Tnpee. Una risorsa per il Ssn: “investire sulla professione per rafforzare prevenzione, prossimità e presa in carico”
Al 2° Congresso della Commissione di Albo nazionale dei Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva il confronto su disturbi del neurosviluppo, malattie rare, ricerca, formazione e innovazione tecnologica. Bonifacio: “Il problema non è l’attrattività ma la programmazione”.
Una presa in carico più precoce, continuativa e vicina agli ambienti di vita del bambino. È questa una delle indicazioni emerse dal 2° Congresso della Commissione di albo nazionale dei Terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE), che si è svolto a Roma, presso l’Hotel Basilica, e che è stato luogo di confronto sui cambiamenti che stanno interessando la riabilitazione in età evolutiva tra professionisti appartenenti al mondo accademico, della ricerca e delle Istituzioni.
Al centro della giornata, il tema dei nuovi bisogni di salute dei bambini e delle loro famiglie, ma anche la necessità di ripensare i modelli organizzativi e assistenziali alla luce della crescente complessità dei disturbi del neurosviluppo, delle malattie rare e delle condizioni che richiedono interventi sempre più precoci e personalizzati. Un’evoluzione che coinvolge direttamente il ruolo del TNPEE, chiamato a integrare competenze cliniche, ricerca, formazione e innovazione tecnologica. Tra le richieste portate all’attenzione delle Istituzioni una formazione post-base qualificata e riconosciuta, un pieno accesso ai percorsi accademici di secondo livello e una presenza omogenea dei TNPEE nei servizi territoriali, nelle Cure primarie e nelle Case di Comunità.
Più complessità e diagnosi più precoci: cambia la presa in carico
Nel corso del Congresso è stato sottolineato come il quadro dei bisogni in età evolutiva sia profondamente cambiato. L’aumento dei disturbi del neurosviluppo, la maggiore complessità dei quadri clinici e la possibilità di arrivare a diagnosi più precoci richiedono percorsi capaci di accompagnare il bambino nel tempo, senza frammentare gli interventi. A questo si aggiunge la presenza di un numero crescente di bambini con condizioni rare, per i quali la diagnosi eziologica può richiedere tempi lunghi e percorsi altamente specialistici. Proprio per questo, la valutazione funzionale e la sorveglianza dello sviluppo possono assumere un ruolo decisivo anche prima che sia disponibile una diagnosi definitiva. È in questa prospettiva che il TNPEE si inserisce nel lavoro dell’équipe multidisciplinare, attraverso il monitoraggio dello sviluppo, l’identificazione precoce dei segnali di rischio e la definizione del profilo funzionale del bambino. Un’impostazione che, secondo quanto emerso dal confronto congressuale, consente di non attendere necessariamente la definizione eziologica per iniziare a sostenere le competenze e le traiettorie evolutive del bambino.
Il paradosso tra domanda di professionisti e programmazione
“La necessità di rafforzare la presenza dei TNPEE nei servizi si confronta però con un altro dato: la professione continua a essere fortemente attrattiva per i giovani, mentre il sistema non sembra ancora riuscire a programmare adeguatamente il numero di professionisti necessari”. A sottolinearlo è stato Andrea Bonifacio, presidente della Commissione di albo nazionale dei TNPEE e responsabile scientifico del Congresso, che ha richiamato i dati relativi all’accesso ai corsi di laurea e all’occupazione. “Da questo Congresso esce un’indicazione netta: la professione deve muoversi verso una presa in carico più precoce, più continuativa e più vicina ai luoghi di vita del bambino”, afferma Bonifacio. “I bisogni – osserva – sono cambiati: aumentano i disturbi del neurosviluppo, la complessità dei quadri, le diagnosi precoci e le condizioni rare. Per rispondere a questa trasformazione non basta aumentare il numero delle prestazioni, ma occorre modificare il modo in cui vengono costruiti i percorsi assistenziali. Non si risponde aggiungendo prestazioni, ma cambiando il modo di costruire i percorsi, con le famiglie come co-protagoniste e con una rete reale tra sanità, scuola e servizi sociali”, sottolinea.
TNPEE: una professione attrattiva
A confermare l’attrattività della professione sono anche i dati richiamati durante il Congresso: al test di ammissione di settembre, il corso di laurea in Terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva è risultato tra i primi cinque in Italia per rapporto tra domande e posti disponibili, con 1.251 domande a fronte di 460 posti, in crescita del 46,5% rispetto all’anno precedente. Anche sul fronte occupazionale il TNPEE si colloca ai vertici: a un anno dalla laurea, il tasso di occupazione è oltre l’85%. «È una consuetudine che si ripete: i giovani ci scelgono e il sistema li assorbe immediatamente, perché c’è un bisogno di salute che li aspetta», osserva Bonifacio. Da qui il paradosso: “Il problema, allora, non è l’attrattività ma la programmazione: continuiamo a respingere centinaia di ragazzi motivati mentre nei servizi mancano TNPEE e le liste d’attesa ritardano proprio quegli interventi precoci che fanno la differenza”.
