Cimo-Fesmed: “Celebriamo il funerale definitivo del Servizio Sanitario Nazionale”
“Di Nazionale, del Servizio Sanitario, era già rimasto ben poco. Ora, con il primo passo ufficiale verso l’autonomia differenziata compiuto dal Consiglio dei Ministri, che ha approvato gli schemi di intesa preliminare con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto anche sul settore della salute, possiamo celebrarne il funerale definitivo”. Lapidario, è il caso di dire, il commento di Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED, all’avvio del lungo iter legislativo che, se concluso con successo, consentirà alle Regioni di gestire con maggiore autonomia la sanità regionale.
La nota di Palazzo Chigi prevede infatti “la possibilità di riallocare risorse derivanti da efficientamenti della spesa su altri ambiti sanitari regionali”. “Un’espressione che può significare tutto e il contrario di tutto – osserva Quici –. Le Regioni potrebbero scegliere di destinare maggiori fondi al privato accreditato, alle cooperative, all’acquisto di tecnologie, oppure decidere di investire su assunzioni e retribuzioni del personale. In ogni caso, si imprime un’ulteriore accelerazione alla frattura già esistente tra Nord e Sud. Diventa difficile parlare di universalità e uniformità delle cure se accesso ai servizi, qualità dell’assistenza e opportunità professionali variano sensibilmente da territorio a territorio”.
Per CIMO-FESMED il nodo centrale resta il finanziamento: “Invece di intervenire sui criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale per garantire a tutte le Regioni pari condizioni di partenza e strumenti adeguati a conseguire i medesimi obiettivi di salute, si finisce per rafforzare chi è già in vantaggio. Tutte le Regioni dovrebbero mettersi ai blocchi di partenza alle stesse condizioni. Invece abbiamo Regioni che sono lepri in evidente vantaggio e altre che sono tartarughe, palesemente in ritardo. Ecco, non possiamo permetterci di dare un’ulteriore spinta alla lepre, lasciando la tartaruga ancora più indietro. In questo modo si crea un abisso in una sanità già altamente differenziata”.
“Se poi alcune Regioni avranno la possibilità di assumere più personale sanitario e offrire stipendi più elevati, assisteremo a una migrazione significativa di professionisti dal Sud verso il Nord, giustamente attratti da condizioni economiche e organizzative migliori. Con il risultato di accentuare ulteriormente la desertificazione sanitaria in vaste aree del Paese, con liste d’attesa sempre più lunghe e cittadini costretti a spostarsi per ricevere cure adeguate”.
CIMO-FESMED chiede pertanto al Governo e al Parlamento di prevedere garanzie stringenti sui livelli essenziali di assistenza, sulla perequazione delle risorse e sulla tenuta unitaria del sistema contrattuale.
“Prima di procedere oltre – conclude Quici – è indispensabile assicurare che nessun cittadino venga lasciato indietro in base al luogo di residenza e che nessun professionista sia costretto a scegliere tra qualità del lavoro e radicamento nel proprio territorio. Senza un forte presidio nazionale, il rischio concreto è che il Servizio sanitario diventi definitivamente un mosaico di sistemi regionali diseguali, lontani dallo spirito originario su cui era stato fondato”.
19 Febbraio 2026
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