Fibrosi polmonare, la Commissione UE approva nerandomilast

Fibrosi polmonare, la Commissione UE approva nerandomilast

Fibrosi polmonare, la Commissione UE approva nerandomilast

Nerandomilast è il primo inibitore preferenziale della fosfodiesterasi 4B, o PDE4B, approvato nell’Unione europea. La molecola presenta un meccanismo d’azione con effetti antifibrotici e immunomodulatori.

La Commissione europea ha autorizzato nerandomilast per il trattamento degli adulti con fibrosi polmonare idiopatica e fibrosi polmonare progressiva. La nuova terapia orale, sviluppata da Boehringer Ingelheim, deve essere assunta due volte al giorno.

Nerandomilast è il primo inibitore preferenziale della fosfodiesterasi 4B, o PDE4B, approvato nell’Unione europea. La molecola presenta un meccanismo d’azione con effetti antifibrotici e immunomodulatori.

Secondo quanto comunicato dall’azienda, si tratta del primo nuovo trattamento autorizzato nell’UE per la fibrosi polmonare idiopatica da oltre dieci anni e per la fibrosi polmonare progressiva da più di cinque anni.

«Con nerandomilast, i medici dell’UE ottengono finalmente una nuova opzione terapeutica attesa da molto tempo per i pazienti con IPF e PPF, efficace, con un profilo di sicurezza ben consolidato e che potrebbe favorire l’aderenza nel lungo termine», ha dichiarato Shashank Deshpande, presidente del Consiglio di amministrazione e responsabile della divisione Human Pharma di Boehringer Ingelheim.

«Questo traguardo rappresenta un importante progresso, ma deve anche contribuire a rafforzare la consapevolezza che i polmoni non possono aspettare. Il tempestivo riconoscimento e la diagnosi precoce della fibrosi polmonare sono cruciali, perché per i pazienti affetti da malattie progressive ogni minuto conta», ha aggiunto Deshpande.

L’approvazione sulla base del programma FIBRONEER

La decisione della Commissione europea segue il parere positivo espresso a maggio dal Comitato per i medicinali per uso umano dell’EMA, il CHMP.

L’autorizzazione si basa sui risultati del programma clinico di fase III FIBRONEER, che comprende gli studi FIBRONEER-IPF e FIBRONEER-ILD. Boehringer Ingelheim lo indica come il più ampio programma di studi clinici condotto finora nella fibrosi polmonare idiopatica e nella fibrosi polmonare progressiva.

Entrambi gli studi hanno raggiunto l’endpoint primario. Nerandomilast ha rallentato il declino della funzionalità polmonare rispetto al placebo, misurato attraverso la variazione assoluta della capacità vitale forzata, o FVC, dal basale alla settimana 52.

La capacità vitale forzata è una misura della quantità di aria che una persona può espirare dopo avere inspirato profondamente ed è utilizzata per valutare l’evoluzione della funzionalità respiratoria nei pazienti con fibrosi polmonare.

Il principale endpoint secondario non è stato raggiunto in nessuno dei due studi. Il comunicato segnala tuttavia una riduzione numerica della mortalità in entrambi i trial, che ha raggiunto la significatività nominale nello studio FIBRONEER-ILD.

Sicurezza, tollerabilità e interruzioni del trattamento

Negli studi clinici nerandomilast ha mostrato, secondo l’azienda, un profilo favorevole di sicurezza e tollerabilità. Il trattamento non richiede un monitoraggio epatico continuativo.

Nei pazienti che hanno ricevuto nerandomilast in monoterapia, i tassi di interruzione del trattamento sono risultati simili a quelli osservati nel gruppo placebo.

«L’aspetto più complesso della gestione dell’IPF e della PPF è vedere pazienti che sono obbligati a interrompere precocemente il trattamento a causa di effetti indesiderati semplicemente troppo difficili da tollerare», ha dichiarato Marlies Wijsenbeek, pneumologa presso il Centro medico universitario Erasmus MC.

