Il miglior scudo penale per il medico? L’ascolto del paziente

Il miglior scudo penale per il medico? L’ascolto del paziente

Il miglior scudo penale per il medico? L’ascolto del paziente

Gentile Direttore, c'è una domanda che viene fatta frequentemente durante i corsi ECM e cioè: qual è il migliore scudo penale?

Gentile Direttore,
c’è una domanda che viene fatta frequentemente durante i corsi ECM e cioè: qual è il migliore scudo penale?

Prevenire è meglio che curare, dice un noto aforisma di un medico del ‘600, Bernardo Ramazzini. È nella prevenzione di un procedimento penale che si forgia il migliore scudo penale.

E allora chiediamoci: perché il paziente denuncia il medico? È forse la speranza di un risarcimento e quindi la ricerca di denaro? Certo, talvolta è questa la ragione. Altre volte c’è proiezione dei sensi di colpa dei familiari al medico per la morte del congiunto, quando, ad esempio, sono stati i familiari a convincere il paziente a ritardare gli accertamenti diagnostici. Questa proiezione avviene talvolta in modo davvero spettacolare.

Ma la ragione molto più frequente della denuncia è il mancato ascolto del paziente e dei suoi familiari da parte del medico. È la quotidiana pratica giudiziaria che lo segnala.

Significativa questa frase che mi sono sentito dire quale magistrato: “Il medico non mi ha neanche guardato, non mi ha parlato, non mi ha visitato, ha solo guardato al computer le fotografie che mi hanno fatto dentro!”. Quel paziente si era sentito messo da parte a vantaggio del computer. Si era sentito il semplice veicolo del problema clinico. Non si era sentito parte del problema.

A volte invece i denuncianti si presentano in Procura della Repubblica in modo arrendevole a chiedere il perché della morte di un familiare, che molto spesso è solo l’esito della storia naturale della malattia, nonostante tutti i corretti sforzi clinici per impedirne l’evoluzione. Piangono calde lacrime e, avuta risposta, chiedono: “Ma perché non ce l’hanno detto? Perché non ce l’hanno spiegato? Bastava così poco…”. A volte basta davvero poco. Non c’è certo necessità di spiegare, ad esempio, che l’albero coronarico era diffusamente calcifico, che non è stato possibile per l’emodinamista disostruire l’occlusione presente nel tratto prossimale dell’interventricolare anteriore e che già c’era stenosi critica nel tronco comune. D’altronde, che cosa ne sanno quasi tutti i pazienti del tronco comune? Comune vorrebbero avere il problema con il medico. Oltre alla stenosi, a volte è critica anche la relazione con il medico.

Tante denunce potrebbero essere evitate se l’attenzione del clinico non cadesse solo sull’aspetto biomedico, ma anche su come il paziente vive la malattia, e tenendo conto della sensibilità e reattività emotiva del paziente, come mirabilmente prevede l’art. 33 del codice di deontologia medica.

Le parole di una vedova: “Non volevamo che i medici ci garantissero che tutto sarebbe andato bene, sapevamo che era un intervento ad alto rischio. Volevamo soltanto sentire dentro di noi che qualunque cosa fosse successa, loro sarebbero stati comunque dalla nostra parte. E invece solo un gelido distacco, soprattutto dopo la morte.”

Come tanti altri familiari, quella vedova voleva sentirsi dire o voleva anche solo percepire emotivamente questo messaggio: “Io medico ho dato il meglio di me e sono sempre stato dalla vostra parte. E lo sono ancora… io lo sono ancora…”

Il migliore scudo penale è l’ascolto, una buona comunicazione con il paziente e con i suoi familiari.

Nessun altro diverso dal medico riuscirà mai a forgiare uno scudo migliore.

Paolo Piras
Magistrato

03 Aprile 2026

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