“Nella sanità pubblica è ormai imprescindibile riconoscere il ruolo centrale delle professioni sanitarie del comparto, l’assestamento di bilancio provinciale sarà un passaggio cruciale e decisivo, chiediamo alle istituzioni politiche provinciali di procedere senza indugio, è il tempo del qui ed ora, è in ballo la sopravvivenza del servizio sanitario nazionale, valore universale finora costituzionalmente garantito”. Lo scrivono in una nota Fabio Lavagnino, Antonella Genetin e Daniele Costa, del sindacato Nursing up di Trento.
“Se il nuovo contratto di lavoro non farà ulteriori passi in avanti per valorizzare infermieri, ostetriche, assistenti sanitarie, tecnici sanitari e professioni riabilitative, avvicinando le retribuzioni trentine a quelle altoatesine ed europee, la fuga dalla sanità pubblica diventerà inarrestabile e si assisterà ad una contrazione dei servizi, invece di espanderli tramite il potenziamento delle case ed ospedali di comunità”, proseguono. “In assenza di provvedimento strutturali e di prospettiva, per implementare la sanità territoriale, si sguarniranno gli organici ospedalieri già da anni carenti e depauperati di risorse. Il cittadino merita risposte certe ed una sanità di prossimità, in Europa siamo primi per aspettativa di vita, ma mancherà sempre di più chi provvederà alla cura, facendosi carico della complessità assistenziale”.
Per il Nursing Up di Trento “è giunto il tempo di affrontare il tema della valorizzazione economica non seguendo più le vecchie logiche di redistribuzione indistinta delle risorse, ma si dovrà tenere adeguatamente conto della tipologia delle funzioni svolte e del diverso livello di responsabilità legato all’erogazione delle prestazioni sanitarie. L’avanzo provinciale è di 1,2 miliardi, mentre la liquidità ferma in banca d’Italia è di oltre 5 miliardi, occorre mettere in campo da subito le nuove risorse economiche ed agire per priorità, valorizzando in primis il capitale umano. Lavoratori dipendenti e pensionati pagano la maggior parte dell’IRPEF, abbiamo le buste paga più tassate d’Europa, con il 43% delle trattenute ed in particolare i professionisti sanitari hanno specifici obblighi di spesa derivanti dall’iscrizione all’ordine, assicurazioni professionali e formazione ecm”.
Per Lavagnino, Genetin e Costa “queste peculiarità devono essere riconosciute anche tramite l’individuazione di adeguati differenziali economici rispetto alle altre categorie di lavoratori! Ma se vogliamo costruire la sanità del futuro, dobbiamo iniziare a prenderci cura dei nostri professionisti e preoccuparci di chi oggi regge il sistema, invece di paventare fantomatiche sostituzioni degli stessi importando professionisti da paesi esteri che in realtà da anni preferiscono approdare ad altri lidi esteri maggiormente remunerativi”.
“Occorre – proseguono i tre sindacalisti – adottare azioni per sviluppare affiliazione, appartenenza, identificazione e proteggere l’attività del professionista, sempre più esposto a rischi elevati nell’esercizio dell’attività quotidiana, garantendo nel contempo conciliazione vita-lavoro, questa sarà la sfida futura da vincere! La disponibilità dei nostri professionisti è giunta al termine, stress lavoro correlato, mancato recupero psico-fisico, burn-out, conflitti e aggressioni sono all’ordine del giorno, un sistema moderno non si può reggere sempre e solo sulla disponibilità individuale, occorre costruire percorsi di attrattività e trattenimento nei confronti dei professionisti della sanità pubblica, ora è la politica che dovrà dare una risposta certa e chiara, che dovrà essere coordinata con l’Astuti, è tempo di cambiare ed innovare! In un sistema sanitario fondato prevalentemente sul lavoro femminile, la conciliazione tra vita privata e professionale deve tradursi in interventi sempre più concreti e strutturali. Non è più sostenibile ignorare il duplice carico che grava in particolate sulle professioniste donne, impegnate tra turni gravosi e crescenti responsabilità di cura familiare verso figli e anziani. È pertanto indispensabile adottare politiche che tutelino la maternità senza penalizzazioni, promuovano una turnistica flessibile e valorizzino le competenze oltre il mero criterio della disponibilità illimitata. È un dovere etico ed una responsabilità organizzativa garantire il benessere dei professionisti, evitando che il loro impegno si traduca in un logoramento sistematico dentro e fuori i luoghi di lavoro, che in alcuni caso si traduce in un abbandono precoce della professione”.
“Sia chiaro per tutti, l’attuale crisi riguarda gli infermieri, le ostetriche e le altre professioni sanitarie: sono loro che mancano all’appello, e sono loro che aspettano da anni una reale valorizzazione! Senza di loro il sistema non regge: la loro valorizzazione non è più una scelta, ma una condizione “sine qua non” per garantire servizi adeguati ai cittadini. Iniziamo a dire le cose come stanno, in Italia medici +25% e infermieri -20% rispetto alla media UE, questi i dati ufficiali Ocse! Il nostro sindacato, che rappresenta 1800 professionisti sanitari in Provincia, è pronto a garantire un confronto costruttivo e proattivo con le istituzioni, nel contempo intendiamo rinnovare la fiducia nell’operato dell’assessore Tonina, che ha sempre dimostrato attenzione alle nostre problematiche”, concludono Fabio Lavagnino, Antonella Genetin e Daniele Costa.