Garantire l’equità in sanità e nel sociale
Gentile Direttore, si può contrastare la medicalizzazione di qualsiasi problema di disagio, diseguaglianza sociale e di salute e di fragilità o solitudine? La cronaca è piena di episodi di violenze, spesso gratuite e insensate, che sono però la cifra di una repressione di riconoscimenti mancati e di assenze di pratiche inclusive. Basta la sola repressione? Ovviamente no. Serve lavorare su solidarietà, inclusione, partecipazione, prevenzione e proattività
Gentile Direttore, si può contrastare la medicalizzazione di qualsiasi problema di disagio, diseguaglianza sociale e di salute e di fragilità o solitudine? La cronaca è piena di episodi di violenze, spesso gratuite e insensate, che sono però la cifra di una repressione di riconoscimenti mancati e di assenze di pratiche inclusive. Basta la sola repressione? Ovviamente no. Serve lavorare su solidarietà, inclusione, partecipazione, prevenzione e proattività
L’equità in sanità
Mirano a garantire l’accesso universale alle cure e al benessere, superando le disuguaglianze socio-economiche. Questo richiede un SSN sostenibile anche e non solo finanziariamente, che adatti i servizi ai cambiamenti demografici e che integri pratiche ambientali responsabili (Green Health), riducendo l’impatto ecologico.
Ecco i punti chiave per una sanità equa e sostenibile:
- Equità nell’accesso: Garantire che tutti i cittadini, indipendentemente dal reddito o dal luogo di residenza, possano accedere alle cure necessarie, contrastando la povertà sanitaria.
- Sostenibilità economica: Ripensare i modelli organizzativi per ottimizzare le risorse pubbliche, contrastando l’aumento della spesa sanitaria privata che incide sulle famiglie.
- Integrazione socio-sanitaria: Promuovere la collaborazione tra istituzioni, sociale e sanitario per risposte olistiche ai bisogni della persona.
- Sostenibilità ambientale (One Health): Ridurre l’impatto ambientale delle strutture sanitarie attraverso la gestione dei rifiuti, l’efficienza energetica e l’uso di materiali ecosostenibili.
- Partecipazione attiva: Coinvolgere la comunità e i pazienti nella definizione delle politiche per una maggiore trasparenza e fiducia.
L’equità e la sostenibilità rappresentano i due pilastri necessari per garantire il futuro dei sistemi socio-sanitari, specialmente in un contesto di invecchiamento demografico e risorse limitate.
Sostenibilità in sanità e nel sociale
L’equità non significa dare a tutti la stessa cosa, ma garantire che ogni individuo possa raggiungere il proprio pieno potenziale di salute senza essere svantaggiato da condizioni socio-economiche. Per fare questo è necessario abbattere le barriere economiche e burocratiche che oggi portano circa il 70% delle famiglie italiane a integrare le cure con spese private.
Per sviluppare inclusività sociale è necessariocoinvolgere attivamente le comunità locali e le persone vulnerabili nella definizione delle politiche, assicurando che i servizi rispondano ai bisogni reali e diversificati.
La sostenibilità in ambito sanitario e sociale non è solo finanziaria, ma multidimensionale.
Occorre ripensare i modelli organizzativi per ottimizzare le risorse pubbliche e garantire la tenuta del sistema nel lungo periodo. È necessario ridurre l’impatto ecologico delle strutture sanitarie tramite l’efficienza energetica, la riduzione dei rifiuti ospedalieri e la promozione di una “sanità green“. E infine serve promuovere la coesione e il benessere collettivo, rafforzando la fiducia tra istituzioni e cittadini attraverso la trasparenza e la partecipazione.
Per superare le attuali criticità, è necessario adottare l’approccio “One Health”, che vede la salute umana, animale e ambientale come interconnesse. Strumenti come il Piano Nazionale di Prevenzione integrano oggi l’equità come principio costitutivo per ridurre le disuguaglianze di salute a livello regionale.
Figura 1 – Schema esplicativo dei meccanismi di generazione delle disparità nella salute e dei relativi punti di ingresso per le politiche e gli interventi di contrasto.

