DDL Professioni Sanitarie, la riforma a costo zero: perché lo scudo legale non regge senza superare l’invarianza finanziaria

DDL Professioni Sanitarie, la riforma a costo zero: perché lo scudo legale non regge senza superare l’invarianza finanziaria

DDL Professioni Sanitarie, la riforma a costo zero: perché lo scudo legale non regge senza superare l’invarianza finanziaria

Gentile Direttore, il Servizio Sanitario Nazionale è alla vigilia di una trasformazione epocale, stretto tra proposta di legge di Riforma del SSN e il Disegno di Legge delega sulle Professioni Sanitarie...

Gentile Direttore,
il Servizio Sanitario Nazionale è alla vigilia di una trasformazione epocale, stretto tra proposta di legge di Riforma del SSN e il Disegno di Legge delega sulle Professioni Sanitarie. Quest’ultimo provvedimento, attualmente al vaglio della Commissione Affari Sociali alla Camera, non si limita a ridisegnare i confini della responsabilità legale, ma ambisce a rifondare la formazione specialistica e la gestione delle competenze. L’obiettivo è garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) investendo sul capitale umano: non solo attraverso una maggiore sicurezza sul lavoro, ma anche — come previsto dall’Articolo 4 — istituendo un Sistema nazionale di certificazione delle competenze e una governance per l’uso dell’Intelligenza Artificiale, affinché l’innovazione sia guidata da professionisti formati e consapevoli.

Tuttavia, queste premesse ambiziose rischiano di infrangersi contro il muro dell’Articolo 9 (invarianza finanziaria). Sebbene il DDL ammetta una verità storica — sancendo con il nuovo Art. 590-septies che la “scarsità di risorse” riduce la colpa del professionista — questo riconoscimento rischia di restare una mera scommessa processuale. Per trasformare lo scudo legale in una garanzia reale, è necessario passare dalla delega all’investimento attraverso quattro correttivi strategici:

  1. Superamento dell’invarianza finanziaria (Emendamento Art. 9) – È utopistico pensare di finanziare la rivoluzione della Medicina Generale o le nuove scuole di specialità senza un fondo dedicato per borse di studio e contratti di formazione. È indispensabile emendare l’Articolo 9 prevedendo una deroga specifica per questi oneri. Senza coperture, le innovazioni resteranno confinate ai manuali di diritto, prive delle gambe necessarie per camminare nella realtà dei nostri Ospedali.
  2. Definizione dei livelli minimi organizzativi – (Emendamento Art. 7) – Non basta che il giudice “tenga conto” della scarsità di risorse. Serve definire standard minimi di personale e materiali (livelli minimi organizzativi) al sotto dei quali la carenza organizzativa sia presunta per legge. Questo proteggerebbe i professionisti da un’eccessiva discrezionalità, rendendo lo scudo legale una certezza oggettiva legata alla sicurezza effettiva degli ambienti di lavoro.
  3. Incentivi allo skill-mix e indennità di esclusività (Emendamento Art. 3) – La valorizzazione dello staff-skill mix deve essere il motore del nuovo SSN. I meccanismi premiali non possono limitarsi all’abbattimento delle liste d’attesa, ma devono gratificare chi, nell’ambito di nuovi modelli organizzativi, assume funzioni di responsabilità clinica, gestionale o di coordinamento multidisciplinare. Parallelamente, è auspicabile che il Legislatore preveda in questa sede anche l’estensione dell’indennità di esclusività alla Dirigenza delle Professioni Sanitarie, equiparandone il trattamento economico alle altre Dirigenze dell’Area Sanità Solo così si potrà rendere il servizio pubblico attrattivo, frenare il brain drain verso il privato e fidelizzare i talenti.
  4. Governance dell’IA e Formazione Continua (emendamento Art.4) – La gestione dell’innovazione è decisiva ma spesso sottovalutata. La strategia delineata dall’articolo 4 non può esaurirsi in un adempimento burocratico ai regolamenti europei, ma deve tradursi in investimenti concreti per la formazione continua del personale già in servizio. Dobbiamo impedire che il divario digitale diventi una nuova, insidiosa fonte di responsabilità professionale o, peggio, un fattore di diseguaglianza nell’accesso alle cure.

In conclusione, il DDL riconosce formalmente che la sicurezza delle cure è indissolubile dalla solidità dell’organizzazione. Tuttavia, questa presa di coscienza rischia di rimanere lettera morta se non supportata da risorse. Senza abbattere il muro dell’invarianza finanziaria e senza gratificare chi sceglie il pubblico, il diritto alla salute resta un principio astratto.

Senza un riconoscimento economico adeguato delle competenze, ci condanniamo a un Servizio Sanitario Nazionale schizofrenico: moderno e perfetto sulla carta, ma che nella realtà si sgretola sotto il peso del definanziamento. Nessuna norma sulla responsabilità, per quanto equa e intellettualmente onesta, potrà sanare da sola questo divario. La sfida della politica è trasformare questo decreto da scudo difensivo a pilastro per la rinascita della sanità pubblica.

Barbara Porcelli
Dirigente Professioni Sanitarie e Componente Andprosan Direttivo Nazionale COSMED

28 Gennaio 2026

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