Oltre 720mila persone muoiono ogni anno per suicidio nel mondo, con conseguenze sociali, emotive ed economiche che coinvolgono famiglie, amici, luoghi di lavoro e intere comunità. In Italia, nel 2023, sono stati registrati 3.830 decessi per suicidio tra le persone di età pari o superiore a 15 anni.
È in questo quadro che si celebra domani, 10 settembre, la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, istituita nel 2003 dall’International Association for Suicide Prevention in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità. “Cambiare la narrazione sul suicidio” è il tema del 2026, accompagnato dall’invito all’azione dell’Oms: “Avviare la conversazione”.
L’obiettivo è sfidare i miti dannosi, ridurre lo stigma e promuovere conversazioni aperte e compassionevoli sul suicidio, passando “dal silenzio e dall’incomprensione all’apertura, all’empatia e al sostegno” e creando contesti nei quali le persone possano sentirsi libere di parlare e chiedere aiuto. Cambiare la narrazione, sottolinea l’Oms, significa anche promuovere un cambiamento sistemico, facendo della prevenzione del suicidio e della salute mentale una priorità delle politiche pubbliche. Un impegno che passa attraverso strategie basate sulle evidenze, un migliore accesso a cure di qualità e la possibilità, per chi si trova in difficoltà, di ricevere il supporto necessario.
La risposta italiana: una rete di “sentinelle di comunità”
Anche in Italia si lavora per rafforzare gli strumenti di prevenzione. L’obiettivo è costruire una rete di vere e proprie “sentinelle di comunità”, capaci di riconoscere precocemente i segnali di rischio suicidario, offrire un primo supporto non specialistico e favorire il collegamento con i servizi di assistenza e cura.
È questa una delle attività portate avanti dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito della Joint Action europea PRISM – Prevention oriented RIghts-based approach to Support Mental health in vulnerable population groups.
In occasione della Giornata mondiale del 10 settembre, l’Iss presenta le attività già avviate nell’ambito del progetto, che prevedono per l’Italia l’adattamento di Bizi, un programma di formazione rivolto ai cosiddetti gatekeeper: persone che, per il proprio ruolo professionale o sociale, entrano frequentemente in contatto con soggetti vulnerabili e possono quindi trovarsi nella condizione di intercettare precocemente situazioni di rischio. Tra questi figurano, ad esempio, i medici di medicina generale e gli operatori dei servizi telefonici di aiuto.
L’obiettivo è rafforzare un primo livello di prevenzione diffuso nei luoghi e nei contesti in cui le persone vivono, lavorano e chiedono aiuto. Le “sentinelle” non sostituiscono i professionisti della salute mentale: il loro compito è riconoscere possibili segnali di allarme, fornire una prima risposta adeguata e facilitare l’accesso ai servizi competenti.
In Italia 3.830 decessi nel 2023 Il rafforzamento della prevenzione si inserisce in un quadro epidemiologico che continua a richiedere attenzione. Nel 2023 in Italia sono stati registrati 3.830 decessi per suicidio tra le persone di almeno 15 anni, con un tasso standardizzato di mortalità pari a 6,9 per 100mila abitanti. Il dato è in lieve diminuzione rispetto ai 3.934 decessi del 2022, ma conferma una sostanziale stabilità del rischio nel periodo post-pandemico, dopo la progressiva riduzione osservata fino alla fine degli anni Dieci.
La mortalità presenta una marcata differenza tra i sessi: circa il 75% dei decessi riguarda gli uomini. Nel 2023 il tasso standardizzato è stato di 11,2 per 100mila tra gli uomini e di 3,0 tra le donne, con un rischio quasi quattro volte superiore nella popolazione maschile.
Anche l’età rappresenta un elemento rilevante. Gli ultimi dati disponibili disaggregati per età, riferiti al periodo 2019-2020, mostrano un aumento del rischio con l’avanzare degli anni, particolarmente evidente tra gli uomini. Nel periodo successivo alla pandemia è stato inoltre rilevato un incremento relativo del rischio suicidario tra i giovani sotto i 25 anni.
