Ci sono parole che, pronunciate dal Presidente della Repubblica, raggiungono anche chi ha smesso di ascoltare la politica. Quelle sulle diseguaglianze territoriali, soprattutto nella sanità, appartengono a questa categoria. Ricordano che dietro una lista d’attesa, un viaggio per curarsi, un servizio territoriale assente, c’è una cittadinanza che perde consistenza.
A Sergio Mattarella mi lega quel sentimento di affetto e di rispetto che si riserva a chi ha saputo rappresentare la Repubblica nei suoi passaggi difficili. È proprio questa considerazione a suggerire un’attesa ulteriore: che il richiamo all’eguaglianza si accompagni, con altrettanta autorevolezza, alla richiesta di rendere operanti gli strumenti destinati a garantirla.
Perché le diseguaglianze hanno cause, responsabilità e meccanismi di riproduzione. E una parte decisiva di questi meccanismi riguarda il finanziamento pubblico: come si determinano i bisogni, come si distribuiscono le risorse, come si compensano le differenti capacità fiscali dei territori, come si verifica ciò che viene effettivamente assicurato ai cittadini.
La Costituzione affronta questo problema. L’articolo 119 tiene insieme autonomia finanziaria, perequazione per i territori con minore capacità fiscale per abitante e finanziamento integrale delle funzioni attribuite agli enti territoriali. La solidarietà entra così nell’architettura della finanza pubblica: diventa una responsabilità da organizzare e sostenere con risorse adeguate.
È in questa prospettiva che andrebbe restituito al federalismo fiscale il suo significato costituzionale. La legge n. 42 del 2009 ne ha indicato espressamente gli obiettivi: solidarietà, coesione sociale, graduale superamento della spesa storica e responsabilizzazione degli amministratori. Un disegno nel quale autonomia e garanzia dei diritti devono procedere insieme.
Occorre dunque parlare della sua attuazione, dei risultati da conseguire, degli adempimenti da completare. Anche i nuovi interventi normativi sul federalismo fiscale regionale, a partire dal decreto legislativo n. 147 del 2026, rendono necessario seguire il passaggio dalle disposizioni ai loro effetti. L’approvazione di una norma apre una responsabilità: farla funzionare.
Qui si colloca l’attesa nei confronti del Quirinale. Il Presidente rappresenta l’unità nazionale e può inviare messaggi alle Camere. La scelta degli strumenti e delle occasioni appartiene alla sua valutazione istituzionale; il loro valore, però, può essere quello di riportare al centro del confronto pubblico un’attuazione dalla quale dipende la concretezza dell’eguaglianza.
Sarebbe perciò preziosa una sollecitazione rivolta al Governo e al Parlamento, ciascuno nelle proprie competenze, affinché il finanziamento dei diritti sociali trovi nella perequazione una garanzia effettiva. Un richiamo capace di chiedere conto dei tempi, delle scelte e degli esiti attesi. Per chi aspetta una prestazione sanitaria, il calendario dell’attuazione ha conseguenze sulla propria vita.
Naturalmente le risorse devono accompagnarsi alla capacità di amministrarle. La perequazione richiede controlli, trasparenza e responsabilità: deve raggiungere i bisogni delle persone e tradursi in servizi. Proprio per questo, finanziamento e organizzazione vanno considerati insieme, evitando che le inefficienze diventino un alibi per lasciare irrisolte le insufficienze.
Le parole del Presidente hanno la forza di sottrarre questi temi alla disputa quotidiana. Potrebbero averne ancora di più se aiutassero a rendere riconoscibile il percorso che conduce dalla denuncia alla rimozione delle diseguaglianze.
È questo il passo ulteriore che ci si può permettere di auspicare, anche da chi si stima profondamente. Perché l’unità nazionale si misura anche nella possibilità di curarsi vicino a casa, nell’assistenza ricevuta quando si diventa fragili, nella certezza che una minore ricchezza del territorio non si trasformi in una minore protezione della persona.
Presidente, il suo richiamo all’eguaglianza è prezioso. Una sollecitazione altrettanto esplicita ad attuarne le condizioni finanziarie lo renderebbe ancora più necessario.