Fonte: Scienza in rete – L’equità fa bene alla salute di Luca Carra, Monia Torre, Pubblicato il 05/12/2017
Il Programma Nazionale Equità nella Salute (PNES) 2021-2027
È un piano strategico da 625 milioni di euro destinato a 7 Regioni del Sud Italia (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia). Il suo obiettivo è ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure e migliorare la resilienza dei sistemi sanitari locali, concentrandosi su quattro aree prioritarie: povertà sanitaria, salute mentale, screening oncologici e prospettiva di genere.
Il PNES 2021-2027 è un nuovo strumento di policy in Italia per contrastare le disuguaglianze, con un focus su salute mentale, genere e prevenzione oncologica. Il programma si articola come un intervento plurifondo (FESR e FSE+) con una governance nazionale (Ministero della Salute) e attuazione regionale.
Le Aree Prioritarie di Intervento sono:
- Contrastare la povertà sanitaria: Azioni per sostenere i soggetti vulnerabili nell’accesso ai farmaci e alle prestazioni.
- Prendersi cura della salute mentale: Rafforzamento dei servizi territoriali di salute mentale, con particolare attenzione a minori, giovani e adulti in condizioni di disagio.
- Il genere al centro della cura: Implementazione di un approccio di medicina di genere per garantire cure appropriate e personalizzate.
- Maggiore copertura degli screening oncologici: Potenziamento degli screening per il tumore al seno, cervice uterina e colon-retto, per incrementare l’adesione della popolazione.
Il programma prevede un budget di 625 milioni di euro comprende risorse UE e nazionali, la costituzione di équipe multidisciplinari e la co-progettazione con enti del terzo settore (ETS) per l’erogazione dei servizi e come obiettivo ultimo il miglioramento dell’assistenza territoriale, riducendo i divari geografici e sociali nel diritto alla salute. Speriamo che la sua implementazione sia utile e proficua.
Figura 2 – Risorse PN Equità e loro fonti

Le Comunità proattive
In ambito sanitario e sociale si intendono gruppi di persone e reti territoriali che agiscono in modo anticipatorio, non limitandosi a reagire passivamente a malattie o emergenze già insorte. Questo modello si oppone alla classica “sanità di attesa“, in cui il sistema interviene solo quando il cittadino accede ai servizi per un bisogno acuto.
In sanità, la proattività si dovrebbe tradurre nel concetto di medicina d’iniziativa.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di andare incontro al cittadino prima che le patologie si aggravino, attraverso una Identificazione precoce di fattori di rischio (come diabete o ipertensione) per prevenire l’insorgenza di malattie croniche; con un monitoraggio costante di pazienti con patologie già note per evitare riacutizzazioni e accessi impropri al Pronto Soccorso e tramite l’attivazione delle Case di Comunità nuove strutture territoriali (previste dal DM 77/2022) che fungano da punto di riferimento per cure primarie, prevenzione e assistenza multidisciplinare vicino a casa.
Sul piano sociale, una comunità proattiva è una rete coesa dove cittadini e associazioni diventano partner dei servizi pubblici. Gli elementi chiave includono un modello in cui medici o operatori “prescrivono” attività non mediche (gruppi di cammino, volontariato, corsi d’arte) per contrastare solitudine e isolamento.
Sintesi delle differenze
| Caratteristica | Modello Reattivo (Tradizionale) | Modello Proattivo |
| Focus | Cura della malattia acuta | Promozione del benessere e prevenzione |
| Azione | Aspetta che il paziente chieda aiuto | Anticipa i bisogni e monitora i rischi |
| Ruolo del Cittadino | Utente passivo | Partner attivo e responsabile |
| Obiettivo | Risoluzione del sintomo | Mantenimento dell’autonomia e della qualità della vita |
La valorizzazione delle competenze presenti nel quartiere/comunità/comune per creare ambienti che favoriscano sani stili di vita e inclusione e, infine sviluppo la capacità dei cittadini di prendersi cura della propria salute e di quella altrui, riducendo le disuguaglianze sociali.
La prescrizione sociale (o social prescribing)
È il modello che permette ai medici e agli operatori sanitari di indirizzare i pazienti verso risorse e attività non cliniche presenti nella comunità (come arte, natura o volontariato) per migliorarne il benessere complessivo. Il modello mira a un universalismo progressivo, ovvero un sistema accessibile a tutti, ma con un supporto “a gradiente” proporzionato alle necessità specifiche di ciascuna persona.
