Gentile Direttore,
in riferimento al Dataroom pubblicato sul Corriere della Sera il 23 febbraio 2026, dal titolo “Big Pharma e farmacie. Il regalo a spese di tutti”, e al dibattito che ne è seguito, ritengo opportuno formulare alcune osservazioni di carattere tecnico-metodologico.
Il tema dell’andamento della spesa farmaceutica è complesso, tecnicamente delicato e di evidente interesse pubblico. In qualità di studiosa di politiche sanitarie e farmaceutiche, con esperienza sia nell’ambito della dispensazione ospedaliera e della distribuzione diretta sia in quello territoriale attraverso le farmacie, ritengo doveroso intervenire quando il dibattito pubblico tocca questioni che incidono sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e, soprattutto, sulla qualità delle informazioni offerte ai cittadini. Comprendo l’esigenza giornalistica di rendere accessibili temi complessi attraverso sintesi e semplificazioni; tuttavia, semplificare non può significare alterare i presupposti metodologici o attribuire causalità non dimostrate. In materia di salute pubblica, il rigore analitico non è un esercizio accademico, ma una responsabilità etica: affermazioni imprecise o costruite su confronti non omogenei possono generare percezioni distorte e influenzare negativamente decisioni che hanno effetti concreti sulla vita delle persone. Per questa ragione, alcune conclusioni riportate nell’articolo meritano, a mio avviso, un approfondimento metodologico puntuale.
- Sull’incremento stimato di 270 milioni annui
Nel Dataroom si attribuisce l’incremento della spesa farmaceutica convenzionata nel periodo gennaio–settembre 2025 (+3,2%) alla nuova remunerazione delle farmacie, prospettando un impatto di circa 270 milioni di euro su base annua.
Il valore di 270 milioni rappresenta una stima di maggiore spesa convenzionata ricondotta alla riforma. Esso non deriva da una semplice annualizzazione dei 194 milioni di incremento registrati nel periodo gennaio–settembre 2025, ma dalla valorizzazione di tale incremento e dall’aggiunta di ulteriori componenti stimate, tra cui voci riferite al mancato payback e ai margini della distribuzione intermedia, alcune delle quali sono proiettate su base annua.
Proprio perché la cifra complessiva risulta costruita per aggregazione di più elementi, talvolta riferiti a periodi differenti o fondati su ipotesi specifiche, è opportuno distinguere con chiarezza tra:
• il dato osservato (l’incremento registrato nel periodo considerato);
• le componenti aggiuntive stimate;
• l’attribuzione causale di tali variazioni alla nuova remunerazione.
La trasparenza sulle modalità di calcolo adottate per ciascuna componente costituisce un presupposto essenziale per una corretta interpretazione del dato complessivo.
1.1 Il profilo temporale del confronto
La nuova remunerazione è entrata in vigore il 1° marzo 2024 (Legge 213/2023).
Il confronto gennaio–settembre 2025 vs gennaio–settembre 2024 avviene pertanto tra due periodi in larga parte già assoggettati al medesimo regime regolatorio.
Nel periodo gennaio–settembre 2024:
• 2 mesi risultano a vecchia remunerazione;
• 7 mesi a nuova remunerazione.
Ne consegue che solo una quota limitata della variazione può essere ricondotta a una differenza effettiva di regime tra i due periodi. L’attribuzione integrale dell’incremento alla nuova remunerazione presuppone quindi una separazione temporale che nei dati non risulta pienamente sussistente.
1.2 La funzione economica della spesa
La spesa farmaceutica pubblica può essere espressa in modo sintetico:
Spesa = Prezzo netto SSN × Volumi
Il prezzo netto SSN – ossia il costo effettivamente sostenuto dal Servizio sanitario nazionale per ciascuna confezione – non coincide con il prezzo di listino, ma è il risultato di più componenti:
• prezzo ex factory (prezzo di cessione dell’industria al SSN);
• remunerazione della distribuzione;
• sconti obbligatori previsti per legge;
• payback, ossia meccanismi di compensazione in caso di superamento dei tetti di spesa;
• eventuali sconti negoziali aggiuntivi concordati con AIFA. La nuova remunerazione incide su una sola di queste componenti.
