L’‘Agenda Sanità’ in sintesi

Ecco i punti principali del documento in difesa del Ssr siglato dalla Regione Emilia-Romagna e le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil.

Sostenibilità economica come pilastro e nasce il board dei Direttori generali
Aumentare l’efficacia delle politiche sanitarie e migliorare l’efficienza delle risorse investite: è il doppio obiettivo strategico dell’approccio condiviso nel documento. Viene prevista, dunque, una valutazione sistematica di ‘costo-efficacia’ e ‘costo-beneficio’ di tutte le scelte organizzative, tecnologiche e cliniche in modo da orientare gli investimenti verso interventi che producano un reale valore pubblico. In questa ottica, la sostenibilità economica sarà un pilastro fondamentale della programmazione sanitaria, non solo per l’equilibrio finanziario, ma anche per assicurare continuità, qualità e universalità dei servizi.
Inoltre, è prevista l’introduzione di un Board dei direttori generali delle Aziende sanitarie, che avrà la funzione di accompagnare e rafforzare il rapporto tra l’assessorato, la struttura tecnica e le direzioni generali stesse, che avranno la possibilità di contribuire alla definizione delle priorità attivando – quando necessario e senza costi aggiuntivi – delle strutture operative agili e temporanee su specifici temi.

 La valorizzazione delle risorse umane e delle competenze
Di fronte alla crisi occupazionale delle professioni sanitarie, comune a tutto il Paese, le parti concordano su un approccio a più soluzioni: piani di assunzione mirati ai nuovi bisogni di salute, un miglioramento delle condizioni contrattuali e di lavoro, formazione continua e percorsi di carriera strutturati e un maggior protagonismo delle professioni sanitarie nei processi decisionali. Inoltre, la Regione porterà il tema anche in ambito della Conferenza delle Regioni in vista di un confronto con il Governo.

L’Accordo integrativo regionale con i Medici di medicina generale
La sua piena attuazione assume valore strategico e diventa lo strumento centrale per l’organizzazione e l’erogazione dei servizi di assistenza primaria, garantendo prossimità, continuità assistenziale e integrazione professionale. L’introduzione delle Aft (Aggregazione funzionali territoriali) rappresenta un cambiamento epocale, garantendo un’estensione dell’offerta ambulatoriale in forma organizzata fino a 12 ore al giorno e prevedendo misure di tutela e sostegno al lavoro dei medici di medicina generale con una particolare attenzione alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

L’appropriatezza prescrittiva
È un tema prioritario: con la sua introduzione, unita a protocolli che ne definiscano i perimetri, si intende governare l’accesso alle prestazioni in modo efficiente, prevenendo il ricorso appropriato alle prestazioni specialistiche. Inoltre, il medesimo principio deve governare anche l’accesso alla specialistica ambulatoriale tramite una revisione e l’ottimizzazione dei percorsi clinico-organizzativi. Un approccio che ha l’obiettivo di migliorare i tempi di attesa e una gestione più efficace degli accessi.

Il rafforzamento della medicina di territorio: Case della Comunità, Pua e Aft
Per affrontare le sfide legate alla crescita delle cronicità e ai nuovi bisogni di salute, il modello di riferimento sarà una sempre più strutturata integrazione tra ospedale e territorio. E pilastro fondamentale di questa strategia sono le Case della Comunità, alle quali è attribuito un ruolo centrale nella pianificazione della sanità territoriale, ancora di più dopo la firma dell’Accordo integrativo regionale e l’introduzione delle Aft. Nelle Case della Comunità, inoltre, saranno collocati prioritariamente i Punti unici di accesso (Pua), vere e proprie porte di ingresso ai servizi sanitari, sociosanitari e sociali, con l’obiettivo di garantire un accesso semplice, equo e uniforme su tutto il territorio regionale, superando frammentazione e percorsi disomogenei.

Il riordino della rete ospedaliera
È condivisa la necessità di una revisione che si fondi su un’analisi del fabbisogno sanitario e sociosanitario della popolazione a livello distrettuale attraverso i profili di popolazione, i determinanti di salute e la stratificazione per profili di rischio. Un’analisi basata su due assi di intervento: ‘orizzontale’, che prevede un’assistenza specialistica per problematiche complesse, e ‘verticale’, che vuole garantire l’accesso in ospedale solo quando necessario, assicurando l’attività dei professionisti sul territorio e a domicilio dalla presa in carico fino al post dimissione.

Le politiche di prevenzione
Sono più efficaci se rese strutturali e con il necessario supporto economico: ecco perché saranno sostenute con un’alleanza tra il mondo sanitario, il sociale, il terzo settore e le istituzioni territoriali a partire dai comuni. Tra le azioni prioritarie figurano iniziative dedicate all’infanzia e ai primi mille giorni di vita, lo sviluppo della promozione della salute nelle case della comunità il rafforzamento dei programmi di screening.

L’impegno per il benessere e la salute mentale
La salute mentale viene riconosciuta come una priorità di intervento per il Sistema sanitario regionale: di fronte a dati che mostrano un netto aumento dei casi e della varietà dei disturbi, con una particolare attenzione alle fasce adolescenziali e giovanili, andranno definiti interventi strutturali e culturali che promuovano modelli di assistenza a forte impronta comunitaria e di integrazione sociosanitaria. Dopo lo stanziamento di 40 milioni di euro definito nel 2025, si vogliono potenziare i Dipartimenti di Salute mentale e Dipendenze patologiche attraverso il rafforzamento dei servizi ambulatoriali, residenziali e ospedalieri, la valorizzazione dello psicologo di comunità e il consolidamento delle reti tra Ausl e servizi sociali.

L’accreditamento dei servizi sociosanitari
Sviluppo e rafforzamento delle cure a domicilio, sostegno alla telemedicina e aggiornamento del sistema di remunerazione dei servizi accreditati da definire entro luglio 2026. Sono i punti principali emersi condivisi da Regione e Cgil, Cisl e Uil in ambito sociosanitario.
Le parti hanno, infatti, condiviso la necessità di superare la situazione di stallo che si era creata l’anno scorso, scegliendo la strada di una governance regionale mirata ad aggiornare e qualificare il sistema in maniera rispondente alle esigenze in tema di non autosufficienza e disabilità. Di fronte a numeri in netto aumento, dunque, si aprirà un tavolo di confronto con l’obiettivo di promuovere all’interno del sistema di accreditamento da un lato le migliori condizioni di lavoro possibile per gli operatori, dall’altro di incrementare la qualità dell’offerta, garantendo un’assistenza infermieristica 24 ore su 24. Previsti investimenti in formazione e un tavolo dedicato esclusivamente a individuare strategie per sostenere l’accesso e la permanenza nei servizi del personale formato, anche attraverso lo sviluppo della contrattazione di secondo livello.

 Il confronto sul nuovo sistema di accreditamento partirà entro il primo semestre 2027, in modo che entri in vigore non oltre l’inizio dell’anno successivo.

11 Marzo 2026

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