Ma veramente non ci sono medici?

Ma veramente non ci sono medici?

Ma veramente non ci sono medici?

Gentile Direttore, “Non ci sono medici. Dobbiamo assumere di più. Tra dieci anni i medici di medicina generale non esisteranno più”. Molti usano in maniera strumentale questa nenia, ma tra questi strilli propagandistici ci si dimentica di alcuni fattori imprescindibili per una corretta e utile discussione...

Gentile Direttore,
“Non ci sono medici. Dobbiamo assumere di più. Tra dieci anni i medici di medicina generale non esisteranno più”. Molti usano in maniera strumentale questa nenia, ma tra questi strilli propagandistici ci si dimentica di alcuni fattori imprescindibili per una corretta e utile discussione, a partire dalla formazione.

I medici non si producono in serie come le auto, bisogna formarli e farlo con una visione prospettica, ovvero capendo, anche attraverso studi specifici come già avviene in altri Paesi, quali saranno i professionisti sanitari di cui ci sarà maggiore necessità per i propri cittadini, in base alle patologie emergenti e all’invecchiamento della popolazione.

E, certamente, è imprescindibile incentivare queste figure con prospettive di lavoro concrete e con sgravi fiscali, accompagnando i giovani medici assecondando la loro ambizione personale ma guidandoli anche in ottica di interesse dello Stato e dei cittadini.

Bisogna osservare a fondo quello che sta succedendo: perché gli ospedali pubblici lamentano il fuggi fuggi di professionisti e i bandi per l’assunzione di medici e infermieri vanno deserti? Come è possibile perdere così i giovani medici, sui quali lo stato ha investito soldi e tempo per un periodo almeno di 11 anni dalla fine della specializzazione, negli ospedali pubblici?

Penso che se un medico si è specializzato grazie allo Stato, laddove preferisse operare nel privato dovrebbe restituire i soldi alla comunità che, tutta, ha contribuito alla sua formazione universitaria.

Posso già immaginare le università private offrire gratuitamente la formazione per utilizzare lo stesso vincolo nelle strutture a loro volta private, e utilizzare energie giovani e capitale umano al solo fine di generare profitto; non so come si possa evitare tutto ciò, ma occorre aprirsi a una riflessione.

Come può, una pubblica amministrazione, competere con un ente privato che offre stipendi più alti, flessibilità maggiore sull’orario di lavoro e fondi sulla ricerca senza una burocrazia soffocante e svilente?

Non intendo con questo dire che la Pubblica Amministrazione non si rifaccia a regole stabilite per legge, ma quelle stesse regole non si allineano al cambiamento che invece il privato ha ben compreso, e che dovrebbe riguardare l’approccio moderno della gestione degli operatori sanitari che vorremmo operassero nel pubblico.

In questo modo forse si sta mettendo in atto una strategia politica che viene da lontano, e che porta lentamente e inesorabilmente a svuotare il pubblico e ad appaltare la salute degli italiani a soggetti privati, con la folla che urla “abbasso quell’ospedale o quell’ambulatorio, che vergogna aspettare un esame mesi e mesi!”, creando una spirale che mette in difficoltà il pubblico sempre di più e aizza le ire degli italiani, al solo scopo di portare le persone a dire e ad accettare altro e a convincersi che “nel privato si sta benissimo e sembra di essere nei telefilm americani, dove si è perfettamente accolti e presi in carico” ed è esattamente lì che finiremo, se non smettiamo di attaccare il pubblico.

Rosaria Iardino
Presidente Fondazione The Bridge

21 Maggio 2026

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