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Salute delle donne. Oms: oltre 3.500 morti per cause materne in Europa tra il 2018 e il 2022. Ma dopo la maternità cresce l’invisibilità
Nonostante i progressi nell’assistenza, dal 2013 il calo della mortalità materna si è fermato e nell’Europa orientale e settentrionale i tassi sono aumentati. Ma l’Oms Europa invita ad allargare lo sguardo oltre la salute riproduttiva: le donne vivono più a lungo, ma con più anni di malattie e disabilità e, dopo i 45 anni, le cause di morte sono classificate come “mal definite” il 14% più spesso rispetto agli uomini.
Oltre 3.500 donne sono morte per cause legate alla maternità nella Regione europea dell’Oms tra il 2018 e il 2022. Un dato che pesa ancora di più considerando che quasi tutti i decessi materni sono evitabili attraverso interventi efficaci di sanità pubblica o cure tempestive e di alta qualità. E se negli ultimi due decenni la mortalità materna è complessivamente diminuita, dal 2013 i tassi sono rimasti stagnanti e nell’Europa orientale e settentrionale sono addirittura aumentati.
È uno dei dati da cui emerge il quadro tracciato, nei giorni scorsi, dall’Oms Europa sulla salute delle donne, che invita ad allargare lo sguardo oltre la maternità e gli anni riproduttivi. Perché i progressi raggiunti sul fronte della maternità sono importanti, ma non bastano a raccontare lo stato di salute delle donne lungo tutto l’arco della vita.
I risultati ottenuti nell’assistenza materna sono significativi: oltre il 98% dei parti nella Regione europea avviene in una struttura sanitaria e circa il 99% è assistito da personale sanitario qualificato. Un risultato che l’Oms attribuisce al miglioramento dell’assistenza clinica, a una migliore sorveglianza e alla costante attenzione politica.
Ma questa attenzione, osserva l’Oms, comporta anche un rischio: di lasciare in secondo piano altre dimensioni della salute femminile. La maggior parte dei decessi delle donne avviene infatti al di fuori del periodo materno. E se oggi le donne vivono più a lungo, trascorrono anche più anni degli uomini convivendo con malattie croniche e disabilità.
A questo si aggiungono persistenti disuguaglianze geografiche. Nonostante la mortalità femminile sia generalmente diminuita nella Regione dal 2000, le donne che vivono in Asia centrale, Europa orientale e Asia occidentale continuano a registrare tassi di mortalità sensibilmente più elevati rispetto a quelle dell’Europa settentrionale, meridionale e occidentale. Un divario rimasto invariato per oltre due decenni.
Dopo i 45 anni più cause di morte “mal definite” È soprattutto guardando alle donne dopo l’età riproduttiva che emergono alcune delle criticità messe in evidenza dall’Oms. Tra le donne di 45 anni e più, la probabilità che la causa di morte venga classificata come “mal definita” è circa il 14% superiore rispetto agli uomini della stessa fascia di età. In queste categorie rientrano indicazioni quali fragilità, arresto cardiaco, insufficienza cardiaca, demenza non specificata o semplicemente cause sconosciute.
Una parte di questa differenza può essere spiegata dalla maggiore longevità femminile e dalla presenza, in età avanzata, di più patologie croniche che possono rendere complessa la certificazione della causa di morte. Ma per l’Oms questa è solo una parte della spiegazione. Vi sono crescenti evidenze che le donne ricevano diagnosi più tardive, siano sottoposte a meno approfondimenti diagnostici e rimangano sottorappresentate nella ricerca clinica, in particolare per le malattie cardiovascolari.
Le patologie cardiovascolari, principale causa di morte sia negli uomini sia nelle donne, possono inoltre presentarsi diversamente nel sesso femminile ed essere sottovalutate. Tutto questo influenza non soltanto il modo in cui le donne vengono curate durante la vita, ma anche quello in cui vengono registrate le loro morti.
Per l’Oms, una classificazione imprecisa delle cause di morte non rappresenta soltanto un problema statistico: può oscurare il reale peso delle malattie, indebolire le strategie di prevenzione e distorcere le priorità della ricerca, rendendo di fatto le donne meno visibili anche nei dati sui quali vengono costruite le decisioni sanitarie.
La violenza non scompare con l’età Un’altra area che rischia di rimanere sottovalutata è quella della violenza. I dati presentati dall’Oms indicano che le donne hanno maggiori probabilità di morire a causa della violenza che per problemi di salute materna. E gli stessi dati disponibili potrebbero sottostimare la reale portata del fenomeno a causa dello stigma, delle norme sociali e delle implicazioni legali che rendono la violenza contro le donne particolarmente difficile da misurare.Il rischio, inoltre, non riguarda soltanto le donne giovani. Quelle più anziane continuano a subire violenza da parte del partner, abusi psicologici e altre forme di violenza, mentre il rischio di femminicidio persiste lungo tutto il corso della vita.
TABELLA
Con l’avanzare dell’età cresce anche il peso di malattie croniche, disabilità e dipendenza, tra cui disturbi muscoloscheletrici, demenza e altre condizioni neuropsichiatriche. Problemi che possono incidere profondamente sulla qualità della vita e sui bisogni assistenziali, ma che, osserva l’Oms, ricevono spesso molta meno attenzione rispetto alla salute riproduttiva e materna.
Oms: serve una visione della salute femminile lungo tutto l’arco della vita La richiesta dell’Oms è quindi di ampliare la definizione stessa di salute delle donne, superando una visione concentrata prevalentemente sugli anni riproduttivi.
Per colmare il divario sanitario tra donne e uomini non basta migliorare l’erogazione dei servizi. Occorre rafforzare anche i sistemi di dati attraverso una ricerca clinica più inclusiva, una maggiore conoscenza delle differenze legate al sesso nella manifestazione e nel trattamento delle malattie e pratiche diagnostiche più eque.
L’Oms indica inoltre la necessità di migliorare la sorveglianza della salute della popolazione, con dati maggiormente disaggregati per età e sesso e una maggiore visibilità delle donne anziane nelle statistiche sanitarie, insieme a una certificazione più accurata delle cause di morte e ad approfondimenti più rigorosi sui decessi in età avanzata.
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