Tubercolosi. Nel 2024 notificati 3.150 casi, in aumento dell’8,9% ma Italia resta un Paese a bassa endemia

Tubercolosi. Nel 2024 notificati 3.150 casi, in aumento dell’8,9% ma Italia resta un Paese a bassa endemia

Tubercolosi. Nel 2024 notificati 3.150 casi, in aumento dell’8,9% ma Italia resta un Paese a bassa endemia

Crescono i casi dopo il minimo pandemico, con prevalenza polmonare e forte incidenza tra i nati all’estero. Differenze per età e genere confermano gruppi a rischio. Necessario rafforzare prevenzione e sorveglianza in linea con la strategia Oms  “End TB”. Il rapporto epidemiologico “Sorveglianza della tubercolosi in Italia - 2024” del ministero della Salute

Sono stati 3.150 i casi di tubercolosi notificati in Italia nel 2024 con un incremento dell’8,9% rispetto all’anno precedente e un tasso di notifica pari a 5,3 casi per 100mila abitanti.

È quanto emerge dal Rapporto epidemiologico “Sorveglianza della tubercolosi in Italia – anno 2024” del Ministero della Salute, basato sui dati del sistema nazionale Premal e sulle informazioni dell’Istituto Superiore di Sanità relative alle resistenze ai farmaci.

L’Italia si conferma un Paese a bassa endemia secondo la definizione dell’Oms (meno di 10 casi per 100mila abitanti all’anno), tuttavia, il quadro epidemiologico evidenzia un’inversione di tendenza dopo il minimo storico registrato nel 2020 (3,8 per 100mila): dal 1995 al 2024 il tasso di notifica è diminuito progressivamente da 9,2 a 5,3 casi per 100mila abitanti, ma a partire dal 2021 si è osservato un complessivo incremento dei casi segnalati, pur senza il ritorno ai livelli precedenti al 2019.

Alla luce del quadro delineato, il Rapporto sottolinea la necessità di consolidare e potenziare le attività di prevenzione, diagnosi, cura e sorveglianza, con particolare attenzione ai gruppi più vulnerabili. Un impegno ritenuto essenziale per il raggiungimento degli obiettivi della strategia globale “End TB” dell’Oms, che prevede per i Paesi a bassa endemia il passaggio alla fase di pre-eliminazione entro il 2035 (meno di 10 casi per milione) e alla successiva eliminazione entro il 2050 (meno di 1 caso per milione).

L’identikit della malattia La malattia nel 2024 si presenta prevalentemente in forma polmonare (69,9%). Continua inoltre a crescere la quota di casi tra i nati all’estero, che raggiunge il 63,2% del totale. In questo gruppo il tasso di notifica è pari a 29,8 per 100mila abitanti, circa tredici volte superiore rispetto ai nati in Italia, tra i quali il tasso si ferma a 2,2 per 100mila.

La distribuzione per genere conferma una maggiore frequenza tra i maschi, con un rapporto maschi/femmine pari a 2,2. Differenze significative emergono anche per età: tra i nati in Italia si osserva un’età media più elevata, con maggiore presenza nella fascia over 65, mentre tra i nati all’estero prevale la classe di età 24-34 anni. Le notifiche pediatriche mostrano un lieve aumento, pur restando contenute e rappresentando il 4,7% dei casi.

Il rapporto ha poi fotografato i casi di Tbc resistente ai farmaci. I dati provengono dal sistema di sorveglianza dedicato, istituito presso l’Iss, che raccoglie le informazioni direttamente dai laboratori di microbiologia coinvolti nella diagnosi. Tuttavia, avverte il rapporto, la copertura non è completa e i dati non possono essere considerati pienamente rappresentativi dell’intero territorio nazionale, anche se per rafforzare l’analisi, l’Iss ha integrato le informazioni confrontandole con quelle della sorveglianza molecolare condotta dall’Emerging Bacterial Pathogens Unit dell’Irccs San Raffaele, centro di riferimento nazionale per l’Ecdc.

Dai dati è emerso che in dieci anni, dal  2014 al 2024,  sono stati identificati complessivamente 533 isolati resistenti: 278 casi di tubercolosi multidrug-resistant (MDR-TB), 107 pre-XDR-TB, 128 resistenti alla rifampicina (RR-TB) e 20 XDR-TB, secondo le definizioni Oms aggiornate al 2020.

L’andamento nel tempo risulta variabile, con un picco nel 2017 (109 casi), attribuito all’implementazione di un progetto europeo di sorveglianza molecolare coordinato dall’Irccs San Raffaele.

Le cifre, sottolinea il rapporto, possono differire da quelle riportate in precedenti report nazionali ed europei, poiché non tutti i laboratori inviano sistematicamente gli isolati per il sequenziamento, determinando una possibile sottorappresentazione di alcune Regioni.

il Rapporto

02 Aprile 2026

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