Dengue. Iss: “133 casi dall’inizio dell’anno, tutti importati. Misure contro i focolai funzionano”

Dengue. Iss: “133 casi dall’inizio dell’anno, tutti importati. Misure contro i focolai funzionano”

Dengue. Iss: “133 casi dall’inizio dell’anno, tutti importati. Misure contro i focolai funzionano”

Nell’80% casi il luogo di esposizione Maldive. Il sistema di sorveglianza Iss ha registrato anche 13 casi confermati di Chikungunya tutti associati a viaggi all’estero (77% casi con luogo di esposizione Seychelles), nessun decesso; e 3 casi di Zika virus: tutti importati, nessun decesso. Studio conferma efficacia delle misure.

Salgono a 133 i casi confermati di Dengue in Italia, tutti associati a viaggi all’estero e nell’80% dei casi con luogo di esposizione Maldive. Lo afferma l’aggiornamento mensile della dashboard sulle arbovirosi. Sempre a proposito di Dengue uno studio coordinato dall’Iss appena pubblicato ha confermato che le misure che si mettono in atto durante i focolai che si verificano sul territorio sono in grado di rallentare la diffusione del virus.

Dal 1 gennaio al 30 aprile 2026, nel dettaglio, al sistema di sorveglianza nazionale ISS risultano:

  • 133 casi confermati di Dengue: tutti associati a viaggi all’estero (80% casi con luogo di esposizione Maldive), nessun decesso.
  • 13 casi confermati di Chikungunya: tutti associati a viaggi all’estero (77% casi con luogo di esposizione Seychelles), nessun decesso.
  • 3 casi di Zika virus: tutti importati, nessun decesso.

Studio, le misure di contenimento sono efficaci
“Il rischio di focolai di arbovirosi anche in paesi temperati è sempre più alto, ma le misure di contenimento che vengono messe in atto alla scoperta di un caso sono in grado di limitare rapidamente il numero di casi, anche se occorre lavorare sul riconoscimento dei sintomi per permettere un’individuazione precoce”, spiega l’Iss sintetizzando le conclusioni di uno studio coordinato dall’Iss che ha analizzato il focolaio di Dengue che si è verificato a Cavezzo, in Emilia Romagna, nel 2024, pubblicato sulla rivista Travel Medicine and Infectious Disease.

Nel focolaio, che si è sviluppato tra il 31 luglio e il 23 settembre 2024, sono stati registrati 44 casi, di cui il 68% identificato retrospettivamente. Nella maggior parte dei casi i pazienti erano anziani (età media 63 anni), e ci sono stati due ricoveri di persone che poi sono guarite perfettamente. Lo stesso sierotipo del virus è stato trovato nei casi umani e in campioni di zanzara Aedes Albopictus. “Le misure di salute pubblica coordinate seguite alla conferma del primo caso con grande probabilità hanno contribuito a limitare la trasmissione – scrivono gli autori -. Interventi proattivi come la ricerca retrospettiva di casi e il controllo intensivo delle zanzare, combinato con un forte coinvolgimento della comunità supportato da ordinanze comunali, comunicazione pubblica e accesso assistito alle proprietà private hanno permesso un’alta copertura dei trattamenti larvicidi e adulticidi. Il monitoraggio entomologico ha dimostrato un netto declino nella densità delle zanzare e l’assenza di insetti positivi al virus dopo gli interventi, supportando il contributo di queste misure nell’interrompere la tradizione locale”.

Lo studio sottolinea l’importanza di rivolgersi prontamente al medico in caso di rientro da viaggi in aree endemiche o di comparsa di sintomi compatibili con malattie trasmesse da vettori durante la stagione di attività delle zanzare. Una diagnosi precoce consente infatti di individuare rapidamente eventuali episodi di trasmissione locale e di attivare le necessarie misure di controllo e prevenzione. Gli autori evidenziano inoltre la necessità di mantenere alta l’attenzione da parte degli operatori sanitari durante la stagione favorevole alle zanzare, anche in assenza di viaggi in aree endemiche.

07 Maggio 2026

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