Pensioni, la Consulta salva i tagli alla perequazione 2023-2024 

Pensioni, la Consulta salva i tagli alla perequazione 2023-2024 

Pensioni, la Consulta salva i tagli alla perequazione 2023-2024 

La Corte Costituzionale ha confermato la legittimità del meccanismo di rivalutazione delle pensioni applicato nel biennio 2023-2024, respingendo i dubbi di costituzionalità sollevati dai tribunali. La decisione conferma il sistema “a fasce”, meno favorevole per gli assegni medio-alti, ritenendolo ragionevole, temporaneo e compatibile con le esigenze di finanza pubblica.

La Corte Costituzionale, con due importanti sentenze, ha dichiarato la piena legittimità del meccanismo di rivalutazione delle pensioni applicato per il biennio 2023-2024, respingendo i dubbi di costituzionalità sollevati da diversi tribunali [Corte Cost., sentenza n. 167 del 19 novembre 2025][Corte Cost., sentenza n. 52 del 22 aprile 2026]. La decisione convalida il sistema introdotto dalle leggi di bilancio per il 2023 e 2024, che aveva temporaneamente sostituito il tradizionale metodo di calcolo “a scaglioni” con un modello “a fasce” di importo complessivo, meno vantaggioso per i trattamenti pensionistici medio-alti. 

Il Contesto Normativo e la Controversia 

La perequazione automatica è il meccanismo che adegua annualmente gli importi delle pensioni all’aumento del costo della vita, misurato dall’ISTAT, con l’obiettivo di proteggerne il potere d’acquisto [Tribunale Ordinario Roma, sez. LV, sentenza n. 9131/2017][Corte Cost., sentenza n. 70 del 6 maggio 2015]. Il sistema ordinario, disciplinato dalla Legge n. 388/2000, prevede un calcolo “a scaglioni”: la rivalutazione piena viene applicata solo su una parte della pensione (il primo scaglione), mentre per le quote eccedenti si applicano percentuali di indicizzazione decrescenti [Cass. Civ., Sez. L, N. 26753 del 05-10-2025]

Tuttavia, per far fronte a esigenze di bilancio, il legislatore è intervenuto più volte su questo meccanismo. In particolare, l’articolo 1, comma 309, della Legge n. 197/2022 (Legge di Bilancio 2023) ha introdotto per il biennio 2023-2024 un sistema di rivalutazione “a blocchi” o “per fasce di importo complessivo”. Con questo metodo, l’intera pensione viene collocata in una delle sei fasce di reddito individuate, e a tutto l’importo viene applicata un’unica percentuale di rivalutazione, che decresce all’aumentare dell’importo della pensione [Ordinanza n. 101/2024]. Questo sistema è stato poi ulteriormente modificato in senso restrittivo per il solo anno 2024 dall’articolo 1, comma 135, della Legge n. 213/2023[Legge 30 dicembre 2023 n. 213]

Questo cambiamento ha generato un acceso dibattito e numerosi ricorsi in tribunale. Molti giudici, tra cui la Corte dei Conti, hanno sollevato questioni di legittimità costituzionale, sostenendo che il nuovo sistema violasse diversi principi fondamentali [Ordinanza n. 101/2024]. Le principali censure riguardavano: 

  • La violazione degli articoli 36 e 38 della Costituzione, che tutelano il diritto a una pensione proporzionata e adeguata. Si sosteneva che la ridotta indicizzazione, pur essendo temporanea, producesse un “effetto di trascinamento”, ovvero una perdita permanente del potere d’acquisto, poiché le future rivalutazioni sarebbero state calcolate su una base svalutata [Ordinanza n. 101/2024]
  • La violazione dell’articolo 3 della Costituzione per irragionevolezza e disparità di trattamento. Il sistema “a blocchi” determina un “effetto di schiacciamento”, per cui pensioni di importo originariamente diverso finiscono per avere un valore molto simile, se non identico, dopo la rivalutazione [Tribunale di Ravenna – Sezione Lavoro – Sentenza 19 ottobre 2025, n. 362]
  • La carenza di una motivazione adeguata a giustificare un sacrificio così incisivo per i pensionati, in contrasto con i principi affermati dalla stessa Corte Costituzionale in passato (in particolare con la celebre sentenza n. 70 del 2015) [Ordinanza n. 101/2024][Corte Cost., sentenza n. 70 del 6 maggio 2015]

