Sconti aggressivi, promozioni sui social network che riducono terapie complesse a mode estetiche, prescrizioni non sempre rispettose dei protocolli clinici. È il quadro denunciato dall’Ordine provinciale dei farmacisti di Roma in una segnalazione inviata il 28 ottobre al ministero della Salute e ad altre autorità, con particolare riferimento a Mounjaro (tirzepatide) e agli analoghi agonisti recettoriali del Glp-1, farmaci indicati per il diabete di tipo 2 e per l’obesità o il sovrappeso in presenza di specifiche condizioni.
Cosa denuncia l’Ordine
La segnalazione, firmata dal presidente Giuseppe Guaglianone e indirizzata anche all’Aifa, all’Antitrust, ai Nas e all’Ordine dei medici di Roma, parla di una “situazione di crescente criticità” che interessa distribuzione, prescrizione e dispensazione di questi medicinali. Al centro dell’allarme c’è la pressione mediatica e commerciale, alimentata da piattaforme telematiche e social network, che secondo l’Ordine “tende a banalizzare trattamenti farmacologici complessi e di rilevante impatto clinico”, riducendoli a “mere tendenze estetiche o di costume”. Il rischio, si legge, è di “distorsioni sul mercato e sulla regolare continuità assistenziale”, con il settore esposto a “logiche di accaparramento speculativo” e a dinamiche di concorrenza estranee alla missione sanitaria.
Il secondo punto riguarda le politiche di sconto: la lettera denuncia “politiche di sconto aggressive e promozioni commerciali” finalizzate a incentivare l’acquisto dei medicinali, “trattandoli alla stregua di beni di consumo voluttuari anziché di terapie etiche salvavita”. Da qui la richiesta di verificare l’aderenza ai “rigidi protocolli prescrittivi” e alle normative sulla dispensazione, alla luce di segnalazioni su “prassi non sempre in linea con il rigoroso vaglio clinico-diagnostico o con i canali formali previsti”. Un passaggio che chiama in causa anche “la salvaguardia del decoro e della dignità che i professionisti della salute hanno il dovere di custodire”.
La posizione del Ministero
Il Ministero non è rimasto inerte, ma ha scelto una linea precisa: trasmettere, non decidere. Con una nota del 30 ottobre firmata dal dirigente Antonio Federici, il dicastero ha inviato la segnalazione agli assessorati alla Sanità di tutte le Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, “per i seguiti ritenuti utili”. La nota chiarisce che la competenza sulla vigilanza delle farmacie è delle Regioni, alle quali spetta valutare le eventuali iniziative. Per conoscenza, la lettera è stata inviata anche alla Fofi, all’Ordine dei farmacisti di Roma e all’Aifa. Il Ministero, in sostanza, non entra nel merito delle singole condotte né dispone verifiche centralizzate: riconosce la segnalazione, la qualifica come meritevole di approfondimento e la gira agli enti territorialmente competenti. Una scelta coerente con l’assetto istituzionale, ma che lascia alle Regioni il compito di tradurre l’allarme in controlli concreti.
La mossa della Lombardia
Tra le prime amministrazioni a muoversi c’è la Lombardia. Con una circolare del 2 novembre, la Direzione generale Welfare ha inoltrato la nota ministeriale ai direttori generali delle Ats, delle Asst, degli Irccs pubblici e privati e delle strutture private accreditate. La circolare, firmata dal direttore generale Mario Giovanni Melazzini, spiega che i servizi farmaceutici e i servizi epidemiologici delle Ats “stanno procedendo con le analisi di appropriatezza prescrittiva sui farmaci antagonisti dei recettori anti Glp-1 con una procedura condivisa a livello di Direzione regionale”. L’obiettivo è “verificare i drivers alla base dell’importante crescita del consumo a carico del Ssn sia a livello nazionale che regionale”. I risultati, si legge ancora, “verranno condivisi con i Dipartimenti di Cure primarie al fine di attivare le eventuali azioni correttive sul territorio”.
Il nodo dell’appropriatezza
La vicenda mette al centro un tema che riguarda da vicino la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale: la crescita dei consumi di questi farmaci, sempre più prescritti anche per finalità di dimagrimento, e la necessità di verificare che la prescrizione segua criteri clinici rigorosi. La preoccupazione dell’Ordine dei farmacisti non è di vietare l’accesso a terapie efficaci, ma di evitare che la pressione commerciale e mediatica finisca per distorcere la filiera, con il rischio di sottrarre risorse a chi ne ha realmente bisogno e di compromettere la continuità assistenziale per i pazienti che rientrano nelle indicazioni cliniche. Il Ministero ha scelto la linea della trasmissione alle Regioni, la Lombardia ha già avviato le verifiche. Starà ora alle altre amministrazioni territoriali decidere se e come intervenire.