I medici ex Specializzandi vincono ancora nei Tribunali ma lo Stato non paga, Consulcesi in campo per sbloccare i rimborsi

I medici ex Specializzandi vincono ancora nei Tribunali ma lo Stato non paga, Consulcesi in campo per sbloccare i rimborsi

I medici ex Specializzandi vincono ancora nei Tribunali ma lo Stato non paga, Consulcesi in campo per sbloccare i rimborsi

Continuano ad accumularsi sentenze favorevoli ai medici ex specializzandi, ma l’esecuzione resta lenta. Arriva una nuova pronuncia della Corte d’Appello di Roma che condanna la Presidenza del Consiglio a risarcire 148 medici per oltre 3 milioni di euro. Consulcesi pronta ad intensificare le azioni davanti al TAR per garantire tempi certi nei rimborsi.

I medici ex specializzandi continuano a vincere nei Tribunali, ma i rimborsi riconosciuti dalle sentenze restano bloccati o fortemente rallentati. I tempi del Dipartimento Affari Giuridici e Legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri sono infatti lunghissimi.

È quanto emerge dalle più recenti decisioni giudiziarie sul contenzioso relativo alla mancata remunerazione degli anni di formazione specialistica, che torna a riaccendere il tema dei tempi di esecuzione delle sentenze da parte dello Stato con migliaia di camici bianchi bloccati nel limbo dei rimborsi.

L’ultima pronuncia arriva dalla Corte di Appello di Roma (n. 7937/2025) che, in sede di rinvio dalla Cassazione, ha accolto le domande di 148 medici tutelati da Consulcesi, condannando la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento di oltre 3,4 milioni di euro. Una decisione che si inserisce in un orientamento giurisprudenziale favorevole ai professionisti che si sono specializzati a cavallo tra gli anni 80 e 90 senza ricevere un’adeguata remunerazione in violazione delle specifiche direttive UE (75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE).

Negli ultimi vent’anni, attraverso azioni collettive promosse su scala nazionale, migliaia di professionisti sanitari hanno ottenuto il riconoscimento del diritto a un’equa remunerazione per gli anni di specializzazione. Secondo i dati del network legale Consulcesi, che ha patrocinato la stragrande maggioranza dei ricorsi, le somme complessivamente riconosciute superano i 600 milioni di euro.

Il quadro giuridico è stato chiarito anche a livello europeo. Con la sentenza del 3 marzo 2022 (C-590/20), la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che l’Italia avrebbe dovuto garantire un’adeguata retribuzione ai medici in formazione già a partire dal 1° gennaio 1983. Un orientamento recepito dal legislatore con l’articolo 3 della Legge di Delegazione Europea 2024, che ha previsto l’istituzione di un tavolo tecnico interministeriale per valutarne gli effetti.

Se il diritto degli ex specializzandi appare oggi pacifico, resta però aperta la questione dell’esecuzione delle sentenze. In numerosi casi, infatti, alla pronuncia favorevole non segue il tempestivo pagamento delle somme dovute, nonostante i titoli giudiziali siano pienamente esecutivi.

Secondo Consulcesi, storico punto di riferimento legale nel settore healthcare, il baricentro del contenzioso si è ormai spostato dal riconoscimento del diritto alla necessità di garantire tempi certi nei rimborsi.
«Oggi non si discute più del diritto degli ex specializzandi – spiegano dal network legale –. Il tema è fare in modo che alle sentenze seguano i pagamenti. In caso contrario, il rischio è che una vittoria in tribunale si trasformi in un’attesa indefinita».

Per superare queste criticità, Consulcesi ha avviato e intensificato il ricorso agli strumenti previsti dall’ordinamento per l’esecuzione dei giudicati, a partire dal giudizio di ottemperanza davanti al TAR, che consente di imporre all’amministrazione termini certi di pagamento e, nei casi di ulteriore inerzia, la nomina di un commissario ad acta.

La vicenda risale agli inizi degli anni Ottanta, con l’adozione delle direttive europee 75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE, che imponevano agli Stati membri di garantire un adeguato compenso ai medici durante gli anni di formazione specialistica. Nonostante l’obbligo fosse operativo dall’inizio del 1983, lo Stato italiano non corrispose le borse di studio ai medici immatricolati tra il 1983 e il 1993.

Successivamente si è aperto un secondo fronte di contenzioso per i medici iscritti alle scuole di specializzazione tra il 1994 e il 2006: in questi casi le borse venivano erogate, ma senza il riconoscimento della rivalutazione periodica, delle coperture previdenziali e assicurative e delle differenze contributive. Il mancato adempimento ha dato origine a un vasto contenzioso davanti ai tribunali di tutta Italia, promosso da medici che si sono ritenuti ingiustamente discriminati. Una sentenza della Corte di Cassazione (n. 17434 del 2 settembre 2015) ha inoltre ampliato il perimetro dei potenziali ricorrenti, chiarendo che il diritto al rimborso spetta anche a coloro che hanno completato la specializzazione dopo il 1° gennaio 1983, indipendentemente dalla data di inizio del corso post-laurea.

23 Febbraio 2026

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