La Decisione della Corte Costituzionale 

Con le sentenze n. 167 del 2025 e n. 52 del 2026, la Corte Costituzionale ha dichiarato le questioni non fondate, “salvando” di fatto i tagli alla perequazione [Corte Cost., sentenza n. 167 del 19 novembre 2025][Corte Cost., sentenza n. 52 del 22 aprile 2026]. La Consulta ha ribadito che il legislatore gode di un’ampia discrezionalità nel bilanciare l’interesse dei pensionati alla tutela del potere d’acquisto con le esigenze di finanza pubblica [Tribunale di Savona, Sentenza n.198 del 11 giugno 2024][SENTENZA del Consiglio di Stato num. 5853 del 2017]

Il ragionamento della Corte si fonda su alcuni punti chiave: 

  1. Tutela delle Pensioni Basse: Il meccanismo introdotto non solo ha garantito la rivalutazione piena (100%) per i trattamenti più bassi, ma ha anche ampliato la platea dei beneficiari, innalzando la soglia da tre a quattro volte il trattamento minimo INPS [Corte Cost., sentenza n. 167 del 19 novembre 2025][Corte Cost., sentenza n. 52 del 22 aprile 2026]
  2. Progressività del Sacrificio: Per i trattamenti superiori, il “raffreddamento” della perequazione segue una logica di progressione inversa: il taglio è maggiore per le pensioni più elevate, le quali, secondo la Corte, hanno “margini più ampi di resistenza all’erosione inflattiva” [Corte Cost., sentenza n. 167 del 19 novembre 2025][Corte Cost., sentenza n. 52 del 22 aprile 2026]
  3. Ragionevolezza e Temporaneità: L’intervento è stato considerato non irragionevole perché limitato nel tempo (il biennio 2023-2024) e giustificato da precise esigenze di bilancio, come la necessità di finanziare altre importanti misure di politica sociale (ad esempio, “Opzione Donna”, l’APE sociale e il sostegno alle pensioni minime) [Tribunale di Savona, Sentenza n.198 del 11 giugno 2024][Tribunale di Milano, Sentenza n.4114 del 15 dicembre 2023]
  4. Effetti Collaterali Ponderati: L’effetto di “schiacciamento” o “allineamento” tra pensioni di importi vicini è stato ritenuto una conseguenza connaturata al sistema a fasce, prevista e ponderata dal legislatore. Tale effetto, mitigato da clausole di salvaguardia che impediscono il “sorpasso”, non è stato giudicato di gravità tale da rendere la scelta manifestamente irragionevole [Corte Cost., sentenza n. 52 del 22 aprile 2026]

In sintesi, la Corte ha ritenuto che il legislatore abbia operato un bilanciamento degli interessi in gioco che, sebbene penalizzante per alcune categorie di pensionati, non ha violato i limiti della ragionevolezza e proporzionalità. 

Cosa Significa per i Pensionati – Verificare oggi la propria pensione è sempre più importante 

Sebbene la misura sia stata giudicata legittima, l’effetto di trascinamento comporta una riduzione permanente del valore reale della pensione. Questo conferma come il quadro normativo e giurisprudenziale in materia previdenziale sia in continua evoluzione e caratterizzato da una notevole complessità, con impatti diretti e duraturi sui trattamenti pensionistici. 

Le continue modifiche normative in materia previdenziale, unite agli interventi sulla perequazione e ai frequenti cambiamenti dei criteri di calcolo, rendono sempre più importante effettuare una verifica accurata della propria posizione pensionistica. 

Analizzare il proprio assegno, controllare eventuali penalizzazioni subite e valutare le migliori soluzioni previdenziali disponibili può consentire di tutelare al meglio i propri diritti e pianificare con maggiore consapevolezza il futuro pensionistico. 

Per questo motivo è consigliabile affidarsi a professionisti specializzati in materia legale e previdenziale, in grado di offrire un’analisi personalizzata della pensione, verificare eventuali anomalie nei conteggi e individuare le strategie più vantaggiose per l’accesso o l’ottimizzazione del trattamento pensionistico. 

Livio Peritore, consulente legale Consulcesi & Partners

20 Maggio 2026

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