Forza Italia lancia la sfida: “Via le incompatibilità: liberiamo i medici per ridurre le liste d’attesa”

Forza Italia lancia la sfida: “Via le incompatibilità: liberiamo i medici per ridurre le liste d’attesa”

Forza Italia lancia la sfida: “Via le incompatibilità: liberiamo i medici per ridurre le liste d’attesa”

Il partito di Tajani presenta il testo di un emendamento per abolire l'incompatibilità tra i diversi incarichi nel Ssn. Il ministro Schillaci apre alla modifica: "Un contratto fisso di 38 ore è anacronistico, serve flessibilità". L'obiettivo: sbloccare milioni di ore lavorative aggiuntive volontarie. L'EMENDAMENTO

Una “proposta di libertà” per i medici, con l’obiettivo di “liberare risorse professionali già presenti” e aggredire il problema delle liste d’attesa. Forza Italia ha presentato oggi alla Camera il testo di un emendamento, inizialmente presentato alla legge di Bilancio, che verrà ora riproposto per l’esame del ddl professioni sanitarie con il quali si punta a eliminare il regime di incompatibilità che, dalla legge del 1991, impedisce ai professionisti del Servizio sanitario nazionale di svolgere attività aggiuntive in altre strutture pubbliche o private convenzionate.

Un intervento che, secondo i proponenti, può “ridurre drasticamente i tempi di attesa” senza nuovi assunti, semplicemente consentendo ai medici già in servizio di lavorare più ore, su base volontaria e retribuita.

A illustrare la proposta nella sala Colletti di Montecitorio, il segretario nazionale Antonio Tajani, affiancato dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha definito “anacronistico” il vincolo di un unico contratto fisso di 38 ore settimanali nel pubblico. “Il mondo è cambiato, sono mutate le esigenze dei cittadini e dei professionisti. Un medico giovane può voler lavorare di più”, ha detto Schillaci, rivendicando “maggiore flessibilità e un maggior ruolo del ministero nell’ambito dei contratti di lavoro”.

Il meccanismo è semplice: un medico ospedaliero, un medico di famiglia o uno specialista ambulatoriale, una volta esaurito il proprio orario di lavoro ordinario (ad esempio le 38 ore settimanali), potrebbe offrire volontariamente ore aggiuntive in un’altra struttura del Ssn, come un altro ospedale, un ambulatorio o una Casa di Comunità. Le ore sarebbero retribuite e gestite dalle Regioni in base ai bilanci disponibili. “Significa che i medici dipendenti e convenzionati potranno effettuare ore in più fuori dal servizio che già fanno”, ha spiegato Letizia Moratti, presidente della Consulta nazionale di Fi, che ha coordinato il lavoro tecnico sul testo.

La modifica interviene sull’articolo 4 della legge 412 del 1991, nata in un’epoca di controllo della spesa. “Oggi il problema è diverso: dobbiamo riconoscere che l’offerta sanitaria non è più coerente con i bisogni”, ha sottolineato Moratti, citando l’aumento della domanda per l’invecchiamento della popolazione. Secondo le stime di Forza Italia, se anche solo il 20-25% dei medici offrisse sei ore in più a settimana, si genererebbero milioni di prestazioni aggiuntive all’anno.

Il ministro Schillaci ha inquadrato la proposta nel più ampio percorso di riforma, citando il riordino delle professioni sanitarie e la riorganizzazione della medicina territoriale. “Avere a disposizione più personale, motivato, sarà fondamentale per le Case di comunità”, ha detto, sottolineando come la misura punti a “valorizzare il personale medico, che è il punto cardine del Ssn”. Schillaci ha anche affrontato il tema dell’intramoenia, difendendola dai “demonizzazioni” e ricordando che rappresenta solo il 10% delle attività nel Ssn, ma ha ammesso che è “inaccettabile” la disparità di tempi d’attesa tra pubblico e privato.

Il presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, Ugo Cappellacci (FI), ha annunciato che la proposta sarà discussa nell’ambito dell’iter della legge delega sulle professioni sanitarie, attualmente in fase di audizioni. “Non è sufficiente garantire maggiori risorse finanziarie, serve la riforma del sistema”, ha dichiarato.

Tajani ha concluso rivendicando la priorità della salute e la volontà di discutere la proposta con gli alleati. “La tutela della salute del cittadino per noi rappresenta una priorità”, ha detto, spiegando che il testo non era stato inserito in Legge di Bilancio solo per “motivi organizzativi”, ma con l’impegno a procedere. Una sfida che punta a modernizzare, con un atto di “libertà”, un sistema sanitario che Schillaci ha definito “modello” ma che “deve cambiare in senso positivo”.

15 Gennaio 2026

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