Formazione, ricerca e innovazione: le sfide della professione
Il Congresso ha dedicato ampio spazio anche alla formazione avanzata, alla ricerca e alle nuove tecnologie. Temi che, secondo la Commissione di albo nazionale, non possono essere considerati separati dalla crescita della professione. Bonifacio ha indicato quattro direttrici sulle quali lavorare: formazione avanzata e accesso ai percorsi accademici di secondo livello, sviluppo di una cultura della ricerca, innovazione tecnologica governata e costruzione di reti tra servizi e università. “Come Commissione di albo nazionale lavoriamo su quattro fronti che stanno insieme – formazione avanzata e accesso ai percorsi accademici di secondo livello, una cultura della ricerca che ci veda produttori di dati e non solo utilizzatori, un’innovazione promossa ma anche governata, la costruzione di rete con i servizi e con l’Università”, spiega.
La ricerca, in particolare, è stata indicata come uno degli ambiti nei quali il ruolo dei TNPEE deve evolvere. Nel corso della tavola rotonda è stato posto l’accento sul rischio che i professionisti rimangano ai margini dei progetti di ricerca sviluppati nelle strutture sanitarie, nonostante il loro contributo clinico e metodologico. Il tema è stato ricondotto alla necessità di una collaborazione più stretta tra Ordine professionale e Associazioni tecnico-scientifiche, per rafforzare la cultura della ricerca nei contesti clinici e stimolare i professionisti a diventare protagonisti dell’innovazione nel proprio lavoro. A questo scopo, la sessione pomeridiana del Congresso ha visto protagonista un approfondimento sul ruolo della ricerca e della formazione avanzata nello sviluppo della professione del TNPEE, con un focus sulle buone pratiche e sulle collaborazioni tra associazioni tecnico-scientifiche, strutture sanitarie e università presentato dalle dott.sse Fiorenza Broggi, Elide Monaco e Chiara Ricci.
L’opportunità del Ddl delega sul riordino delle professioni sanitarie
Il Congresso ha visto la partecipazione dell’Onorevole Marta Schifone, componente della Commissione Affari sociali della Camera dei deputati e relatrice del Disegno di legge 2700 sul riordino delle Professioni sanitarie: la legge delega sta per avere il via libera della Camera e poi passerà in Senato per l’approvazione definitiva. “Per l’esame della legge sul riordino delle professioni sanitarie abbiamo audito più di 140 tra Ordini e associazioni maggiormente rappresentative e devo dare atto alla FNO TSRM e PSTRP e al Presidente Diego Catania di aver tenuto un dialogo costante e costruttivo. Da lui abbiamo sempre ricevuto input importanti che abbiamo sempre rappresentato al Ministero della Salute. Questo è un Ordine giovane ma non fragile: la multidisciplinarietà e la multiprofessionalità sulla quale si basa sono i pilastri sui quali creare il modello di sanità del futuro” sottolinea la deputata.
La legge delega è un’opera di riordino, razionalizzazione e armonizzazione del settore molto attesa dai professionisti. “Negli ultimi anni – continua Schifone – abbiamo assistito ad un avanzamento tecnologico importante che ha portato alla necessità di adeguare le normative in tema di responsabilità, così come abbiamo provveduto a recepire le istanze per evitare che si sovrappongano competenze tra le diverse professioni. Anche sul tema della formazione universitaria abbiamo fatto un buon lavoro. Sono fiduciosa che la legge, una volta approvata alla Camera, possa avere un iter rapido al Senato e si possa poi provvedere all’emanazione dei decreti delegati, sempre con il massimo coinvolgimenti di ordini e rappresentanti della professione»”
Dalla clinica alla tecnologia: nuove possibilità per la riabilitazione
Nel programma congressuale ha trovato spazio anche l’innovazione tecnologica, con un confronto sulle applicazioni digitali nella riabilitazione in età evolutiva e sulle opportunità che possono derivare dall’integrazione tra tecnologia e pratica clinica a cura del dott. Riccardo Carbonetti. La tecnologia, però, è stata presentata non come sostituzione della relazione terapeutica, ma come uno strumento da integrare all’interno di modelli assistenziali appropriati. Spazio anche ai nuovi modelli di intervento, grazie al contributo delle dott.sse Giulia Franceschi e Marika Galliano, che hanno affrontato il tema dell’integrazione digitale ed ecologica nella presa in carico dei bambini con disturbo della coordinazione motoria (DCD), nell’ambito dei disturbi del neurosviluppo complesso. A chiudere gli approfondimenti, le dott.sse Giorgia Coratti e Stefania Petri hanno presentato una gap analysis sullo stato attuale della ricerca nel TNPEE, analizzandone potenzialità, criticità e prospettive di sviluppo. Un confronto che ha ribadito l’importanza di rafforzare la cultura scientifica della professione, promuovere reti di collaborazione e favorire una partecipazione più attiva dei TNPEE alla produzione di evidenze e all’innovazione dei percorsi clinico-riabilitativi.
