Intramoenia, basta ambiguità: pubblico o privato, ma con la giusta valorizzazione

Intramoenia, basta ambiguità: pubblico o privato, ma con la giusta valorizzazione

Intramoenia, basta ambiguità: pubblico o privato, ma con la giusta valorizzazione

Gentile Direttore, il dibattito che si trascina da anni sull’intramoenia sembra ormai incagliato in una sterile contrapposizione ideologica che manca completamente il bersaglio grosso: la necessità di una riforma strutturale che definisca, una volta per tutte, l’identità del medico nel terzo millennio...

Gentile Direttore,
il dibattito che si trascina da anni sull’intramoenia sembra ormai incagliato in una sterile contrapposizione ideologica che manca completamente il bersaglio grosso: la necessità di una riforma strutturale che definisca, una volta per tutte, l’identità del medico nel terzo millennio. Non si tratta semplicemente di difendere un istituto contrattuale o di attaccare un presunto privilegio, quanto di riconoscere che l’attuale commistione tra pubblico e privato è un modello ibrido che ha generato un’ambiguità nefasta, dannosa tanto per l’efficienza delle aziende sanitarie quanto per la serenità del corpo medico.

È giunto il momento di pretendere una scelta di campo netta, trasparente e, soprattutto, valorizzata. Il medico deve essere messo nelle condizioni di decidere se esercitare la propria professione nel libero mercato o se dedicarsi integralmente alla missione del Servizio Sanitario Nazionale, ma questa scelta non può e non deve avvenire nel vuoto pneumatico delle attuali retribuzioni o della scarsa valorizzazione professionale.

Se vogliamo davvero salvare la sanità pubblica, dobbiamo smetterla di considerare chi sceglie l’esclusività come un ingranaggio burocratico della macchina statale e iniziare a trattarlo come la risorsa strategica che effettivamente è. La scelta del “solo pubblico” deve diventare un’opzione di prestigio, un percorso d’onore che porti con sé non solo un adeguamento economico radicale — tale da rendere la libera professione una scelta di vocazione e non una necessità per garantire il decoro della propria famiglia — ma anche e soprattutto una priorità assoluta nella scala gerarchica e gestionale.

È inaccettabile che non vi sia una distinzione netta nel conferimento degli incarichi di struttura complessa e dei ruoli di direzione apicale: la guida degli ospedali e dei dipartimenti deve essere affidata a chi sposa in toto la causa pubblica, investendo ogni ora della propria attività clinica e di ricerca nel potenziamento del sistema dello Stato. Solo incentivando pesantemente chi rinuncia alla clientela privata, attraverso scatti di carriera certi, autonomia decisionale e una posizione di preminenza organizzativa, potremo invertire la rotta della fuga verso il privato.

L’intramoenia è diventata troppo spesso un alibi per le amministrazioni, un modo per trattenere i talenti senza pagarli adeguatamente, scaricando sui cittadini l’onere di stipendi che dovrebbero essere garantiti dalla fiscalità generale. Separare le carriere e rendere il settore pubblico estremamente attrattivo non è un favore ai medici, ma l’unico modo per garantire l’universalità delle cure: un medico pubblico soddisfatto, ben pagato e gratificato da incarichi di rilievo è la migliore garanzia per la salute dei cittadini.

Se continueremo a mantenere questa zona grigia di commistione indistinta, senza premiare il merito di chi decide di restare “dentro” al cento per cento, assisteremo impotenti allo svuotamento progressivo dei nostri ospedali, ridotti a semplici contenitori di prestazioni sviliti nella loro dignità di templi della salute pubblica.

Dr. Manuel Monti
Direttore Dipartimento Emergenza Accettazione Usl Umbria 1
Direttore UOC Pronto Soccorso P.O. Gubbio-Gualdo Tadino
Vicepresidente Nazionale SIMEDET

27 Febbraio 2026

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