L’allarme di Bissoni (Agenas): “Sulle famiglie i ticket sanitari pesano più dell’Imu e dell’Iva”

L’allarme di Bissoni (Agenas): “Sulle famiglie i ticket sanitari pesano più dell’Imu e dell’Iva”

L’allarme di Bissoni (Agenas): “Sulle famiglie i ticket sanitari pesano più dell’Imu e dell’Iva”
Uno studio dell’Agenzia mostra gli effetti del "superticket": 400 euro a famiglia, che da gennaio potrebbero raddoppiare. Pesantissimo per i cittadini che pagano. Ridotte del 17,2% le prestazioni richieste. Ma ci rimette anche il Ssn che non compensa i mancati finanziamenti. LO STUDIO. TABELLA TICKET REGIONI.

Il superticket sull’assistenza specialistica introdotto con la finanziaria 2011, l’ultima firmata da Tremonti, sembra aver fallito l’obiettivo. Avrebbe dovuto compensare un mancato finanziamento al Ssn di 830 milioni, ma le stime dicono che complessivamente dovrebbe aver prodotto un gettito di soli 244 mln. E in alcune Regioni, come il Veneto, tra il 2011 e il 2012 si è registrata addirittura una riduzione delle somme provenienti dai ticket.

I dati vengono da uno studio condotto dall’Agenas, nell’ambito del progetto Remolet (Rete di monitoraggio dei livelli essenziali tempestiva), e sono stati presentati questa mattina alla stampa da Giovanni  Bissoni, presidente dell’Agenzia, Fulvio Moirano, direttore dell’Agenas, e Cesare Cislaghi, che ha curato l’indagine.

“Questo lavoro mostra come la riduzione di finanziamenti di ulteriori due miliardi dal gennaio 2014, prevista dalla stessa finanziaria 2011, sia insostenibile per il sistema” ha sottolineato Giovanni Bissoni. “Non sta a me dare soluzioni – ha aggiunto – ma non affrontare questa scadenza imminente è un fatto grave, anche perché l’impatto dei ticket su chi li paga è più pesante dell’Imu o dell’Iva, che stanno avendo tanta attenzione”.
Bissoni ha poi richiamato gli effetti negativi prodotti dall’introduzione del superticket. Innanzi tutto il fatto che i cittadini non esenti abbiano richiesto al Ssn il 17,1% in meno di prestazioni specialistiche. “Non possiamo certo pensare – ha detto – che questo sia un dato positivo, di maggiore appropriatezza. Si tratta invece o di casi in cui si è rinunciato per ragioni economiche, o di prestazioni acquistate direttamente dal privato, che le offre a prezzi concorrenziali, ponendo anche problemi in termini di qualità e sicurezza”.
E questa riduzione delle prestazioni danneggia due volte il Ssn, che ha realizzato entrate al di sotto delle aspettative, ma con costi fissi inalterati.
Illustrando i dati sull’applicazione dei ticket a livello regionale, Fulvio Moirano ha rimarcato come “alcune differenze tra Regioni nel gettito da ticket sono riconducibili alle diverse scelte compiute nell’applicazione delle norme sulla compartecipazione, sia come importi che come fasce di esenzione”. Proprio per questo, ha aggiunto, “riteniamo di dover approfondire questo tema attraverso la nostra attività di ricerca”.

I dati del progetto Remolet sono quelli forniti volontariamente ad Agenas da alcune Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio Campania e Sicilia) e corrispondono dunque all’80% della popolazione italiana, riportati poi ad una dimensione nazionale attraverso stime affidabili.
In particolare, lo studio illustrato oggi da Cesare Cislaghi ha messo a confronto i dati sui ticketr per la specialistica (clinica, diagnostica e laboratorio) tra il primo semestre 2011 e il primo semestre 2012, quando è entrato in vigore il superticket.  In media si è registrata una diminuzione delle prestazioni erogate a carico del Ssn dell’8,5%, distribuita su tutte le aree ma più marcata per gli esami di laboratorio. Questa riduzione è inoltre più rilevante nelle strutture private accreditate (-11,8%) che nelle strutture pubbliche (-7,6%), mentre nella fascia di popolazione che non ha esenzioni né per reddito né per patologie (che corrisponde alla metà circa di coloro che fanno ricorso alle prestazioni specialistiche) ha raggiunto il 17,2%.
Trattandosi di percentuali rilevanti, non giustificabili sotto il profilo epidemiologico, questo vuol dire che una parte di cittadini, visti i maggiori costi delle prestazioni del Ssn, ha deciso di non richiederle o rinunciandovi del tutto o acquistandole dalle strutture private, che speso le offrono a costi competitivi rispetto a quelli del Ssn.
Di conseguenza, tra il 2011 e il 2012, malgrado l’introduzione del superticket gli introiti derivanti dalla compartecipazione dei cittadini al Ssn, secondo le stime di questo studio sono cresciuti solo di 244 mln, una cifra ben lontana da quella ipotizzata, che era di 830 mln.
 

09 Maggio 2013

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