Non è limitato a categorie specifiche, ma mira a integrare chiunque ne abbia bisogno nel tessuto sociale. Si impegna attivamente per raggiungere popolazioni isolate o con bisogni complessi (come i NEET o gli anziani soli) attraverso figure specializzate come i Link Worker.
La prescrizione sociale promuove l’equità affrontando i determinanti sociali della salute (reddito, istruzione, ambiente) che spesso condizionano negativamente il benessere. Il modello cerca di superare le difficoltà di accesso ai servizi tipiche delle aree più svantaggiate. Invece di chiedere “cosa non va?”, l’approccio parte da “cosa conta per te?”, garantendo che ogni intervento sia rilevante per l’individuo nel suo contesto.
Le comunità proattive non attendono l’emergere della patologia, ma attivano reti di supporto stabili che rendono il sistema sanitario più resiliente e sostenibile. Riducendo la pressione sui servizi sanitari d’emergenza e sui medici di base, si ottimizzano le risorse pubbliche. La creazione di connessioni tra sanità, Comuni e Terzo Settore genera “benessere sostenibile” nel tempo, valorizzando risorse territoriali già esistenti. In questo approccio in Italia le Case di Comunità potrebbero diventare hub dove équipe multiprofessionali (medici, infermieri, assistenti sociali) collaborano per una presa in carico globale della persona.
Studi internazionali, come quelli riportati dall’OMS, dimostrano che questi percorsi possono ridurre il ricorso a farmaci, visite specialistiche e ospedalizzazioni. Iniziative specifiche per over 65, sono state associate a un beneficio economico stimato dicirca 550 € (553 sterline) per persona all’anno grazie alla riduzione dello stress e al miglioramento della salute mentale.
È evidente l’Impatto sui determinanti sociali della salute. Poiché i servizi sanitari incidono solo per il 10-15% sulla salute complessiva (mentre i fattori socio-economici pesano per il 40-50%), intervenire sul contesto sociale permette di prevenire l’aggravarsi di patologie croniche prima che richiedano cure costose.
I benefici principali per la Sanità Pubblica sono alleggerire il carico di lavoro dei medici di medicina generale, spesso chiamati a rispondere a bisogni che hanno radici sociali o solitudine piuttosto che prettamente cliniche. Inoltre si favorisce la creazione di “comunità proattive” e lo sviluppo di life skills nel paziente, rendendo gli interventi di salute più sostenibili nel lungo periodo.
A livello di integrazione nel nostro Paese le nuove Case di Comunità dovrebbero essere il lugo fisico in cui la collaborazione tra attori sociali e sanitari diventa strutturale.
Quindi la prescrizione sociale è un approccio non clinico in cui gli operatori sanitari indirizzano i pazienti verso attività basate sulla comunità, come arte, esercizio fisico, volontariato o socializzazione, per affrontare la solitudine, i problemi di salute mentale e le patologie croniche. Si concentra su “ciò che conta per me“, mettendo in contatto le persone con le risorse locali per migliorare il benessere, affrontare le cause profonde dei problemi di salute e ridurre la dipendenza dalle cure mediche. Il processo prevede solitamente il coinvolgimento di un Link Worker (facilitatore), una figura che ascolta il paziente e lo aiuta a trovare le attività locali più adatte ai suoi bisogni.
Le opzioni variano a seconda delle risorse del territorio e possono includere: corsi di pittura, teatro o gruppi di lettura, gruppi di cammino, giardinaggio comunitario o yoga, consulenza per la gestione dei debiti o assistenza abitativa. Favorisce lo sviluppo di forme di volontariato tramite ilfavorire il senso di utilità e la riconnessione sociale.
È particolarmente utile per persone con patologie croniche, disturbi mentali lievi o moderati (ansia, depressione), con forti sentimenti di solitudine o isolamento sociale e con bisogni sociali complessi che influiscono sulla loro salute.
Le principali evidenze
Diversi studi, come quelli citati dalla IBSA Foundation e dal British Medical Journal, hanno evidenziato che la prescrizione sociale può ridurre le visite mediche e gli accessi al pronto soccorso, migliorando al contempo la qualità della vita dei pazienti. La partecipazione settimanale a gruppi di canto negli over ’65, per 3 mesi è stata associata a una riduzione dello stress e a un miglioramento della salute mentale in questa fascia d’età.
