Medici di famiglia. Scoppia la bagarre sulla Riforma Schillaci. Tra bocciature e aperture ecco le reazioni

Medici di famiglia. Scoppia la bagarre sulla Riforma Schillaci. Tra bocciature e aperture ecco le reazioni

Medici di famiglia. Scoppia la bagarre sulla Riforma Schillaci. Tra bocciature e aperture ecco le reazioni

Sindacati, opposizioni ed Enpam attaccano la riforma del Ministro sulla medicina generale: rischia di far fuggire i giovani, penalizza i medici senza specializzazione e mette a rischio la previdenza. Nella maggioranza, c’è l’ok di Rocca ma Forza Italia è divisa.

La proposta di riforma della medicina generale presentata dal ministro della Salute Orazio Schillaci in Conferenza delle Regioni com’era facilmente prevedibile ha acceso un aspro confronto politico e sindacale, destinato a infiammarsi ulteriormente nelle prossime settimane. Il cuore del provvedimento, ancora solo uno schema sintetico e non un articolato definitivo, è il cosiddetto “doppio canale”: i medici di famiglia potranno scegliere se restare nel regime convenzionale, profondamente riformato, o diventare dipendenti pubblici su base volontaria, con l’obiettivo dichiarato di rendere finalmente operative le Case della Comunità finanziate dal PNRR e di superare un modello considerato ormai inadeguato rispetto alle sfide di una popolazione che invecchia e di una cronicità in costante aumento.

Dalle organizzazioni sindacali agli ordini professionali, fino alle forze politiche e agli enti previdenziali, prevalgono le critiche su metodo e contenuti, anche se non mancano alcune aperture su singoli aspetti.

A guidare il fronte del dissenso è la Fimmg, che usa toni durissimi: “Questo decreto distrugge il medico di famiglia” e rappresenta un provvedimento “mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti”. Nel mirino c’è soprattutto il “doppio canale” tra convenzione e dipendenza, considerato fonte di squilibri e di possibili fughe dal sistema, soprattutto tra i giovani. Secondo il sindacato, il rischio è un abbandono di massa della medicina territoriale e la perdita del rapporto fiduciario con i cittadini, sostituito da un modello “anonimo” di assistenza. E sulla questione il sindacato ha chiesto un intervento della Premier Giorgia Meloni.

Critiche altrettanto nette arrivano dalla Fnomceo, che definisce la riforma “inefficace, inutile e dannosa” e mette in guardia dal passaggio a un modello in cui il medico diventerebbe dipendente dell’azienda sanitaria, perdendo la centralità nel rapporto con il paziente. Anche la Federazione dei pediatri (Fimp) denuncia una riduzione dell’autonomia professionale e un aumento della burocratizzazione, chiedendo l’apertura di un confronto reale.

Più articolata la posizione di altri sindacati della medicina generale. Lo Snami si dice favorevole al principio del doppio canale, ma giudica la dipendenza “non realisticamente percorribile” nelle condizioni attuali e chiede soluzioni concrete e sostenibili. Sulla stessa linea lo Smi, che invita a evitare accelerazioni e sottolinea la necessità di chiarire nodi cruciali come il tema della specializzazione e delle tutele contrattuali.

Contraria anche la Cimo-Fesmed, che rappresenta i medici ospedalieri: secondo il sindacato, la dipendenza dei medici di famiglia rischia di creare un conflitto diretto tra professionisti per risorse già scarse, destabilizzando il sistema sanitario. Preoccupazioni anche sull’effettiva capacità delle Case di comunità di reggere il nuovo modello senza un adeguato rafforzamento di personale e servizi.

Sul piano politico, il quadro è frammentato. Forza Italia, con Stefania Craxi, respinge l’idea di medici dipendenti, definendola una burocratizzazione “antistorica” della professione ma al contempo il vice. Tuttavia, il presidente della Regione Calabria e vice segretario nazionale di Forza Italia, Roberto Occhiuto, si è detto “favorevole alla riforma”, definendola “essenziale e costruita con una chiara impronta liberale”. “Non c’è nulla di più liberale – ha dichiarato Occhiuto – che permettere ai professionisti di scegliere liberamente il proprio percorso”.

Dall’opposizione il Partito democratico, con la Responsabile Sanità Marina Sereni critica il metodo, sottolineando l’assenza di un testo strutturato e il mancato coinvolgimento delle parti interessate. Sulla riforma dei medici di famiglia, il M5S con Mariolina Castellone pone una richiesta chiara: “Il Parlamento e il Paese attendono l’articolato definitivo, non solo uno schema sintetico dopo oltre un anno di attesa. Solo così potremo davvero evitare che le nostre Case della Comunità restino deserte, tradendo la lezione che la pandemia ci ha lasciato”.

Anche Alessio D’Amato (Azione) mette in guardia dal rischio di una fuga dei giovani medici e da una riforma che interviene sul contratto più che sui bisogni reali del sistema.

Non mancano tuttavia posizioni più favorevoli con l’Ugl esprime un giudizio positivo, vedendo nella riforma uno strumento per rendere operative le Case di comunità e rafforzare l’assistenza territoriale. E anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, apprezza l’analisi del ministro ma rinvia il giudizio alla lettura del testo definitivo.

Nel dibattito entra anche la Fondazione Enpam, che solleva un ulteriore fronte critico: il possibile impatto della riforma sull’equilibrio del sistema previdenziale dei medici. Il passaggio alla dipendenza, infatti, potrebbe ridurre i contributi alla cassa professionale, mettendo a rischio la sostenibilità del sistema a ripartizione.

Nel complesso emerge un consenso sulla necessità di riformare la sanità territoriale, ma una forte contrapposizione sugli strumenti. Molti attori chiedono investimenti in personale, organizzazione e formazione più che un cambiamento del rapporto di lavoro. E soprattutto chiedono un passaggio ritenuto imprescindibile: aprire un confronto vero prima di procedere con una riforma che riguarda milioni di cittadini e il futuro dell’assistenza di base.

In attesa quindi del testo definitivo la polemica si è già infiammata. Ora la palla passa di nuovo al Ministro Schillaci: riuscirà ad andare fino in fondo o sarà costretto a fermarsi?

G.R. e L.F.

24 Aprile 2026

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