«Gli studi FIBRONEER hanno dimostrato che nerandomilast preserva la funzionalità polmonare con un profilo di tollerabilità che permette ai pazienti di proseguire la terapia. Inoltre, l’eliminazione dell’onere associato al monitoraggio epatico continuativo è un grande progresso clinico che i pazienti dell’UE attendevano da tempo», ha aggiunto Wijsenbeek.

Il comunicato richiama anche le difficoltà associate alle terapie già disponibili. Una parte dei pazienti ritarda l’inizio del trattamento o lo interrompe a causa di effetti indesiderati quali nausea, fotosensibilità e diarrea. Nella fibrosi polmonare idiopatica, circa la metà delle persone che sospendono le terapie lo fa entro sei mesi.

Oltre 500 mila persone colpite in Europa

La fibrosi polmonare idiopatica e la fibrosi polmonare progressiva sono malattie caratterizzate dall’accumulo irreversibile di tessuto cicatriziale nei polmoni. La cicatrizzazione compromette la capacità dell’organo di assorbire l’ossigeno e trasferirlo nel flusso sanguigno.

Una volta persa, la funzionalità polmonare non può essere recuperata. Tra i sintomi indicati nel comunicato figurano tosse secca persistente, dispnea, spossatezza e ippocratismo digitale, cioè l’allargamento e l’arrotondamento delle estremità delle dita delle mani e dei piedi.

Secondo i dati riportati da Boehringer Ingelheim, la fibrosi polmonare idiopatica e quella progressiva colpiscono complessivamente oltre 500 mila persone in Europa e fino a 9,2 milioni di persone nel mondo.

Circa la metà dei pazienti con IPF o PPF muore entro cinque anni dalla diagnosi. Il comunicato sottolinea che la prognosi associata a queste patologie può essere peggiore rispetto a quella di molte neoplasie.

Le differenze tra IPF e PPF

Nella fibrosi polmonare idiopatica la causa della cicatrizzazione non è nota. La malattia interessa principalmente persone con più di 50 anni ed è più frequente negli uomini rispetto alle donne.

Nella fibrosi polmonare progressiva, invece, la cicatrizzazione può essere associata a una patologia preesistente, come l’artrite reumatoide o la sclerosi sistemica. Può anche derivare dall’esposizione a sostanze inalate, tra cui amianto e muffa, oppure avere una causa sconosciuta.

La definizione di PPF si riferisce a una condizione nella quale la fibrosi polmonare continua a peggiorare nonostante il trattamento della patologia sottostante.

Il punto di vista dei pazienti

L’approvazione è stata commentata anche da Sue Farrington, presidentessa della Federazione delle associazioni europee per la sclerodermia, FESCA.

«Quando si diagnostica una patologia polmonare progressiva e irreversibile come l’IPF o la PPF, il timore principale è esaurire le opzioni terapeutiche», ha dichiarato Farrington.

«L’autorizzazione di oggi è una svolta molto attesa per la comunità dei pazienti affetti da IPF e PPF nell’UE. La disponibilità di una terapia che i pazienti possono proseguire agevolmente per preservare la salute polmonare offre una reale stabilità e una nuova speranza alle famiglie», ha aggiunto.

Le autorizzazioni internazionali e gli altri studi

Nerandomilast è già approvato per il trattamento degli adulti con fibrosi polmonare idiopatica e fibrosi polmonare progressiva negli Stati Uniti, in Cina, negli Emirati Arabi Uniti, in Giappone e nel Regno Unito.

Le domande di autorizzazione sono in fase di valutazione anche in altri Paesi e, secondo Boehringer Ingelheim, ulteriori decisioni regolatorie sono previste nel corso del 2026.

L’azienda sta inoltre studiando il potenziale di nerandomilast in due patologie reumatiche: la sclerosi sistemica e le miositi.

20 Luglio 2026

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