Questo implica che attribuire l’intera variazione di spesa alla remunerazione presuppone che tutte le altre determinanti – composizione dei farmaci utilizzati, dinamica dei consumi, incidenza effettiva degli sconti, spostamenti tra canali distributivi – siano rimaste invariate, ipotesi che richiede una verifica analitica puntuale.
Va inoltre considerato che l’impatto economico della riforma non è uniforme né per tipologia di farmaco né per territorio. L’effetto sul prezzo netto SSN varia in funzione del valore unitario del singolo farmaco, della quota fissa introdotta dalla nuova remunerazione e della precedente modalità di distribuzione. Analogamente, l’impatto complessivo dipende dal mix regionale tra distribuzione diretta, distribuzione per conto e convenzionata, nonché dalle specifiche condizioni contrattuali applicate a livello locale.
In alcuni casi l’effetto può risultare incrementale, in altri neutro o riduttivo, in funzione del farmaco e del contesto regionale. L’eventuale variazione deve essere interpretata nel quadro complessivo dell’organizzazione dell’erogazione e non esclusivamente come variazione contabile isolata.
1.3 La proiezione dei 270 milioni
Il valore complessivo di 270 milioni presuppone l’adozione di specifiche ipotesi di proiezione e l’aggregazione di diverse componenti di spesa, alcune delle quali riferite a periodi differenti o fondate su stime relative a singoli segmenti della filiera.
Proprio perché la cifra è il risultato di una costruzione composita, appare necessario esplicitare con chiarezza i criteri utilizzati per la valorizzazione di ciascuna componente e le modalità di estensione su base annua. La trasparenza metodologica è essenziale per distinguere tra dato osservato, stima proiettata e attribuzione causale.
- Il caso delle gliflozine
Il Dataroom richiama le gliflozine come esempio emblematico dell’aumento di spesa conseguente al cambio di canale distributivo.
La documentazione tecnica presentata da AIFA al Tavolo di monitoraggio (febbraio 2025) consente di precisare il metodo utilizzato per valutare l’impatto della riclassificazione. Il confronto tra situazione ante e post trasferimento viene costruito mantenendo costanti i volumi effettivamente dispensati nel periodo e applicando a tali volumi le diverse strutture di prezzo dei due sistemi. In questo modo si isola l’effetto prezzo (o effetto canale) dall’effetto volume.
Nel trimestre settembre–novembre 2025, tale confronto evidenzia una variazione negativa pari a 9,2 milioni di euro rispetto allo scenario ante riclassificazione. L’incremento registrato rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente risulta invece associato a una crescita significativa dei consumi.
In altri termini, se si confrontano gli stessi volumi con due diverse modalità di remunerazione, il risultato dipende dalla struttura dei prezzi applicata, non dalla quantità di farmaci utilizzati. La dinamica complessiva di spesa è dunque fortemente influenzata dall’andamento dei consumi.
Il punto metodologico è che l’esito dell’analisi dipende dalla corretta costruzione del cosiddetto controfattuale, ossia dalla stima di quanto si sarebbe speso nello stesso periodo se il sistema precedente fosse rimasto in vigore. Senza questa distinzione, l’attribuzione causale rischia di risultare semplificata.
Un ulteriore profilo riguarda il tema del payback. L’eventuale mancato pagamento del payback da parte dell’industria deve essere valutato tenendo conto dell’intera struttura negoziale del prezzo, inclusi gli extra-sconti concordati con AIFA. In assenza di una esplicitazione completa delle condizioni effettivamente applicate ai diversi prodotti, il riferimento alla sola componente payback non consente di ricostruire in modo esaustivo l’impatto sul prezzo netto SSN.
