Emergenza-urgenza a Piacenza e Modena. Schillaci: “Sistema operativo e presidi garantiti. Monitoraggi per valutare efficacia”

Emergenza-urgenza a Piacenza e Modena. Schillaci: “Sistema operativo e presidi garantiti. Monitoraggi per valutare efficacia”

Emergenza-urgenza a Piacenza e Modena. Schillaci: “Sistema operativo e presidi garantiti. Monitoraggi per valutare efficacia”
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha risposto in Senato a un’interrogazione della Lega sulle criticità del sistema di emergenza-urgenza a Piacenza e nell’Alto Frignano (Modena), illustrando mezzi disponibili, tempi di intervento e nuovi modelli organizzativi. Previsto un monitoraggio pubblico per valutarne l’efficacia sul campo.

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha risposto oggi pomeriggio in aula al Senato all’interrogazione presentata dalla senatrice Elena Murelli (Lega), che ha sollevato le criticità del sistema di emergenza-urgenza nelle province di Modena e Piacenza.

Un’interrogazione che riflette le preoccupazioni emerse nelle scorse settimane sul territorio, soprattutto per quanto riguarda i tempi di intervento e la riorganizzazione dei servizi, in particolare nell’area montana dell’Alto Frignano.

Per quanto riguarda Piacenza, il ministro ha citato i dati forniti dall’assessorato alla Sanità dell’Emilia-Romagna, che parlano di 27 mezzi di soccorso di base, 7 mezzi avanzati con infermieri a bordo e 1 con medico a bordo.

Questa dotazione, ha sottolineato Schillaci, ha consentito nel corso del 2024 di mantenere un tempo medio di arrivo di 13 minuti per i casi più gravi, quelli codificati in rosso.

Anche sul fronte della qualità, in particolare per le patologie tempo-dipendenti – come arresti cardiaci, infarti (STEMI), politraumi e ictus – il sistema piacentino ha mostrato una copertura importante: presenza di mezzi in loco nel 99% dei casi per arresti cardiaci, STEMI e politraumi, e nel 93% dei casi di ictus, nel primo semestre 2025.

Diversa, ma altrettanto delicata, la situazione nel territorio dell’Alto Frignano, in provincia di Modena, dove dal 1° luglio è stata attivata una riorganizzazione del sistema di emergenza territoriale.

Il nuovo assetto si fonda su un impianto integrato, in cui tutte le risorse disponibili – ambulanze, auto mediche, elisoccorso – vengono coordinate in modo sinergico per rispondere in modo tempestivo e competente.

Attualmente, nella zona operano: ambulanze infermieristiche a Fanano, Sestola e Pavullo; un’auto infermieristica mobile per tutto l’Alto Frignano;
un’auto medica con base sempre a Pavullo; quattro basi di elisoccorso a supporto del territorio. Questa configurazione garantisce, secondo i dati della Regione, un mezzo di soccorso avanzato ogni 9.400 residenti, con un presidio h24 incentrato sul pronto soccorso di Pavullo, e con un sistema di centralizzazione dei casi più gravi verso gli ospedali hub.

Ad affiancare l’intervento in urgenza ci sono anche i medici di medicina generale, il Centro di Assistenza e Urgenza (CAU) e l’ambulatorio di Fanano, che gestiscono le richieste sanitarie non differibili.

“Verificheremo l’efficacia e l’efficienza del modello in corso”, ha assicurato il ministro Schillaci, annunciando che sarà attivato un sistema di monitoraggio pubblico sugli interventi nell’Alto Frignano, sulle prestazioni del CAU e sulle attività dell’ambulatorio.

Una dichiarazione che riconosce l’importanza di non limitarsi alla descrizione della dotazione attuale, ma di osservare con attenzione come il sistema funziona sul campo, nei momenti reali di emergenza.

Il nuovo assetto, infatti, dovrà dimostrare di poter rispondere in tempi adeguati, anche in un territorio complesso come quello montano, dove distanza e orografia incidono fortemente sulle prestazioni.

25 Settembre 2025

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