La sanità marchigiana e le criticità nell’utilizzo dei fondi del Pnrr

La sanità marchigiana e le criticità nell’utilizzo dei fondi del Pnrr

La sanità marchigiana e le criticità nell’utilizzo dei fondi del Pnrr

Gentile Direttore, la Regione Marche ha bloccato un software ospedaliero rivelando una gestione fallimentare della sanità regionale. I fondi PNRR sono stati utilizzati con logiche elettorali anziché sanitarie, creando squilibri territoriali inaccettabili e sprechi di risorse pubbliche.

Partiamo da una notizia pubblicata ieri dall’Ansa: “la Regione Marche ha bloccato l’installazione di un software ospedaliero e diagnostico, una sorta di cartella clinica elettronica, in altri ospedali del territorio.” Proseguiamo la lettura: “La decisione arriva dopo i problemi riscontrati sin dall’avvio della sperimentazione, nell’estate del 2025, negli ospedali di Fano (Pesaro Urbino), Ascoli, Senigallia (Ancona), Fermo e al Salesi di Ancona.”.

A una prima lettura sembrerebbe una vicenda locale che seppure importante va considerata circoscritta, ma a una lettura più attenta risulta un effetto particolarmente evidente di un sistema sanitario regionale andato tutto in tilt e non solo nella sperimentazione di una cartella clinica informatizzata. Su quest’ultima vicenda qualche informazione in più viene da quanto dichiarato ai giornali dalla Società che ha fornito il software incriminato, che parla di tempi troppo stretti e di problemi preesistenti oltre che del rischio di perdere i fondi del PNRR.  Quello che è comunque chiaro è che un progetto fondamentale come quello della cartella clinica elettronica è stato gestito dalla Regione Marche malissimo, come del resto tutte le progettualità relative alla digitalizzazione della sanità regionale, a partire da quella relativa al Fascicolo Sanitario Elettronico, strumento che è stato utilizzato dal 3% dei cittadini marchigiani nel periodo luglio-settembre 2025, dato che colloca le Marche all’ultimo posto in Italia assieme a qualche altra Regione.

La interpretazione di questi ritardi e insuccessi rimanda alla debolezza e inadeguatezza del governo politico e tecnico della sanità delle Marche, che l’utilizzo dei finanziamenti del PNRR sta contribuendo a far venire alla luce. Si prenda il caso dei fondi del PNRR destinati all’adeguamento sismico degli ospedali che è stato destinato assieme ai fondi del Piano Nazionale Complementare e ad altri Fondi europei alla realizzazione di alcune palazzine col Dipartimento di Emergenza e Accettazione. Da una parte questa scelta non è stata coerente coi bisogni di adeguamento sismico degli ospedali censiti in una prima fase e dall’altra queste palazzine sono state  collocate strategicamente nel territorio regionale per finalità di consenso elettorale senza dietro un progetto di ridefinizione della rete ospedaliera ai sensi sia del DM 70 del 2015 che del DL  34/2020, finalizzato a un adeguamento strutturale della rete ospedaliera nella parte relativa ai posti letto di terapia intensiva e semi-intensiva. Come pure i fondi europei hanno finanziato l’adeguamento di un ospedale di base di area disagiata per la realizzazione di un comparto chirurgico contro le indicazioni del DM 70. Area disagiata sì, ma ancor più elettoralmente interessante visto che è quella dell’Assessore ai Lavori Pubblici della Regione Marche cui si deve una programmazione di edilizia ospedaliera priva di un “piano regolatore alle spalle”.

Ma anche i fondi del PNRR destinati alle Case della Comunità e agli Ospedali di Comunità sono stati utilizzati con la stessa logica: una programmazione territorialmente squilibrata in cui le scelte sono state tutte basate su una logica politica anziché tecnica. Si è arrivati così a immaginare (leggere qui) dopo un lungo percorso una rete di Case della comunità in cui permangono squilibri eccessivi e non giustificabili, dato che in un distretto sanitario le Case della Comunità previste devono servire una popolazione media di 62.217 abitanti  (45% in più della media) mentre in un altro la popolazione di riferimento per ogni CdC è di  29.270 abitanti (32% in meno). Non è andata meglio con gli Ospedali di Comunità nella cui programmazione finale (leggere qui) si registrano differenze enormi fra un territorio e l’altro. Per esempio, in una Azienda sanitaria (AST) sono previsti 37 posti letto pari a 18 posti letto (PL) per 100.000 abitanti mentre in un’altra AST sono previsti 170 posti letto pari a 58,3 pl per 100.000 abitanti, più del triplo.  Se poi si scende al livello di ogni singolo distretto sanitario, che è il livello di riferimento per gli ospedali di comunità le differenze divengono ancora più importanti con un distretto cui vengono assegnati solo 15,5 posti letto per 100.000 abitanti (meno dello standard nazionale) mentre ad un altro ne vengono assegnati 93,3 posti letto per 100.000 abitanti.

Il bagno di risorse in cui le Regioni sono state chiamate a nuotare è stato forse per le Marche troppo ricco per la capacità di usarle in modo equo ed efficiente di chi ha governato e gestito il loro utilizzo.

27 Febbraio 2026

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