Inoltre, l’estensione dei risultati osservati per un singolo prodotto all’intero volume di confezioni richiede cautela, poiché l’incidenza degli sconti e delle condizioni negoziali può variare tra molecole e formulazioni diverse.
- Variabilità regionale e mix distributivo
L’Audizione AIFA del 1° marzo 2022 evidenzia:
• una marcata eterogeneità regionale nel mix tra distribuzione diretta (farmaco dispensato direttamente dalle strutture del Servizio sanitario) e distribuzione per conto – DPC (farmaco acquistato dal Servizio sanitario ma dispensato attraverso le farmacie territoriali);
• una significativa variabilità nei costi del servizio DPC (Nord 3,51 €/pro capite; Centro 8,86 €; Sud 6,76
€);
• oltre il 90% delle confezioni in distribuzione diretta destinate a pazienti cronici;
• circa 1,7 miliardi di spesa DD classe A potenzialmente trasferibile, ma solo previa valutazione di appropriatezza e sostenibilità.
In presenza di una variabilità strutturale di tale entità, l’utilizzo di grandezze aggregate nazionali può generare sovra- o sottostime dell’effetto imputabile a singole variabili regolatorie.
- Costi organizzativi e natura della spesa
Il Resoconto della Commissione XII (10 maggio 2022) richiama la distinzione tra:
• costi variabili (legati all’acquisto del farmaco);
• costi fissi organizzativi (personale, gestione del magazzino, oneri amministrativi).
Il documento di valorizzazione DPC indica che i costi fissi della distribuzione diretta rappresentano mediamente circa il 6–7% del costo complessivo dell’assistenza farmaceutica.
Ne deriva che non tutta la spesa associata alla distribuzione diretta è variabile o automaticamente eliminabile in caso di cambio di canale; una valutazione comparativa deve includere anche la componente organizzativa.
- Accessibilità, aderenza e sostenibilità
Introduco questo elemento per completezza del quadro interpretativo, pur consapevole che non incide direttamente sui calcoli numerici fin qui esaminati. La valutazione dell’impatto di una riforma dei canali distributivi non si esaurisce infatti nella sola variazione contabile di spesa, ma si inserisce in una più ampia riflessione sull’organizzazione dell’erogazione e sulla continuità assistenziale. La letteratura internazionale evidenzia un’associazione tra accessibilità alle cure, aderenza terapeutica e riduzione delle ospedalizzazioni evitabili. È opportuno precisare che non è possibile, in assenza di uno studio empirico specifico sul contesto italiano post-riforma, stabilire un nesso causale diretto tra modifica del canale distributivo e variazione dell’aderenza. Tuttavia, la dimensione dell’accessibilità rappresenta una variabile sistemica che può incidere sugli esiti clinici e, nel medio periodo, sulla sostenibilità complessiva.
Conclusioni
La questione non è negare l’esistenza di una variazione di spesa, ma comprenderne correttamente le determinanti.
Alla luce della documentazione tecnica disponibile:
• il confronto temporale non avviene tra due regimi integralmente distinti;
• la funzione di spesa richiede una scomposizione tra prezzo netto e volumi;
• il caso gliflozine evidenzia la centralità del controfattuale;
• esiste significativa eterogeneità regionale;
• i costi organizzativi non sono trascurabili;
• l’accessibilità e l’aderenza rappresentano variabili sistemiche.
Si ritiene pertanto metodologicamente opportuno che ogni valutazione pubblica sull’andamento della spesa farmaceutica renda esplicite le ipotesi adottate e le modalità di calcolo utilizzate, così da garantire ai cittadini un’informazione corretta e verificabile.
In un ambito come quello della salute pubblica, la semplificazione è necessaria per comunicare, ma non può tradursi in una ricostruzione parziale dei presupposti analitici. Il rigore metodologico rappresenta una forma di tutela dell’interesse pubblico.
Prof.ssa Erika Mallarini
SDA Bocconi School of Management