Il modello “Choirs and general health in older adults” ha calcolato un beneficio economico di 553 sterline per persona all’anno. Se esteso su larga scala, questo approccio potrebbe portare risparmi significativi all’intero sistema sanitario (stimati in 170 milioni di sterline nel contesto UK). Il percorso prevede spesso un operatore di collegamento (link worker) che connette i pazienti con le risorse territoriali, agendo come ponte tra servizi sanitari e sociali. La prescrizione sociale permette di sviluppare life skill (abilità per la vita) e potenziare l’alfabetizzazione sanitaria (health literacy), contrastando i determinanti sociali negativi.
Risponde alla necessità di sostenibilità del sistema sanitario, promuovendo il benessere attraverso l’uso delle reti sociali e culturali esistenti nella comunità.
Altre esperienze in Europa sono:
- SPLW Inghilterra: 2.662+ operatori, £28-35k/anno, formazione PCI accreditata, finanziamento ARRS dedicato, riduzione 28% visite MMG e 24% accessi PS (review Westminster 2017), rapporto costo-beneficio NHS stimato 1:2 a 12 mesi;
- Irlanda HSE: 44+ servizi, tutti i contadi, obiettivo “world leader”, trial clinici Kiely et al.
- Spagna: Estrategia de Salud Comunitaria, Agentes de Salud de Base Comunitaria a Barcellona, Plan de Acción de Atención Primaria y Comunitaria 2022-2023, governance multilivello Comunidades Autónomas;
- Frome (UK): riduzione ricoveri d’emergenza -14% in tre anni, modello bottom-up con Community Connectors, limite: dipendenza da leader visionario e contesto favorevole
In Brasile, la prescrizione sociale non è definita da una “legge” specifica con questo nome anglosassone, ma è profondamente integrata nel Sistema Único de Saúde (SUS), il sistema sanitario pubblico universale del Paese, attraverso approcci di medicina territoriale e di comunità. Il Brasile adotta un modello di sanità primaria territoriale (ESF – Estratégia Saúde da Família) che funge da “porta d’ingresso” del sistema, responsabile dell’integrazione tra cure sanitarie e servizi sociali. Le équipe di PSF, composte da medici, infermieri e Agenti Comunitari di Salute (ACS), operano in contesti locali per rispondere ai bisogni di salute, inclusi quelli sociali.
La figura del link worker trova una stretta corrispondenza negli Agenti Comunitari di Salute (ACS). Gli ACS sono figure chiave che vivono nella comunità stessa, visitano le famiglie, identificano i determinanti sociali della salute e collegano le persone alle risorse locali, agendo di fatto come connettori tra medicina di base e supporto sociale. In tutto il Brasile sono circa 300.000.
Il SUS è nato per garantire la salute come diritto universale e per ridurre le disuguaglianze, basandosi su principi che considerano la salute nel suo contesto sociale (abitazione, alimentazione, lavoro, ecc.). Sebbene il termine tecnico “prescrizione sociale” sia più comune nel contesto britannico, l’approccio brasiliano attraverso il SUS e il lavoro degli ACS ne incarna i principi fondamentali di integrazione territoriale e supporto relazionale.
Un cambio di paradigma
Le comunità proattive e la prescrizione sociale rappresentano un cambio di paradigma nel settore sanitario e sociale, spostandosi dalla cura del singolo alla promozione del benessere attraverso reti relazionali. Questo approccio si fonda su sostenibilità, equità e universalismo, trasformando la comunità da semplice luogo geografico a risorsa attiva per la salute.
La prescrizione sociale, quindi, mira a garantire l’accesso a risorse comunitarie a tutti, con un “gradiente proporzionato” al bisogno, supportando maggiormente chi è più fragile. Si contrasta la solitudine e le disuguaglianze di salute intercettando bisogni sociali non medici (isolamento, ansia, condizioni economiche) che spesso gravano sul Servizio Sanitario Nazionale.
Si passa dal chiedere “cosa hai?” al “cosa conta per te?”, personalizzando il supporto.
Per altro le Comunità Proattive sono ecosistemi in cui le comunità (cittadini, Terzo Settore, associazioni) si attivano autonomamente e in rete, sostenendo i servizi sanitari e creando coesione sociale. In questo contesto si pone il ruolo dei Link Worker, volontario o professionista che agisce da ponte tra l’assistenza sanitaria e le risorse di comunità, costruendo percorsi personalizzati.
