Da oggi entrano in vigore le nuove tariffe nazionali per la specialistica ambulatoriale e l’assistenza protesica. È stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 218 del 19 settembre il decreto del Ministero della Salute, di concerto con il Mef, del 7 agosto 2026, che ridefinisce i valori massimi di riferimento per la remunerazione delle prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale.
Il provvedimento chiude, almeno sul piano regolatorio, una partita aperta dal contenzioso sul precedente tariffario del 25 novembre 2024. Quel decreto era stato impugnato da numerosi ricorrenti e il Tar Lazio ne aveva disposto l’annullamento con efficacia differita di 365 giorni a partire dal deposito delle prime sentenze, avvenuto il 22 settembre 2025. I Ministeri hanno impugnato le pronunce, con i relativi giudizi ancora pendenti al momento della predisposizione del nuovo decreto.
A sostenere l’aggiornamento tariffario anche nuove risorse. La legge di bilancio 2026 ha vincolato all’interno del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale 100 milioni di euro per il 2026 e 183 milioni annui a decorrere dal 2027, destinati proprio all’aggiornamento delle tariffe di specialistica e protesica.
Le nuove tariffe valgono per le prescrizioni da oggi
Il decreto stabilisce che le nuove disposizioni entrano in vigore il 21 settembre 2026 e precisa soprattutto che i nuovi valori si applicano alle prestazioni di specialistica ambulatoriale e di assistenza protesica prescritte a decorrere da questa data.
Le tariffe fissate dal decreto rappresentano il valore massimo nazionale a carico del Fondo sanitario e costituiscono anche il riferimento per la compensazione della mobilità sanitaria interregionale. Le Regioni possono comunque riconoscere valori superiori nei limiti e secondo le condizioni previste dalla normativa sull’equilibrio dei bilanci sanitari. Per alcune prestazioni, nell’ambito degli accordi sulla mobilità, è inoltre possibile prevedere una remunerazione aggiuntiva collegata all’impiego di specifici farmaci ad alto costo.
Prime visite: tariffa media portata a 26 euro
Uno degli interventi più significativi riguarda le prime visite specialistiche. Nella relazione metodologica il Ministero rileva come il costo del personale medico rappresenti la componente principale della prestazione e decide quindi di rivedere al rialzo le tariffe, portandole mediamente a 26 euro, anche con l’obiettivo dichiarato di mantenere livelli di offerta adeguati e contenere i tempi di attesa.
Nel dettaglio, la prima visita neurologica viene valorizzata a 26 euro, quella cardiologica comprensiva di Ecg a 38 euro, la dermatologica/allergologica e l’odontostomatologica a 26,40 euro, l’otorinolaringoiatrica a 27,20 euro e l’oculistica a 26,80 euro.
Diagnostica, gli aumenti dove i costi superano i ricavi
La revisione interviene poi su diversi comparti della diagnostica. L’analisi ministeriale ha evidenziato la necessità di incrementare, con percentuali differenziate, le tariffe relative a diagnostica vascolare, medicina nucleare, ecocolordoppler, elettromiografia, endoscopia, altra diagnostica strumentale e biopsie. Particolare attenzione viene riservata all’endoscopia, per la quale il problema della remunerazione era già emerso durante la predisposizione del tariffario del 2024.
Il quadro dei costi mostra gli scostamenti più marcati per la diagnostica vascolare, dove il rapporto tra costi rilevati e ricavi teorici arriva al 153,4%, per le biopsie al 116,8%, per elettromiografia ed endoscopia al 113,2% e per l’ecocolordoppler al 105,4%.
Diversa la situazione per radiologia tradizionale, Tac, ecografia e risonanza magnetica, dove il rapporto fra costi e ricavi si colloca più vicino all’equilibrio.
Laboratori: +50 centesimi per il prelievo di sangue
Sul laboratorio il Ministero rileva invece una sostanziale corrispondenza tra costi e tariffe vigenti, con un rapporto complessivo costi/ricavi del 99,7%. L’intervento specifico riguarda il prelievo di sangue venoso, per il quale viene riconosciuto un incremento di 50 centesimi.
La scelta viene motivata con la necessità di sostenere i punti prelievo territoriali “spoke”, sui quali non possono essere applicate le stesse economie di scala dei grandi laboratori hub e che devono continuare a garantire un servizio capillare anche nelle aree meno densamente popolate. dm tariffe gu.pdf
Dialisi, aumento medio del 3,6%. Per la peritoneale +15%
Ritocco importante anche per la dialisi. Dal confronto tra costi sostenuti e ricavi teorici il Ministero ha individuato la necessità di un’integrazione tariffaria media del 3,6%.
Per la dialisi peritoneale l’intervento è ancora più netto: il decreto prevede per le prestazioni interessate un incremento del 15%, scelta motivata dai benefici clinici e organizzativi della metodica domiciliare e dal suo costo tariffario significativamente inferiore rispetto alla dialisi extracorporea.
Anche la riabilitazione viene interessata dalla revisione: l’analisi ministeriale registra un rapporto costi/ricavi del 109%, sottolineando il peso crescente del costo del personale nelle attività ad alta intensità professionale, come fisioterapia, logopedia e terapia occupazionale.
Protesica, revisione dei dispositivi su misura. Ausili ottici +44%
Il decreto aggiorna anche le tariffe massime dell’assistenza protesica su misura prevista dal nomenclatore Lea. Le Regioni potranno anche in questo caso fissare valori superiori, nel rispetto delle condizioni finanziarie previste dalla legge.
L’istruttoria ha coinvolto le principali associazioni del settore e ha preso in considerazione l’aumento dei costi dei materiali e della componentistica, la maggiore complessità delle lavorazioni, il costo della manodopera qualificata e gli oneri collegati alle nuove normative e certificazioni.
Un intervento specifico riguarda gli ausili ottici: per 98 codici, rimasti esclusi dagli incrementi del decreto del novembre 2024, la nuova metodologia prevede un aumento del 44% rispetto ai precedenti valori, motivato dall’incremento dei costi dei materiali.
Una nuova rilevazione dei costi dopo le contestazioni al vecchio tariffario
Alla base del nuovo decreto c’è una rilevazione dei costi avviata dal Ministero il 27 gennaio scorso e aperta a strutture pubbliche e private accreditate. Sono state acquisite schede relative a 122 strutture, 63 private accreditate e 59 pubbliche, cui si sono aggiunte altre 32 strutture che hanno fornito dati indicativi. La rilevazione ha coinvolto realtà di 15 Regioni e oltre 100 operatori privati accreditati.
Dopo i controlli sulla qualità e coerenza delle informazioni trasmesse, 63 strutture sono risultate idonee alle elaborazioni finali. La metodologia ha inoltre previsto di non modificare le tariffe quando lo scostamento tra costi e ricavi teorici risultava compreso entro una soglia del ±3%, considerata compatibile con la normale variabilità dei dati.
Il risultato è dunque un tariffario che, rispetto a quello del 2024, interviene in maniera selettiva sulle prestazioni per le quali l’istruttoria ha evidenziato uno squilibrio tra costi di produzione e remunerazione, mantenendo invece invariati i valori laddove i dati hanno mostrato una sostanziale congruità.