Persistono inoltre differenze territoriali. Nel 2023 il Nord-Est si è confermato l’area con il rischio più elevato, mentre il Sud ha registrato i tassi più bassi. Le Isole, e in particolare la Sardegna, hanno presentato valori superiori alla media nazionale. A livello regionale, i tassi più elevati sono stati osservati in Valle d’Aosta, Sardegna e Piemonte, quelli più bassi in Campania, Liguria e Lazio.
I servizi di ascolto per intercettare la sofferenza I dati sulla mortalità, tuttavia, spiega l’Iss, non restituiscono l’intera dimensione della sofferenza psicologica. Un altro segnale arriva dai servizi di ascolto. Nel 2024 Telefono Amico Italia ha registrato oltre 6.700 richieste di aiuto legate all’ideazione suicidaria; nel primo semestre del 2026 le richieste sono state oltre 4.200, in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Proprio i servizi di ascolto non specialistici possono rappresentare un importante punto di intercettazione precoce delle situazioni di vulnerabilità. È quanto emerge anche dallo studio ViolHelp dell’Iss (Identification of potential warning Signs of self- and hetero-directed Violence within the calls to Istituto Superiore di Sanità Helplines), che ha evidenziato il valore dei servizi telefonici come osservatori privilegiati dei segnali di rischio.
Rafforzare le competenze di chi opera in questi contesti significa dunque aumentare la capacità di riconoscere tempestivamente segnali e situazioni di vulnerabilità e orientare le persone verso le risorse di supporto più appropriate.
Bizi, dalla formazione alla rete È in questo quadro che si inserisce la partecipazione dell’Iss alla Joint Action europea PRISM, finanziata dal programma EU4Health della Commissione europea per il periodo 2025-2028. L’Istituto partecipa all’iniziativa in qualità di Competent Authority, con l’obiettivo di favorire l’adozione e l’implementazione di pratiche basate sulle evidenze per la promozione della salute mentale e la prevenzione nelle popolazioni vulnerabili.
All’interno del Work Package dedicato alla prevenzione del suicidio, l’Iss sta lavorando all’adattamento italiano di Bizi, programma di formazione per gatekeeper sviluppato originariamente dal Servizio sanitario basco, Osakidetza, e riconosciuto dalla Commissione europea come strumento efficace nell’ambito delle buone e promettenti pratiche di salute pubblica da trasferire negli Stati membri.
Bizi consiste in un percorso e-learning interattivo, gratuito e fruibile autonomamente, della durata complessiva di circa 90 minuti. Video, audio, casi simulati ed esercitazioni accompagnano i partecipanti nello sviluppo di tre competenze fondamentali: riconoscere precocemente i segnali di rischio, offrire un primo supporto adeguato e non specialistico e favorire l’invio ai servizi specializzati di assistenza e cura.
“Nell’ambito di JA PRISM stiamo lavorando, come gruppo, all’adattamento di Bizi al contesto italiano – spiega Eloise Longo, del Dipartimento di Neuroscienze dell’Istituto Superiore di Sanità – con l’obiettivo di rafforzare le competenze di chi può intercettare precocemente persone in condizioni di vulnerabilità e facilitarne l’orientamento verso i servizi appropriati. La fase pilota italiana sarà inizialmente rivolta agli operatori dei Telefoni Verdi istituzionali e ai medici di medicina generale del Servizio Sanitario Nazionale. Sono due contesti particolarmente importanti perché consentono di entrare in contatto con persone vulnerabili e intercettare richieste di aiuto anche prima dell’accesso ai servizi specialistici”.
Dalla fase pilota alla comunità L’efficacia della formazione sarà valutata misurando le conoscenze sul fenomeno suicidario, gli atteggiamenti nei confronti del comportamento suicidario e l’autoefficacia percepita dei gatekeeper. Le valutazioni saranno effettuate prima della formazione, al termine del corso e a sei mesi di distanza.
Saranno inoltre analizzate la soddisfazione dei partecipanti e l’utilità percepita del programma. L’obiettivo è verificare la capacità di Bizi di rafforzare concretamente le competenze delle “sentinelle di comunità” e contribuire alla costruzione di una rete di prevenzione capace di intercettare la vulnerabilità prima dell’accesso ai servizi specialistici.