I principi chiave del modello sono focus sulle risorse che promuovono la salute, non solo sui fattori di rischio.
La comunità è partner attiva nella progettazione delle soluzioni. Occorre creare una rete di collaborazione integrando medici di base, servizi sociali e Terzo Settore.
In Italia, il modello si sta diffondendo come risposta all’isolamento e per la gestione delle malattie croniche, in linea con le raccomandazioni internazionali di “salute in tutte le politiche”.
Le comunità proattive in sanità e sociale sono modelli organizzativi e sociali che non attendono il bisogno (approccio passivo), ma si attivano preventivamente per promuovere la salute, prevenire le malattie croniche e ridurre le disuguaglianze. Integrano servizi sanitari e risorse locali per coinvolgere attivamente la persona nel proprio percorso di cura. Invece di aspettare il paziente in ospedale, il sistema “va incontro” al cittadino con programmi di prevenzione primaria, secondaria e terziaria (es. stili di vita sani, gestione delle cronicità).
I professionisti sanitari e i connettori sociali connettono i pazienti con risorse comunitarie (attività fisiche, artistiche, di volontariato) per combattere solitudine e disagi, riducendo le visite mediche e accessi al pronto soccorso. La comunità è partner protagonista, non solo destinataria di cure.
Le persone si attivano per valorizzare o creare nuove opportunità salutari sul territorio. Si sviluppano alleanze tra servizi sanitari, sociali, amministrazioni locali e Terzo Settore, come dovrebbe avvenire nelle Case della Comunità introdotte dal DM 77/2022. In sintesi, si tratta di un “lavoro di comunità” che sposta il focus dalla cura del singolo acuto alla gestione proattiva del benessere di un’intera popolazione attraverso la coesione e la rete.
Alcune possibili proposte di policy
Come sono stati presentati nel recente Convegno a Roma su “Comunità proattive e prescrizione sociale” il 22 aprile, si possono affermare alcuni principi base quali:
- Approccio “One Health”. Le politiche per la salute di comunità si dovrebbero inserire in una cornice più ampia che riconosce l’interdipendenza salute umana, animale e ecosistemi, con un focus sulla dimensione sociale per agire sulla prevenzione con misure intersettoriali e multidisciplinari, superando l’attuale frammentazione tra settori.
- Identificazione univoca degli ambiti territoriali di intervento. L’integrazione tra servizi sanitari, sociali e risorse del territorio è possibile solo se si garantisce la coincidenza tra i Distretti sociosanitari delle ASL e gli Ambiti Territoriali Sociali dei Comuni, la definizione del territorio di afferenza di ogni casa della Comunità e la sua articolazione in unità territoriali di prossimità (Microaree indicativamente 4.000-10.000 abitanti), corrispondenti a quartieri, rioni, frazioni o piccoli comuni.
- Nomenclatura condivisa per la “prescrizione sociale”. Per monitorare e confrontare gli interventi su scala nazionale è indispensabile sviluppare un linguaggio comune. Ciò significa raccogliere i codici già in uso nelle diverse Regioni per le attività sociali prescritte dai medici e poi costruire e mantenere una nomenclatura di riferimento allineata agli standard internazionali, che descriva i bisogni delle persone e dei caregiver, le attività prescrivibili e gli indicatori di efficacia e di esito.
- Sostenibilità economica. Per rendere replicabili e confrontabili gli interventi integrati socio-sanitari di promozione comunitaria è necessario definire caratteristiche e costi di riferimento, da approvare in Conferenza Stato-Regioni.
- Strumenti operativi e interoperabilità. L’attuazione delle raccomandazioni richiede l’utilizzo di strumenti organizzativi e informativi idonei a garantirne concreta applicazione, tracciabilità e valutazione nel tempo. L’integrazione socio-sanitaria e la continuità assistenziale presuppongono l’impiego coerente di sistemi interoperabili e modalità standardizzate di registrazione e monitoraggio, in raccordo con le infrastrutture informative nazionali e territoriali vigenti.
