“Servono adeguati finanziamenti per portare ad attuazione il Disegno di Legge Delega per la riforma del Servizio Sanitario Nazionale”. È l’appello lanciato dal Forum delle Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri ed Universitari Italiani (FoSSC) in un documento presentato durante un webinar e condiviso da tutti i Presidenti delle Società Scientifiche del Forum.
Il Consiglio dei Ministri, in data 12 gennaio 2026, ha approvato un Disegno di Legge Delega per la Riforma del Servizio Sanitario Nazionale. Il provvedimento è stato previsto a costo zero e da allora è fermo in Senato. “Il Governo deve quindi prevedere un adeguato finanziamento affinché la legge possa essere davvero efficace per potenziare nel nostro Paese l’integrazione tra ospedale e territorio”, si legge nel documento.
La necessità dell’integrazione ospedale-territorio
“Riteniamo prioritario ottenere in Italia una reale e concreta integrazione tra il sistema di cure primarie e quelle ospedaliere – sostiene Francesco Cognetti, Coordinatore di FoSSC –. È una necessità emersa durante i difficili anni della pandemia e che è sempre più attuale visto anche l’invecchiamento generale della popolazione”.
Il definanziamento della sanità pubblica
Il tema della riforma si inserisce però, secondo il Forum, in un quadro più ampio: quello del definanziamento statale sulla sanità pubblica, che “ormai presenta numeri davvero sconfortanti”. “Siamo al 19° posto tra tutti i Paesi Europei per spesa sanitaria pro capite, anche dietro alla Repubblica Ceca, alla Slovenia e alla Polonia, nonché ultimi fra le nazioni del G7”, sottolinea Cognetti. “Mettiamo a disposizione del servizio sanitario nazionale mille dollari in meno per ogni singolo cittadino rispetto alla media Europea e dei Paesi Ocse”.
La crisi del personale
Tutto ciò produce, secondo il Forum, “la crisi profonda in cui versa il personale medico-sanitario con una gravissima carenza di medici ed infermieri e di altri professionisti sanitari”. Si registrano basse quote di iscrizioni in alcune scuole di specializzazione mediche di cruciale rilevanza, quali chirurgia generale, anatomia patologica, anestesia e rianimazione, microbiologia e virologia, patologia clinica o medicina d’urgenza. Si assiste inoltre a “un costante esodo del personale sanitario, soprattutto dei più giovani, dal sistema sanitario pubblico verso l’estero o verso il privato perché ampiamente sottopagati rispetto ai loro colleghi europei e sottoposti a condizioni di lavoro intollerabili”.
Negli ospedali pubblici, nonostante i divieti, continua il fenomeno dei gettonisti, “che rappresenta del resto l’unico modo per evitare la chiusura di reparti e servizi indispensabili”.
Le conseguenze dell’inazione
In assenza di provvedimenti adeguati, “che finora sono clamorosamente mancati”, avverte il Forum, “le liste di attesa non si ridurranno, i Pronto Soccorso continueranno ad essere intasati dal permanere per giorni di pazienti in attesa di trasferimento nei reparti di degenza ordinaria per acuti e/o in terapia intensiva, trasferimenti impossibili per il bassissimo numero di posti letto disponibili rispetto alla dotazione media su popolazione di tutti gli altri Paesi Europei”.
Gli ospedali pubblici “si indeboliranno in modo irreversibile”, la sanità territoriale “non decollerà” e appare “sempre più evidente il fallimento delle iniziative in questo settore, finanziate con cospicue risorse, purtroppo andate sprecate, del Pnrr”. La mobilità sanitaria regionale “continuerà ad aumentare a dismisura a tutto svantaggio degli ammalati delle Regioni del Sud ma anche di altre Regioni come in modo particolare il Lazio”.
Il rischio per il carattere universalistico del Ssn
Il carattere pubblico ed universalistico del nostro Ssn, avverte il Forum, “inevitabilmente ne risulterà compromesso e l’idea sotterranea che si fa strada è che la Sanità possa essere consegnata in modo preponderante al sistema privato, come sta di fatto già avvenendo”.
“Il Forum riconosce che esiste nel nostro Paese una realtà molto forte e consistente soprattutto nelle Regioni del Nord di strutture private accreditate che rappresentano grandi eccellenze e che bisogna salvaguardare, ma lo Stato deve garantire altresì la sopravvivenza della Sanità pubblica che è attualmente compromessa da bassissimi livelli di finanziamento e che è l’unico sistema in grado di assicurare assistenza e prestazioni appropriate a tutti i malati più fragili ed ai cittadini indigenti”.
I 5 miliardi sono insufficienti
In queste condizioni, anche la richiesta del Ministro Schillaci di prevedere un finanziamento aggiuntivo di 5 miliardi di euro per il Ssn nella prossima Legge Finanziaria per il 2027, “a fronte dei complessivi 36 miliardi di differenza all’anno rispetto alla media Europea e dei Paesi Ocse, appare del tutto insufficiente”.