L’agenda del nuovo Parlamento. Il 15 marzo si parte. Ad aprile si vota Capo dello Stato

L’agenda del nuovo Parlamento. Il 15 marzo si parte. Ad aprile si vota Capo dello Stato

L’agenda del nuovo Parlamento. Il 15 marzo si parte. Ad aprile si vota Capo dello Stato
Salvo anticipazioni dei tempi, ecco tutte le date dell'avvio della legislatura. Dall’esordio delle “matricole” fino alla seduta comune per l’elezione del successore di Napolitano. L'11 marzo registrazione ufficiale degli eletti nei due rami del Parlamento. Il clou per l'elezione dei presidenti (il via il 16 aprile). TUTTI GLI  ELETTI DI CAMERA E SENATO

Tra sabato e domenica si è infittita la ridda di voci su possibili anticipazioni (anche di due tre giorni) dell'avvio della legislatura per guadagnare tempo prezioso per la ricerca di una soluzione all'impasse post elettorale. Sono emerse ipotesi di un proseguimento (fino all'autunno?) del governo Monti, qualora non si registrassero quelle pre condizioni di fiducia, indispensabili a dare un incarico a Bersani (o a chi per lui).
 
Andare in Parlamento senza una fiducia "preventiva" sarebbe infatti molto rischioso per le possibilità di vita della neonata legislatura. Ma del resto la linea del Pd sembra al momento quella di andare al redde rationem con il movimento di Grillo proprio in Parlamento: "O votate la fiducia oppure si torna a casa", è infatti il monito di Bersani a 5 Stelle.
 
Insomma, come era prevedibile dopo questo risultato elettorale in cui nessuno ha conquistato la maggioranza per governare in modo autosufficiente, le ipotesi e i giochi di Palazzo sul chi, come e quando sarà chiamato a dare le carte per la costruzione di un possibile Esecutivo si fanno sempre più complessi.
 
Detto questo, salvo appunto un decreto del Presidente Napolitano che anticipi l'apertura delle Camere), la data fatidica dell'inizio dei giochi è Lunedì 11 marzo, quando i portoni di Palazzo Madama e di Montecitorio apriranno ai nuovi parlamentari. Molte le “matricole” che insieme ai “veterani” dovranno presentarsi per il disbrigo delle pratiche burocratiche: dalla foto per la “navicella” ovvero il volume che racchiude i curricula dei parlamentari e tutte le informazioni riguardanti le due Camere, fino all’emissione del “prezioso” tesserino da parlamentare.
 
Svolto questo primo adempimento si comincerà a far sul serio. Ovvero il 15 marzo le due Assemblee si riuniranno per risolvere il nodo delle ‘opzioni’, ovvero della scelta della circoscrizione per i deputati eletti in più luoghi. Secondo regolamento a presiedere la seduta di Montecitorio è il vicepresidente rieletto più anziano per carriera parlamentare, mentre a Palazzo Madama tocca al senatore più anziano per età.
Dunque alla Camera la presidenza provvisoria dovrebbe quindi andare ad Antonio Leone del Pdl mentre a Palazzo Madama lo scranno più alto dovrebbe di diritto spettare a Giulio Andreotti che però si pensa possa rinunciare passando la mano ad Emilio Colombo.
 
A quel punto il passo successivo è la nomina dei due presidenti di Assemblea a partire dal 16 marzo. Le statistiche dicono che nelle ultime sei legislature il presidente della Camera è stato eletto il giorno successivo l’inizio della legislatura e più o meno allo stesso modo è andata per il Senato.
Per la presidenza della Camera l’elezione scatta nei primi tre scrutini solo se si raggiunge la maggioranza dei due terzi; a partire dal quarto è sufficiente la maggioranza assoluta.
Discorso analogo per quanto riguarda il Senato dove per eleggere il presidente serve la maggioranza assoluta dei voti dei componenti nei primi due scrutini qualora non si dovesse raggiungere questa maggioranza, si procede, nel giorno successivo, a una terza votazione nella quale è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, computando tra i voti anche le schede bianche.
Qualora nella terza votazione nessuno abbia riportato questa maggioranza, il Senato procede nello stesso giorno al ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti e viene proclamato eletto quello che prende più voti. A parità di voti è eletto il candidato più anziano di età.
 
Entro il 18 marzo i parlamentari devono dichiarare a che gruppo aderiscono. I gruppi sono poi convocati per il 20 marzo per eleggere i propri presidenti.
 
Una volta eletti i presidenti dei due rami del Parlamento e costituiti i gruppi parlamentari di Camera e Senato con i rispettivi capigruppo, il Capo dello Stato ha gli interlocutori per dare il via alle consultazioni, una data di cui si parla è il 21 marzo, che dovranno portare alla nomina del nuovo presidente del Consiglio.
E qui gli scenari che potrebbero aprirsi sono i più diversi e i più difficili al momento da prevedere.
 
C’è poi un’ultima data da tenere a mente: 15 maggio, ovvero il giorno in cui scadrà il settennato di Giorgio Napolitano. Per il 15 aprile ci sarà la convocazione del Parlamento in seduta comune per eleggerne il successore. La seduta comune potrebbe essere convocata per i primi di maggio in modo da consentire ai Consigli regionali di eleggere i grandi elettori che le rappresenteranno.

03 Marzo 2013

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