Da quanto sopra ne può discendere a livello Macro una serie di Raccomandazioni utili:
- Inserire la solitudine e l’isolamento sociale come determinanti di salute nella programmazione sanitaria nazionale e regionale, definendo una cornice normativa e strategica nazionale per la prevenzione e il contrastoattraverso DPCM, documenti di indirizzo interministeriali (Sanità, Lavoro e Politiche Sociali, Istruzione, Ricerca, Ambiente e altri);
- Le Regioni dovrebbero provvedere alla coincidenza geografica obbligatoria tra Distretti Sociosanitari e Ambiti Territoriali Sociali (ATS), ancora nel 25% dei casi non è così, e alla obbligatorietà della definizione del territorio di afferenza di ogni Casa della Comunità.
- Definire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS) includendo esplicitamente gli interventi di salute di comunità e contrasto all’isolamento sociale, con riferimento anche ai Fondi FNA e FSE per la copertura finanziaria.
- Emanare linee guida nazionali sulla “prescrizione sociale” in collaborazione con ISS, AGENAS, Federazioni Nazionali degli Ordini Professionali, Società Scientifiche, rappresentanti nazionali del Terzo Settore, definendo modelli operativi, standard di qualità e percorsi formativi per gli operatori.
- Istituire un Osservatorio nazionale su Solitudine, Isolamento Sociale e Salute di Comunità presso e con il concorso di Ministeri competenti (Salute, Lavoro, Disabilità), di Istituti e di Agenzie nazionali (AGENAS, ISS, CNR), con il compito di raccogliere dati epidemiologici e monitorare l’efficacia degli interventi, garantendo l’accessibilità dei dati a Università e Istituti di Ricerca.
Questo come primo approccio condiviso per policy eque e universaliste.
Poi ne discendono altre proposte operative ad altri livelli operativi.
Giorgio Banchieri,
Segretario Nazionale ASIQUAS, Docente DiSSE, Università “Sapienza”, Roma
Laura Franceschetti
Professoressa DiSSE, Università “Sapienza” di Roma,
Riferimenti
Accordo di Partenariato dell’Italia 2021-2027 sulla Programmazione della politica di coesione.
Banchieri G (curatore e co-autore) (2024) – Fragilità, cronicità e diseguaglianze di salute – Cultura e Salute Editore Perugia;
Banchieri G. (a cura di) (2019), “Ospedali di Comunità, Case della Salute, cure primarie: esperienze regionali e confronti”, COM Editore, Perugia;
Botta Consiglia, Marino Roberta, Diversità, equità e inclusione sociale. Percorsi di ricerca.
Costa, G., et al. (a cura di). (2014). L’equità nella salute in Italia. Secondo rapporto sulle disuguaglianze sociali in sanità. Franco Angeli.
Dipartimento di Epidemiologia SSR Lazio. Salute ed equità nella Regione Lazio.
Documenti e Linee Guida PNES – Disponibili sul portale ufficiale del Ministero della Salute.
EuroHealthNet. (2024). Promuovere l’equità nella salute attraverso la partecipazione sociale.
Fondazione Emanuela Zancan, Equità, solidarietà e livelli di cittadinanza sociale.
Franco Angeli, Teorie su equità e giustizia sociale (temi: multiculturalismo, capabilities, dignità).
Giorgio Banchieri, Anna Apicella, Francesco Di Stanislao e Lidia Goldoni, Raccomandazione SIQuAS su “Requisiti di qualità nell’integrazione tra sanità e sociale”, Franco Angeli Editore, 2013;
INMP (Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della povertà). (2022). L’INMP per l’equità nella salute 2012-2022.
Innovazione Sanitaria e Sociale (Emilia-Romagna), Governance per l’equità.
LibGuides Unitn, Equità & diversità: Introduzione.
PFN_Modulo-3_UF-2_Ed.1_Sintesi – Documento descrittivo della priorità “Servizi Sanitari più equi e inclusivi”
PN Equità nella Salute 2021-2027 – Programma Nazionale (Approvato con Decisione di esecuzione della Commissione Europea C(2022)8051 del 4 novembre 2022).
Rivista Impresa Sociale, La «società solidale» tra equità e collaborazione con i pubblici poteri
Roberto Di Monaco, Silvia Pilutti, L’equità nella salute in Italia.
Sistemi di Gestione e Controllo (Si.ge.co.) del Programma Nazionale.
Slide del Sottocomitato Diritti Sociali 2021-2027 – Focus su complementarietà tra PN Inclusione e PN Equità nella salute.
TheCityFix Learn, Concetti di equità sociale.
19 Maggio 2026
© Riproduzione riservata
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