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Morbillo. Pediatri Fimp e Sip: “Coperture vaccinali insufficienti. Una malattia prevenibile non può tornare a mettere in pericolo i bambini”
“Quando le coperture vaccinali si riducono, il virus torna inevitabilmente a trovare spazio", ammonisce la Fimp dopo il decesso di un bambino in Usa. Sip: “Seconda dose ferma all'84,45%, ben lontana dall'obiettivo di copertura necessario per l'eliminazione del morbillo”. Per i pediatri necessario rafforzare la fiducia nella prevenzione.
“La morte di un bambino per morbillo nello Stato di New York, il primo decesso registrato dopo trent’anni, è una notizia drammatica che ci ricorda quanto sia pericoloso considerare alcune malattie come definitivamente superate. Il morbillo è altamente contagioso, può determinare complicanze gravi e, in alcuni casi, essere letale. Ma soprattutto è una malattia che possiamo prevenire”. Così Antonio D’Avino, presidente nazionale Fimp (Federazione italiana medici pediatri), commenta in una nota il decesso di un bambino avvenuto negli Stati Uniti nell’ambito della forte ripresa della circolazione del virus.
“Quando le coperture vaccinali si riducono – spiega D’Avino – il virus torna inevitabilmente a trovare spazio, con conseguenze che possono essere particolarmente gravi proprio per i bambini e per le persone più fragili. Anche in Italia è necessario mantenere alta l’attenzione, recuperando eventuali ritardi vaccinali e contrastando le sacche di mancata immunizzazione. Come Pediatri di Famiglia abbiamo una responsabilità centrale nel rapporto con i genitori: informare in modo chiaro, rispondere ai dubbi e rafforzare la fiducia nella prevenzione. Non possiamo permettere che una malattia prevenibile torni a rappresentare un rischio per la vita dei bambini”, conclude il presidente della Fimp.
Un forte richiamo alla vaccinaizone arriva anche dalla Sip, Società Italiana di Pediatria. “I dati appena diffusi dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) attestano che l’Italia è il Paese dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo con il maggior numero di casi di morbillo: 651 negli ultimi dodici mesi, oltre un quarto di quelli complessivamente registrati. Un primato preoccupante, accompagnato da un’incidenza più che doppia rispetto alla media europea (11 casi per milione di abitanti contro 5,1), che riporta al centro dell’attenzione il problema delle coperture vaccinali ancora insufficienti”.
A quasi dieci anni dall’introduzione dell’obbligo vaccinale nel 2017, infatti, sottolinea la Sip, “i progressi registrati non sono stati uniformi”. Secondo un’elaborazione della Società Italiana di Pediatria (SIP) sui dati ufficiali del Ministero della Salute, “tra il 2016 e il 2024 la copertura con la prima dose contro il morbillo è passata dall’87,26% al 94,77%, avvicinandosi all’obiettivo del 95%. Quella con la seconda dose è invece cresciuta molto meno, dall’82,24% all’84,45%, rimanendo ben lontana dall’obiettivo di copertura necessario per l’eliminazione del morbillo”.
“La morte di un bambino per morbillo negli Stati Uniti, di cui abbiamo avuto notizia proprio ieri, ricorda che non stiamo parlando di una malattia innocua. I nuovi dati europei sono un segnale che non possiamo ignorare: il morbillo continua a circolare e l’Italia paga il prezzo di coperture vaccinali ancora insufficienti. La priorità è individuare e recuperare chi non è adeguatamente protetto, non soltanto tra i bambini, ma anche tra gli adolescenti e i giovani adulti”, afferma il presidente della Società Italiana di Pediatria Rino Agostiniani.
“A fronte dei progressi registrati con la prima dose, la copertura con la seconda non solo resta insufficiente, ma negli ultimi anni mostra persino una lieve flessione – osserva Rocco Russo, responsabile del Tavolo tecnico vaccinazioni della Sip –. Questo significa che continuano a esserci persone che non completano il ciclo vaccinale, contribuendo al permanere di gruppi suscettibili all’infezione. L’obiettivo non deve essere soltanto aumentare il numero di bambini che iniziano il percorso vaccinale, ma assicurarsi che lo completino. Serve un impegno concreto e coordinato di tutti gli attori coinvolti nel percorso vaccinale, perché le lacune nelle coperture possono avere conseguenze gravissime, fino alla perdita di vite umane che la vaccinazione avrebbe potuto proteggere”.
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