“Le leggi non si applicano da sole, servono amministratori che le vogliano far rispettare”. Con tono netto, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha risposto ieri in Aula all’interrogazione del deputato Paolo Ciani (Pd) sulle liste d’attesa, riconoscendo la gravità del fenomeno ma puntando il dito contro le inadempienze territoriali. Una replica che non ha convinto l’opposizione, pronta a ribattere attraverso Ilenia Malavasi (Pd): “Siete alla continua ricerca di un capro espiatorio”.
I “fatti” citati dal Ministro: regole, controlli e piattaforma unica
Schillaci ha elencato ciò che il Governo avrebbe già messo in campo:
– Il tetto alla libera professione intramuraria. “Con il decreto-legse n. 73 del 2024 – ha ricordato – l’attività libero-professionale non può mai superare quella istituzionale. Il volume di prestazioni private di ogni medico deve essere inferiore a quelle pubbliche: non è un auspicio, è la legge”.
– Le prestazioni al prezzo pubblico. “Quando le liste superano i tempi, le direzioni devono garantire le prestazioni anche tramite libera professione, ma al prezzo delle tariffe pubbliche, solo con il ticket”.
– La Piattaforma nazionale delle liste. “Il 9 dicembre 2025 ho firmato un decreto che stanzia 27,4 milioni di euro per renderla operativa. È un sistema unico di monitoraggio in tempo reale”.
– I controlli mirati dei Nas. “Questa mattina abbiamo presentato i risultati dei controlli iniziati nel 2023, che oggi non sono più a pioggia, ma mirati”.
L’attacco alle Regioni: “In troppe le risorse ci sono, ma non sono spese”
Il cuore politico dell’intervento di Schillaci è stato il richiamo alla responsabilità delle amministrazioni regionali. “Apprezzo molto la presa di posizione immediata di alcuni nuovi presidenti di Regione – ha detto – invece di negare l’evidenza, si sono impegnati a riorganizzare le strutture”. Poi la stoccata: “In troppe regioni le risorse ci sono, ma non sono spese. Se le prestazioni ambulatoriali sono concentrate in poche ore, mentre la libera professione è disponibile su 24 ore, il problema non è il numero di medici, è la volontà di organizzarsi”.
Schillaci, medico pubblico per oltre 30 anni, ha lanciato un appello etico: “Quando indossi il camice, la prima domanda al paziente non può essere: quanti soldi hai in tasca? La prima domanda è: di cosa hai bisogno? Se un cittadino viene mandato via perché le liste sono chiuse, ma se paga magicamente ci sono medici, questo non è scorretto, è disumano”.
La replica durissima del Pd: “Definanziate la sanità pubblica”
A rispondere per il Pd è stata Ilenia Malavasi: “La sua conclusione è stata: la partita si gioca nei territori. Siete alla continua ricerca di un capro espiatorio: una volta è colpa delle regioni, delle aziende, degli ambulatori… Penso che sia troppo facile”.
La deputata ha snocciolato numeri: “5,8 milioni di cittadini non hanno capacità di curarsi, i cittadini spendono 41,3 miliardi di tasca propria, le liste crescono. Avete fatto un decreto, ma l’unica cosa realizzata è la Piattaforma nazionale, che però non funziona”.
Il nodo, secondo il Pd, è il personale: “Senza un investimento serio, senza un piano organico sul personale, è impossibile recuperare le liste. Il ricorso alla libera professione è in media del 30%, con punte del 90% in alcune strutture pubbliche o private accreditate”.
Conclusione a tono alto: “Continueremo a incalzarvi per impedire a voi e a questo Governo di continuare a definanziare il sistema sanitario nazionale e smantellare un sistema eccellente. Questa è la nostra responsabilità, e dovrebbe essere anche la vostra”. Parole accolte da applausi dall’emiciclo di opposizione.
Il principio non negoziabile: “La salute non dipenda dal portafoglio”
Schillaci aveva chiuso il suo intervento con una dichiarazione di principio: “Il diritto alla salute non può dipendere dalla capacità di pagare, mai. Chiamiamo le cose con il loro nome: illegalità, disonestà, indegno. La serietà non si finanzia, si pretende. Continueremo a pretenderla”.
Ma la partita, come ha ammesso lo stesso ministro, si gioca “nelle corsie, negli ambulatori, lì dove ogni giorno qualcuno decide se rispettare le regole o aggirarle”. E su quel campo, tra monitoraggio nazionale e inerzie locali, si misurerà l’efficacia delle promesse.