Larevisione della disciplina sui trattamenti sanitari obbligatori (Tso) è al centro di un lavoro tecnico che punta a definire modalità operative uniformi su tutto il territorio nazionale. Lo ha dichiarato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, rispondendo in Aula al Senato al question time presentato da Marco Lombardo (Az), che aveva chiesto chiarimenti sulle iniziative di revisione alla luce delle recenti pronunce della Corte costituzionale.
La complessità del Tso
“La tutela della salute e la salvaguardia dei diritti fondamentali della persona sono obiettivi convergenti, da perseguire congiuntamente con un quadro normativo chiaro e un’organizzazione dei servizi appropriata e pienamente rispettosa della dignità umana”, ha esordito Schillaci. Il ministro ha poi ricordato che “l’istituto del Tso rappresenta, per sua natura, uno degli ambiti di maggiore complessità interpretativa nell’applicazione dell’articolo 32 della Costituzione”.
Schillaci ha spiegato che, “laddove sussistano congiuntamente i requisiti previsti dagli articoli 33, 34 e 35 della legge 833 del 1978, in caso di malattia mentale, ci sono alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, non accettabili dall’interessato, in assenza delle condizioni per adottare tempestivamente misure sanitarie extraospedaliere”. In questi casi, “il principio cardine della volontarietà delle cure deve raccordarsi con la facoltà, riconosciuta dalla legge, di disporre un trattamento sanitario obbligatorio”. E ha precisato: “Il Tso non è un atto terapeutico ma uno strumento sanitario che consente di effettuare atti terapeutici anche in assenza del consenso della persona”.
Il gruppo di lavoro
Il ministro ha ricordato che la materia “è stata oggetto di due rilevanti pronunce della Corte costituzionale” e che il Ministero l’aveva già attenzionata “nell’ambito del Tavolo di lavoro tecnico per la salute mentale, previsto dal decreto ministeriale del 27 aprile 2023”. Per recepire al meglio le indicazioni del Giudice delle leggi, Schillaci ha annunciato di aver istituito, “anche prima della sentenza del 2026, uno specifico Gruppo di lavoro incaricato di approfondire e aggiornare le procedure operative relative agli Aso e ai Tso”.
Il Gruppo, costituito con decreto del 23 giugno 2026 e integrato con decreto del 14 ottobre scorso, vede la partecipazione di “rappresentanti del Ministero della giustizia, del Ministero dell’interno, della magistratura e del Tribunale per i minorenni, nonché un rappresentante dell’Anci ed esperti della materia”. Il suo compito è “raccogliere ed elaborare i dati epidemiologici e di analizzare le garanzie amministrative e giurisdizionali applicabili”.
Le prospettive
Dal punto di vista sanitario, ha spiegato il ministro, “i lavori del Gruppo sono orientati alla definizione di modalità operative uniformi per l’Aso e per il Tso in regime di degenza ospedaliera, valutando anche la praticabilità clinica e normativa di un Tso in regime extraospedaliero”. Il tutto nel “rigoroso rispetto del principio di autodeterminazione terapeutica”, con attenzione “ai profili concernenti la libertà di scelta del paziente e la possibile individuazione di luoghi di cura alternativi”.
Il documento, ha assicurato Schillaci, “verrà condiviso in Conferenza Stato Regioni per una auspicabile applicazione, nei modi e nei tempi, equa e omogenea su tutto il territorio nazionale, nel rispetto delle garanzie costituzionali, e del diritto alla salute e alla cura”. Infine, il ministro ha annunciato che, “per assicurare la massima tutela della popolazione più giovane, il Gruppo è impegnato nell’elaborazione di modalità specifiche per la gestione dell’Aso e del Tso nei pazienti minorenni”. E ha concluso confermando “l’impegno del Ministero a elaborare tempestivamente un documento in materia da condividere in sede di Conferenza Stato-Regioni nell’ottica di una piena uniformità sull’intero territorio nazionale”.