Escludere i palliativisti dal suicidio assistito significa abbandonare il paziente

Escludere i palliativisti dal suicidio assistito significa abbandonare il paziente

Escludere i palliativisti dal suicidio assistito significa abbandonare il paziente

Gentile Direttore, condividiamo pienamente l’idea che il confronto culturale sul tema della morte volontaria assistita debba mantenere sempre “rigore, misura e rispetto” come affermato dalla SICP. Per questo ribadiamo che, per le ragioni esposte in modo breve e misurato nella nostra lettera,l’atto istituzionale con cui la Società di Cure palliative ha chiesto alla Regione Piemonte di escludere i palliativisti dalla procedura per il suicidio medicalmente assistito comporta l’abbandono del paziente proprio nell’ultima e più delicata fase della vita, e che ciò è immorale e deontologicamente riprovevole

Gentile Direttore, condividiamo pienamente l’idea che il confronto culturale sul tema della morte volontaria assistita debba mantenere sempre “rigore, misura e rispetto” come affermato dalla SICP nella sua risposta dell’8 maggio. Per questo ribadiamo che, per le ragioni esposte in modo breve e misurato nella nostra lettera del 5 maggio, l’atto istituzionale con cui la Società di Cure palliative ha chiesto alla Regione Piemonte di escludere i palliativisti dalla procedura per il suicidio medicalmente assistito comporta l’abbandono del paziente proprio nell’ultima e più delicata fase della vita, e che ciò è immorale e deontologicamente riprovevole.

Affermare questo non è né mancanza di rispetto né invito scomposto alla confusione, ma è solo rilevare la carenza di una scelta su un tema terribilmente serio che richiede prioritaria attenzione. Va inoltre rilevato che:

-La SICP nella sua replica non entra affatto nel merito delle questioni da noi sollevate. Si limita invece ad affermare che “la posizione della SICP nasce da riflessioni molto concrete e argomentate”, senza tuttavia esporre alcuna delle ragioni che dovrebbero sostenerla. Richiama genericamente il lavoro di un gruppo attivo da oltre un anno e annuncia la prossima pubblicazione di un Position Paper sul tema. Prendiamo atto con interesse di questa imminente uscita, già prevista al Congresso SICP del 2025, e siamo lieti che stia finalmente giungendo a maturazione. La nostra lettera intendeva precisamente contribuire a questa riflessione. Sarà il testo annunciato a consentire una valutazione della solidità degli argomenti proposti. Per ora, però, dobbiamo rilevare che la risposta della SICP non offre alcuna motivazione né a sostegno della richiesta avanzata alla Regione Piemonte né in replica alle critiche da noi formulate.

-La SICP sceglie di concentrarsi sui toni anziché sui contenuti. Per esplicita dichiarazione, la Società si limita infatti a “stigmatizzare il tono e le scelte lessicali adottate” nella nostra lettera. Invece di affrontare le questioni sostanziali – che in un confronto intellettuale dovrebbero costituire il cuore del dibattito – la SICP sposta l’attenzione su aspetti marginali e secondari. È una scelta legittima, ma debole sul piano argomentativo. Questa impostazione, infatti, finisce per decontestualizzare il nostro scritto alterandone il significato. La SICP ci attribuisce infatti accuse rivolte genericamente alla Società -“ipocrisia, corporativismo, inadeguatezza e immoralità” – arrivando a sostenere che avremmo definito “immorale e contraria alla deontologia medica” la SICP nel suo complesso.

Non è questo ciò che abbiamo scritto. Noi abbiamo sostenuto una cosa diversa e ben precisa: che immorale e contraria alla deontologia medica è la specifica richiesta di escludere i palliativisti, come categoria, dal percorso legittimo di suicidio medicalmente assistito. Questo perché tale richiesta, inevitabilmente, comporta anche l’abbandono del paziente nella fase finale della vita.

Questo è il punto reale della discussione.
Su questo abbiamo avanzato argomenti precisi e rigorosi, e su questo chiediamo che si apra un confronto ampio e libero. Invece di discutere il merito della questione, la SICP ha preferito soffermarsi sul tono e su alcune espressioni decontestualizzate, lamentando formulazioni ritenute “deontologicamente deprecabili” o inappropriate. Ma tali rilievi risultano fuori fuoco, perché noi non abbiamo mai accusato la SICP, in quanto tale, di immoralità. Abbiamo invece criticato una precisa scelta istituzionale, ritenendola incompatibile con i doveri di cura e accompagnamento propri della medicina palliativa.

Prendiamo atto, con rammarico, della difficoltà di aprire un confronto che sia argomentato e puntuale su un tema così centrale e eticamente ineludibile. Condividiamo quanto precisato dal dr. Davide Mazzon per il quale la richiesta di suicidio medicalmente assistito, se approvata, non può essere elusa dall’equipe curante che dovrebbe quindi farsene carico fino alla fine. Condividiamo anche l’osservazione del dr. Scarcella che sottolinea come le cure palliative oggi non si limitino più solo agli ultimi giorni o settimane di vita, ma riguardano anche un periodo più ampio. Ciò tuttavia non esclude che, indipendentemente da quanto lungo sia il periodo di presa in carico, l’eventuale richiesta di suicidio medicalmente assistito non possa essere elusa o evitata dai palliativisti. Affermare questo non è né una futile “disquisizione filosofica” che disturberebbe il manovratore/palliativista già impegnato in altro né tantomeno un “attacco gratuito” alla SICP come scrive il dr. Francesco Scarcella , ma è rispondere a una forte esigenza morale a tutela della dignità del malato di cui tutti, inclusa la SICP, dovrebbero farsi carico.

Auspichiamo che le riflessioni e i dibattiti aperti continuino, entrando, finalmente, nel merito delle questioni da noi poste, che qui abbiamo ulteriormente precisato.

Sergio Livigni

Anestesista-rianimatore, Piemonte

Mariella Immacolato

Medico legale, Toscana

Maurizio Mori

Presidente emerito Consulta di Bioetica, componente CNB

Roberta Morini

Neurologo e palliativista, Lombardia

Federico Fiocca

Anestesista-rianimatore, Lombardia

19 Maggio 2026

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