Autonomia differenziata. Via libera del Cdm alle intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto

Autonomia differenziata. Via libera del Cdm alle intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto

Autonomia differenziata. Via libera del Cdm alle intese con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto

Approvati ieri da Palazzo Chigi gli schemi preliminari su sanità, protezione civile e professioni. Intese valide dieci anni con monitoraggio annuale.

Il Consiglio dei ministri ha compiuto ieri un passo decisivo nel percorso dell’autonomia differenziata. Su proposta del Ministro per gli affari regionali Roberto Calderoli, sono stati approvati gli schemi di intesa preliminare con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

Alla riunione hanno partecipato i presidenti delle quattro Regioni interessate: Marco Bucci (Liguria), Attilio Fontana (Lombardia), Alberto Cirio (Piemonte) e Alberto Stefani (Veneto). Un passaggio politico di rilievo, che segna l’avvio concreto dell’attuazione della legge 26 giugno 2024, n. 86.

L’attribuzione delle nuove funzioni si fonda sul principio di sussidiarietà, con l’obiettivo dichiarato di “valorizzare le potenzialità dei territori nel rispetto dell’unità della Repubblica”. Come spiega la nota di Palazzo Chigi, è stata adottata una metodologia basata sul modello europeo di valutazione della sussidiarietà, che assicura “un’istruttoria rigorosa sulla rispondenza delle richieste alle specificità regionali”.

Le intese distinguono chiaramente tra materie riferibili ai Livelli Essenziali delle Prestazioni (Lep) e materie “non-Lep”, un nodo cruciale per garantire uniformità dei diritti su tutto il territorio nazionale.

Tra i contenuti qualificanti degli schemi approvati spiccano due ambiti strategici.

Protezione civile: viene riconosciuta la facoltà per il Presidente della Regione di adottare ordinanze in deroga alla disciplina statale per fronteggiare emergenze locali. Un potere che potrà essere esercitato previa autorizzazione del Governo o, in casi di estrema urgenza, con successiva approvazione del Consiglio dei ministri.

Salute: le Regioni potranno riallocare risorse derivanti da efficientamenti della spesa su altri ambiti sanitari regionali. Resta fermo, precisa la nota, l’obbligo di garantire l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) e il mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario.

Le intese hanno una durata di dieci anni, con verifica annuale del monitoraggio degli adempimenti e degli oneri finanziari. Un meccanismo che dovrebbe garantire il controllo costante sull’attuazione delle nuove competenze e sui relativi costi.

Gli schemi di intesa preliminare non sono ancora definitivi. Dovranno ora essere trasmessi alla Conferenza unificata per il parere e, successivamente, alle Camere per l’esame da parte degli organi parlamentari competenti. Un percorso che richiederà ancora tempo, ma che entra ora nel vivo.

Per ciascuna delle quattro Regioni sono stati approvati due distinti schemi di intesa:

– Il primo riguarda la materia “tutela della salute – coordinamento della finanza pubblica”

– Il secondo concerne le materie “protezione civile”, “professioni” e “previdenza complementare e integrativa”.

19 Febbraio 2026

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