La radioterapia stereotassica permette di concentrare dosi elevate di radiazioni sul tumore in poche sedute, limitando l’esposizione dei tessuti sani. Nel tumore del pancreas, però, il trattamento è particolarmente complesso quando la lesione si trova a stretto contatto con duodeno, stomaco e intestino tenue, organi molto sensibili alle radiazioni. A complicare la pianificazione contribuiscono anche i movimenti del pancreas durante la respirazione, mentre sono ancora limitate le evidenze sui parametri di dose che influenzano il controllo locale della malattia. Su queste criticità si concentra uno studio prospettico dell’Istituto del Radio “O. Alberti” degli Spedali Civili di Brescia, pubblicato sulla rivista Cancers.
Tra il 2019 e il 2024 sono stati arruolati 104 pazienti con adenocarcinoma duttale pancreatico primitivo o recidiva locale, a contatto con gli organi gastrointestinali e non candidabili alla chirurgia. L’età mediana era di 74 anni e circa due pazienti su tre non avevano ricevuto chemioterapia preliminare per controindicazioni cliniche o condizioni generali non adeguate. Il trattamento prevedeva 45 Gy in sei sedute, utilizzando la tecnica di protezione integrata simultanea (Simultaneous Integrated Protection, SIP). Questo approccio consente di modulare la dose nella porzione del bersaglio che si sovrappone agli organi gastrointestinali, mantenendo una maggiore intensità di trattamento nelle aree più distanti dalle strutture a rischio.
Dopo un follow-up mediano di 19 mesi, la libertà da recidiva locale è risultata del 91,9% a un anno e dell’86,6% a due anni, con una sopravvivenza globale mediana di 36 mesi. Complessivamente sono state osservate 15 recidive locali: nove nell’area in cui la dose era stata ridotta per proteggere gli organi gastrointestinali e sei al di fuori di essa, senza differenze statisticamente significative. Lo studio ha inoltre individuato alcuni parametri associati a un migliore controllo locale. In particolare, i risultati sono stati più favorevoli quando il volume di sovrapposizione tra bersaglio e organi a rischio non superava i 4 centimetri cubi e la dose media erogata in quest’area raggiungeva almeno 28 Gy. Si tratta di indicazioni utili per orientare la pianificazione radioterapica, che richiedono tuttavia ulteriori conferme.
Sul fronte della sicurezza, sono stati registrati nove eventi acuti di grado 3, prevalentemente colangiti che hanno richiesto il ricovero, e due eventi di grado 4. Sono stati inoltre osservati due decessi tardivi per i quali non è stato possibile stabilire con certezza una correlazione con la radioterapia. Non sono emerse differenze significative nel controllo locale tra le tre tecnologie radioterapiche utilizzate, un risultato che sottolinea l’importanza di una pianificazione accurata e coerente del trattamento.
Un altro elemento del protocollo riguarda la preparazione del paziente. A partire da tre giorni prima della TC di pianificazione e fino al termine della radioterapia, i pazienti seguivano una dieta povera di FODMAP e assumevano agenti antimeteorici. Nei casi di meteorismo più importante, rilevato durante la TC di pianificazione, era inoltre previsto l’impiego di un integratore a base di enzimi digestivi, come alfa- e beta-galattosidasi, e carvi. L’obiettivo della preparazione intestinale era ridurre la presenza di gas e favorire condizioni anatomiche più stabili durante il trattamento, limitando le variazioni che possono influenzare la distribuzione della dose.
Lo studio non ha però valutato direttamente l’efficacia della preparazione intestinale né il suo contributo al controllo locale o alla riduzione della tossicità. Gli autori la indicano comunque tra i possibili ambiti di ottimizzazione del trattamento, insieme alle tecnologie che consentono di ridurre i margini di irradiazione, come la gestione del movimento respiratorio, la radioterapia guidata da risonanza magnetica e la ripianificazione adattativa. La ricerca, condotta in un unico centro e senza un gruppo di confronto, presenta alcuni limiti che richiedono cautela nell’interpretazione dei risultati. Saranno necessari ulteriori studi per confermare i parametri individuati e confrontare la tecnica SIP con la pianificazione stereotassica convenzionale.
Nel complesso, i risultati evidenziano il potenziale di una radioterapia sempre più personalizzata, nella quale la precisione della pianificazione e la protezione degli organi sani rappresentano elementi centrali del trattamento. La preparazione intestinale costituisce un ulteriore aspetto da approfondire per comprenderne il possibile contributo all’ottimizzazione della terapia.
Fonte: Bonù ML, Balduzzi J, Pedersoli G, et al. Impact of Dosimetric Parameters on Tumor Control in Stereotactic Radiotherapy for Pancreatic Cancer: A Prospective Study on 104 Patients Treated with Simultaneous Integrated Protection (SIP). Cancers. 2025;17:3617. DOI: 10.3390/cancers17223617.