Un concetto ribadito anche da Diego Catania, presidente della FNO TSRM e PSTRP, secondo cui la crescente complessità dei bisogni in età evolutiva impone risposte capaci di mettere insieme competenze differenti. “Dalle malattie rare ai disturbi del neurosviluppo, i bisogni di salute in età evolutiva sono sempre più complessi. Per questo servono risposte rapide, capaci di adattarsi e di mettere insieme competenze diverse», sottolinea Catania -. La sfida – aggiunge – è riuscire a integrare la dimensione clinica con modelli di lavoro innovativi, utilizzando anche le possibilità offerte dalla tecnologia. È in questo connubio che sta la chiave per una presa in carico davvero efficace. La specificità del TNPEE è un elemento prezioso per il nostro Servizio sanitario nazionale, indispensabile per offrire risposte vicine ai cittadini, mettendo al centro la persona e la qualità della cura, fin dall’infanzia”. Catania ha poi sottolineato che non vanno inseguiti modelli europei che hanno un numero di professioni molto più limitato: “Inseguendo i modelli europei, rischiamo di perdere tante competenze. I TNPEE, come altre figure che afferiscono ai nostri Ordini, hanno una propria professionalità: è un valore che non possiamo disperdere”.
La figura del TNPEE: eccellenza e peculiarità tutta italiana nel panorama europeo
“Questa unicità è una risorsa preziosa, non un limite, ma abbiamo la responsabilità di valorizzarla ed “esploderla” senza lasciarla isolata – sottolinea la Dott.ssa Roberta Famulari, Consigliera del Comitato Centrale della FNO – Il TNPEE è parte integrante del modello italiano di Neuropsichiatria Infantile (NPI) territoriale: un modello organizzativo-assistenziale con radici storiche profonde e avanguardistiche — penso a riforme come le leggi 180/78 o 517/77 — che all’estero vengono studiate e che uniscono l’aspetto medico-clinico a quello terapeutico-riabilitativo.
Per tutelare questo patrimonio ed evitare il rischio di arretrare per uniformarci ad altri sistemi, come Federazione nazionale degli ordini delle professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e della prevenzione, riteniamo fondamentali tre passaggi strategici:
– Maggiore visibilità: dobbiamo raccontare con un linguaggio chiaro e dati documentati la specificità della competenza neuropsicomotoria, che abilita il professionista a intervenire sin dalla nascita e lungo tutta la crescita (nella famiglia, nella scuola, nel sociale).
– Costruire comparabilità internazionale: non dobbiamo appiattire la nostra identità, ma renderla esportabile. Questo è possibile solo attraverso la ricerca, la formazione avanzata e la collaborazione scientifica europea. La ricerca misura la pratica clinica e trasforma la nostra unicità in un modello di presa in carico assistenziale realmente innovativo.
– Evoluzione normativa: il DDL 2700 è un’occasione storica per attualizzare le competenze di tutte le professioni sanitarie. Per il TNPEE significa dare piena spendibilità alla formazione e implementare competenze avanzate in ambiti cruciali come la neonatologia, i disturbi emergenti del neurosviluppo, le tecnologie assistive e la teleriabilitazione. La nostra non è una rivendicazione corporativistica. Valorizzare il TNPEE significa salvaguardare la cura della parte più importante della nostra collettività: i bambini, che rappresentano il nostro futuro.
Malattie rare, la riabilitazione non può aspettare la diagnosi eziologica
Una delle sessioni del Congresso è stata dedicata al ruolo del TNPEE nei percorsi di cura delle malattie rare in età evolutiva, con il contributo di Maria Luisa Scattoni, Direttore del Centro Nazionale Malattie Rare e coordinatore dell’Osservatorio Nazionale Autismo dell’Istituto Superiore di Sanità. “Le malattie rare rappresentano una sfida particolarmente complessa in età pediatrica, sia per la frequente insorgenza nei primi anni di vita sia per la complessità dei percorsi diagnostici e assistenziali. In questo scenario, la diagnosi funzionale e la sorveglianza neuroevolutiva assumono un’importanza particolare. L’assenza, o l’attesa, di una diagnosi eziologica definitiva non dovrebbe infatti tradursi in un ritardo nell’identificazione delle vulnerabilità dello sviluppo e nell’avvio degli interventi abilitativi e riabilitativi. All’interno dell’équipe multidisciplinare, il TNPEE può contribuire al monitoraggio longitudinale dello sviluppo, all’intercettazione precoce dei segnali di rischio e alla definizione del profilo funzionale del bambino. La valutazione neuroevolutiva diventa così uno strumento per costruire interventi individualizzati non soltanto sulle difficoltà già evidenti, ma anche sulla promozione dello sviluppo, del funzionamento e della partecipazione del bambino e della sua famiglia. Un approccio che richiede una maggiore integrazione tra Centro Nazionale Malattie Rare, servizi di neuropsichiatria infantile e servizi riabilitativi territoriali, così da costruire percorsi realmente centrati sui bisogni evolutivi”, spiega Scattoni.
