Malattie rare. In GU il credito d’imposta per la ricerca: fino a 200mila euro a progetto

Malattie rare. In GU il credito d’imposta per la ricerca: fino a 200mila euro a progetto

Malattie rare. In GU il credito d’imposta per la ricerca: fino a 200mila euro a progetto

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto firmato da Schillaci, Bernini e Giorgetti. L'agevolazione copre il 65% delle spese ammissibili ed è riservata a Irccs, università ed enti di ricerca che operano in ambito non economico. IL DECRETO

Un nuovo strumento per sostenere la ricerca sulle malattie rare e la produzione di farmaci orfani. È entrato in vigore il decreto del Ministro della Salute, di concerto con il Ministro dell’Università e della Ricerca e con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, che stabilisce criteri e modalità per la concessione di un contributo sotto forma di credito d’imposta. Il regolamento è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 29 ottobre 2026.

L’agevolazione, prevista dall’articolo 12, comma 3, della legge 175/2021, è riconosciuta fino a un importo massimo annuale di 200mila euro per ciascun beneficiario, nel limite di spesa complessivo di 10 milioni di euro annui, e copre il 65% delle spese sostenute per l’avvio e la realizzazione di progetti di ricerca finalizzati allo sviluppo di protocolli terapeutici sulle malattie rare o alla produzione di farmaci orfani.

Chi può accedere

Possono beneficiare del credito d’imposta gli Irccs e gli altri enti del Servizio sanitario nazionale, le università pubbliche o private e gli organismi di ricerca e diffusione della conoscenza pubblici e privati. Per accedere, le attività svolte devono essere “quasi esclusivamente di natura non economica”: l’eventuale utilizzo economico deve rimanere puramente accessorio e non superare il 20% della capacità annua complessiva dell’ente. Sono esclusi i soggetti in stato di liquidazione o destinatari di sanzioni interdittive.

Le spese ammissibili e i requisiti

Le spese ammissibili riguardano investimenti immateriali (software, piattaforme, applicazioni), investimenti materiali (acquisto, noleggio o leasing di strumenti e attrezzature) e il costo salariale del personale dipendente o con contratto di collaborazione. In quest’ultimo caso, il costo non deve superare il 40% del totale dei costi ammissibili del progetto. Le spese devono essere effettivamente sostenute, comprovate da fatture quietanzate con l’indicazione del Codice unico di progetto (Cup) e non devono essere oggetto di altri contributi pubblici.

Per ottenere il contributo, i soggetti interessati devono presentare un’istanza entro il 31 marzo di ogni anno al Ministero della Salute. Il coordinatore del protocollo di ricerca deve essere un ricercatore con un H-Index di almeno 18 e deve essere primo, ultimo o autore corrispondente in almeno 15 pubblicazioni indicizzate, a pena di inammissibilità.

La fruizione e i controlli

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, tramite modello F24, decorsi dieci giorni dalla comunicazione del riconoscimento. Non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile Irap. Il Ministero della Salute effettuerà controlli e ispezioni anche a campione, e in caso di accertata insussistenza dei requisiti o di dichiarazioni false, procederà alla revoca del contributo e al recupero delle somme indebitamente utilizzate, maggiorate di interessi e sanzioni. Il decreto prevede anche una clausola di invarianza finanziaria: le amministrazioni provvederanno all’attuazione nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente, senza nuovi oneri per la finanza pubblica.

30 Ottobre 2026

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