Varese. Visite private in nero, rinviati a giudizio un neurologo e un tecnico sanitario

Varese. Visite private in nero, rinviati a giudizio un neurologo e un tecnico sanitario

Varese. Visite private in nero, rinviati a giudizio un neurologo e un tecnico sanitario

Contattavano i pazienti, regolarmente prenotati tramite il Cup, comunicando l’indisponibilità del medico nella data stabilita per la visita in intramoenia e proponendo una visita “privata”, presso gli ospedali della provincia o al domicilio del paziente, con pagamento in contanti. Emersi anche falsi timbri del badge.

I finanzieri del Gruppo di Busto Arsizio hanno scoperto presunte condotte illecite, a danno dello Stato e della collettività, poste in essere da due dipendenti pubblici – un medico neurologo e un tecnico sanitario – in servizio presso un’importante Azienda Socio Sanitaria Territoriale.

In particolare, spiegano le Fiamme Gialle in una nota, “per diversi anni, i due indagati avrebbero contattato i pazienti, regolarmente prenotati tramite il Centro Unico Prenotazioni (CUP), comunicando la presunta indisponibilità del medico neurologo nella data e nell’orario stabiliti per la visita in regime di libera professione intramoenia (procedura che consente ai medici di effettuare visite ed esami all’interno delle strutture pubbliche, versando una quota per coprire i costi pubblici). Nel contempo, sempre i due sanitari avrebbero proposto ai pazienti di posticipare l’appuntamento e di eseguire la visita in forma “privata”, presso gli ospedali della provincia o presso il domicilio del paziente, con pagamento in contanti e senza rilascio di fattura”.

Nell’arco di oltre due anni, sarebbero state centinaia le visite “private” svolte. Uno degli indagati, è emerso inoltre dalle indagini, “in diverse occasioni, avrebbe attestato falsamente la propria presenza in servizio pur non essendo effettivamente sul luogo di lavoro. A tal fine, avrebbe lasciato il proprio badge all’altro indagato, che provvedeva a timbrare in sua vece, certificando così una presenza non corrispondente al vero”.

Al termine delle attività investigative, il GUP del Tribunale di Busto Arsizio ha disposto, su richiesta della locale Procura della Repubblica, il rinvio a giudizio dei due soggetti per i reati di “peculato”, “truffa aggravata” e “false attestazioni o certificazioni”.

30 Gennaio 2026

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