La ricerca clinica, una sfida ancora aperta
Tra i protagonisti del Congresso i rappresentanti delle Associazioni Tecnico Scientifiche che hanno messo in luce il tema del ruolo dei TNPEE nella ricerca clinica. Maria Letizia Tossali, presidente dell’ATS AITNE, ha richiamato il paradosso di una professione sempre più centrale nella pratica assistenziale ma ancora troppo spesso ai margini dei progetti di ricerca sviluppati nelle strutture sanitarie. “Il tema non riguarda soltanto la possibilità di produrre nuove evidenze scientifiche, ma anche il riconoscimento del contributo teorico e metodologico che i TNPEE possono offrire alla ricerca applicata alla pratica clinica. Un limite che rischia di relegare la professione a una dimensione prevalentemente esecutiva, proprio mentre il sistema sanitario chiede alle professioni di contribuire all’innovazione e alla costruzione di percorsi basati sulle evidenze. Da qui la necessità, sottolineata nel confronto, di rafforzare la collaborazione tra Ordine professionale e Associazioni tecnico-scientifiche, sia sul piano istituzionale sia su quello operativo. L’obiettivo è creare condizioni che permettano ai TNPEE di partecipare più attivamente ai progetti di ricerca e, allo stesso tempo, di sviluppare una maggiore responsabilità individuale nel trasformare l’esperienza clinica quotidiana in domande di ricerca e innovazione”.
Giulio Santiani, Presidente dell’ATS ANUPI TNPEE, pone l’accento sulla necessità per i TNPEE di essere maggiormente propositivi nei progetti di ricerca: “La nostra associazione ha costituito una banca dati di tutti gli articoli nei quali sono coinvolti i TNPEE che serve non solo a visionare la produzione già avvenuta ma anche a sentirsi motivati ad intraprendere dei progetti di ricerca. Attraverso questa indagine abbiamo rilevato un numero maggiore di colleghi che hanno partecipato alle pubblicazioni scinetifiche rispetto al dato atteso. Questo rappresenta il collante tra clinica e ricerca e compito delle Società scientifiche è andare ad individuare bandi e opportunità e creare un contatto tra il TNPEE e le occasioni per potersi esprimere”.
La qualità della presa in carico non può dipendere dal territorio
L’intervento del Dott. Angelo Mastrillo ha approfondito i dati statistici inerenti al fabbisogno formativo, ai tassi di occupazione e alle domande di ammissione ai corsi universitari. A seguire, la Dott.ssa Fazzi e il Dott. Guzzetta hanno evidenziato il valore strategico della presa in carico precoce, tratto distintivo della professione del TNPEE, sottolineando come il suo intervento sia fondamentale per prevenire la frammentazione tipica dei percorsi focalizzati sulla singola funzione e proiettando la riflessione verso il panorama internazionale. Il tema dell’organizzazione dei servizi attraversa trasversalmente i diversi argomenti affrontati durante il Congresso. Dalla formazione alla ricerca, dalle malattie rare all’innovazione, la questione centrale resta la possibilità di garantire percorsi omogenei e tempestivi. È qui che Bonifacio individua una delle principali sfide per il futuro della professione. “Con una priorità che è anche una questione di giustizia: oggi la qualità della presa in carico dipende ancora troppo da dove il bambino nasce. Ridurre questa disomogeneità è il primo impegno che ci assumiamo”. Un obiettivo che implica non soltanto una maggiore disponibilità di professionisti, ma anche una rete più solida tra servizi sanitari, scuola, servizi sociali, università e famiglie. Il Congresso ha così restituito l’immagine di una professione chiamata a evolvere insieme ai bisogni della popolazione pediatrica: più ricerca, maggiore formazione, uso consapevole dell’innovazione e soprattutto una presa in carico capace di accompagnare il bambino lungo il percorso di crescita. La sfida, in definitiva, non è soltanto garantire più prestazioni, ma costruire percorsi precoci, continui, personalizzati e territorialmente omogenei, mettendo il bambino e la famiglia al centro della rete assistenziale.
19 Ottobre 2026
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