La corsa alla guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è ufficialmente iniziata. L’Oms ha reso noti i nomi dei sette candidati proposti dagli Stati membri: Hanan Mohammed Al-Kuwari, Hanan Balkhy, Hans Henri P. Kluge, María P. Neira, Budi Gunadi Sadikin, Li Song e Gevorg Tamamyan.
Sette candidature che riflettono ambizioni, interessi e sensibilità geopolitiche differenti, in una competizione destinata a pesare ben oltre la scelta di chi guiderà l’Organizzazione.
Dietro la ritualità dell’elenco, si nasconde infatti una partita politica complessa. La candidatura che catalizza l’attenzione globale è quella di Li Song, dirigente sanitaria cinese, il cui nome era già circolato nelle ultime settimane. La sua corsa arriva in un momento critico per l’Oms, segnato dal ritiro degli Stati Uniti – diventato effettivo il 22 gennaio 2026 – e da una crisi finanziaria che ha ridotto il budget per il biennio 2026-2027 da 5,3 a 4,2 miliardi di dollari, con tagli programmati al personale.
Il vuoto americano e l’avanzata cinese
L’uscita di Washington ha lasciato un vuoto innanzitutto economico: gli Stati Uniti, principale finanziatore nazionale dell’Oms, si sono ritirati lasciando contributi obbligatori non versati per circa 260 milioni di dollari. Ma il peso della rottura è anche politico. Washington ha motivato la propria decisione accusando l’Organizzazione di essere stata troppo vicina a Pechino durante la pandemia, trasformando una controversia sulla gestione dell’emergenza sanitaria in una frattura nei rapporti con la principale potenza mondiale.
In questo scenario, la Cina è diventata il primo contributore per le quote obbligatorie degli Stati membri. E la candidatura di Li Song, una tecnica con oltre vent’anni di carriera nell’amministrazione sanitaria cinese, non sembra una coincidenza. Pechino guida già la Fao dal 2019 ed è il secondo finanziatore del bilancio dell’Onu. Portare una propria funzionaria al vertice dell’Oms significherebbe estendere la propria sfera di influenza anche sulle priorità sanitarie globali e sulla gestione delle future emergenze. Se eletta, sarebbe la seconda cittadina cinese a guidare l’Agenzia dopo Margaret Chan (2007-2017).
Un profilo tecnico, ma non una garanzia di indipendenza
Non si può dire che Li Song sia una figura politica: non ha incarichi di partito, così come non ha un profilo da diplomatica di carriera. Laureata in Medicina clinica, Ginecologia e Ostetricia, con un dottorato in Sanità pubblica e un periodo come visiting scholar ad Harvard, dal 2021 è direttrice generale del Dipartimento per la salute materno-infantile della National Health Commission. Ha lavorato alla risposta alla Sars nel 2003 e ha già collaborato con l’Oms come componente dello Stage per la salute materno-infantile. Un curriculum qualificato, che però non costituisce di per sé una garanzia di indipendenza dal governo che l’ha candidata.
La sua candidatura solleva inevitabilmente una domanda politica, che serpeggia tra le cancellerie: fino a che punto una direttrice generale cinese potrebbe garantire l’autonomia dell’Oms rispetto agli interessi e alle pressioni di Pechino?
Il nodo della fiducia e il precedente Covid
Il vero rischio, però, non è solo politico. Esiste anche un problema di fiducia. Il gruppo consultivo Sago dell’Oms, nel 2025, ha segnalato che mancavano ancora informazioni cruciali richieste alla Cina per ricostruire le origini del Covid: sequenze genetiche delle prime infezioni, dati sugli animali venduti nei mercati di Wuhan e informazioni sulle condizioni di biosicurezza dei laboratori. Una ricostruzione rimasta incompleta che tuttora pesa come un macigno sulla credibilità dell’Organizzazione.
La candidatura cinese arriva in un momento in cui l’Organizzazione è finanziariamente indebolita e la fiducia internazionale è già stata messa alla prova dalla pandemia. Il punto è che un’Oms sospettata di condizionamenti politici rischia di non ottenere la cooperazione degli Stati quando arriverà la prossima emergenza.
Le prossime tappe
La partita è ancora aperta. Il primo forum dei candidati è previsto per il 18 e 19 novembre 2026 a Ginevra, con webcast pubblico in tutte le lingue ufficiali. A gennaio 2027, il Consiglio esecutivo selezionerà una shortlist di cinque candidati, per poi nominarne fino a tre. Il secondo forum si terrà il 15 marzo 2027. La decisione finale spetterà all’Assemblea mondiale della sanità prevista a maggio 2027, con voto segreto. Il nuovo Direttore Generale entrerà in carica il 16 agosto 2027.
Come dicevamo, i nomi dei candidati sono sette, restano quindi pienamente in corsa anche Qatar, Arabia Saudita, Belgio, Spagna, Indonesia e Botswana. Ma la vera sfida, per l’Europa e per il mondo, sarà quella di difendere un’Oms autorevole, trasparente e indipendente, chiunque venga eletto.