Gentile Direttore,
il 15 ottobre si è conclusa la consultazione promossa da Agenas sulla bozza del “Documento di Indirizzo per lo sviluppo e la gestione della Teleradiologia”. Un’iniziativa importante, che affronta l’evoluzione tecnologica e organizzativa della diagnostica per immagini e merita un confronto ampio e rigoroso.
Il Sindacato Nazionale Area Radiologica (SNR), non rientrando tra i soggetti ammessi alla consultazione, non ha potuto presentare direttamente le proprie osservazioni. Riteniamo tuttavia necessario contribuire al dibattito, mettendo al centro la sicurezza del paziente, l’appropriatezza delle prestazioni e il rispetto delle responsabilità professionali.
La teleradiologia non nasce oggi. Il Rapporto ISTISAN 10/44 del 2010 ne ha delineato principi e modalità operative; le linee guida ministeriali pubblicate il 9 novembre 2015 hanno definito ulteriori criteri applicativi. Il loro rilievo è stato ribadito dall’articolo 161, comma 2, del D.Lgs. 101/2020, che ne prevede l’applicazione fino alla pubblicazione delle pertinenti nuove linee guida. Anche la sentenza del TAR Lazio n. 11242/2022, respingendo il ricorso contro il documento del 2015, si colloca in questo quadro.
Da qui la nostra prima osservazione: un documento di indirizzo organizzativo può certamente accompagnare l’innovazione, ma occorre chiarire come si coordini con la disciplina vigente. L’articolo 161 del D.Lgs. 101/2020 attribuisce infatti al Ministero della Salute, secondo il procedimento ivi previsto, l’adozione delle linee guida sulle pratiche radiologiche. Evitare sovrapposizioni e incertezze applicative è una garanzia per pazienti e professionisti.
Un secondo punto riguarda la distinzione fra urgenza-emergenza e attività programmata. Sono contesti con esigenze, tempi e organizzazione diversi, che non possono essere ricondotti a un modello indistinto. Soprattutto, la posizione del SNR è chiara: la teleradiologia non deve trasformarsi in una risposta strutturale alla carenza di medici radiologi, né essere presentata come soluzione automatica alle liste d’attesa.
La radiologia non è una catena di montaggio. Non si migliora l’assistenza moltiplicando i referti a parità di organico, mentre gli stessi professionisti sono già impegnati in pronto soccorso, diagnostica ordinaria, screening e attività ospedaliere. L’efficienza ha senso soltanto se rafforza qualità e sicurezza delle cure.
Non siamo contrari a nuove applicazioni. L’evoluzione delle tecnologie potrebbe rendere valutabile, nel quadro di indicazioni aggiornate, anche l’estensione a selezionate prestazioni TC senza mezzo di contrasto. Occorrono però percorsi aziendali definiti, adeguati standard tecnici, collegamenti affidabili e una chiara identificazione delle responsabilità cliniche e operative. La teleradiologia può offrire opportunità nei presidi periferici e nelle aree disagiate, nelle organizzazioni su più sedi e in specifiche situazioni di necessità: non può diventare la regola per eludere i requisiti di personale.
Restano essenziali le tutele per le prestazioni con mezzo di contrasto e per i pazienti pediatrici. Le linee guida del 2015 escludono che indagini contrastografiche siano eseguite dal TSRM in assenza del medico radiologo; l’articolo 165 del D.Lgs. 101/2020 richiede inoltre particolari cautele di giustificazione e ottimizzazione nelle esposizioni pediatriche. Tali profili devono trovare una disciplina esplicita e coerente nei modelli organizzativi proposti.
La bozza richiede, a nostro giudizio, ulteriori approfondimenti anche su consenso informato, protezione dei dati sanitari, cybersecurity, qualità delle immagini e requisiti delle postazioni remote. La distanza non può ridurre né le garanzie per il cittadino né l’affidabilità diagnostica. Per la risonanza magnetica devono inoltre essere rispettati gli specifici obblighi di presenza e sicurezza previsti dal DM 14 gennaio 2021.
Il punto, dunque, non è scegliere tra innovazione e tutela della professione. È scegliere un’innovazione che non abbassi gli standard clinici e non trasferisca sui pazienti e sui professionisti il peso delle carenze organizzative.
Il SNR sostiene una teleradiologia appropriata, sicura e regolata con chiarezza. Per questo auspica che il confronto prosegua nelle sedi istituzionali competenti, con il coinvolgimento di tutte le componenti professionali interessate. La tecnologia deve essere al servizio delle cure: non sostituirsi alle competenze e alle responsabilità che le rendono sicure.
Giulio Argalia
Segretario Nazionale SNR – Sindacato Nazionale Area Radiologica