantenne colpita dalla c.d. “febbre del Nilo occidentale” (“West Nile”).

Stiamo parlando di una malattia infettiva sostenuta da un flavivirus neurotropo, trasmesso principalmente dalla zanzara Culex pipiens, la cui sempre più diffusa presenza a latitudini via via più settentrionali sarebbe da imputare al riscaldamento globale. E’ bene sottolineare, in proposito, che le zanzare virus-infette costituirebbero una piccolissima frazione di quelle presenti nell’ambiente (1 su circa 30.000) ed è bene chiarire, altresì, che la West Nile e’ una zoonosi, il cui virus responsabile può essere trasmesso, seppur raramente, anche per via materno-fetale e/o attraverso il latte materno, nonché con le trasfusioni di sangue e/o con il trapianto di organi. E’ bene precisare, inoltre, che il virus della West Nile, caratterizzato dal piu’ ampio spettro d’ospite finora descritto in natura, sarebbe capace d’infettare centinaia di vertebrati domestici e selvatici, ivi compresi mammiferi, uccelli, rettili ed anfibi.

Per completezza d’informazione e quasi a mo’ si paradosso, infine, il primo ingresso del virus della West Nile in Italia, avvenuto nel lontano 1998, venne segnalato ad opera dei Medici Veterinari dell’Università degli Studi di Pisa e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana “Mariano Aleandri”, i quali descrissero una serie di casi di malattia neuroinvasiva occorsi nella popolazione equina di ben 4 Province toscane (Cantile et al., 2000).

A fronte di quanto sopra e come già accaduto per la pandemia da CoViD-19, la narrazione mediatica della West Nile e’ stata ancora una volta affidata ai Medici, senza un adeguato coinvolgimento dei Colleghi Veterinari e, nondimeno, per buona pace della “One Health”, la salute unica di uomo, animali ed ambiente.

Errare humanum est perseverare autem diabolicum!

Giovanni Di Guardo
DVM, Dipl. ECVP,
Già Professore di Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo

BIBLIOGRAFIA
Cantile C, Di Guardo G, Eleni C, Arispici M. Clinical and neuropathological features of West Nile virus equine encephalomyelitis in Italy. Equine Veterinary Journal 2000;32(1):31-35.
DOI:10.2746/042516400777612080.

28 Luglio 2025

© Riproduzione riservata

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