Ass. Coscioni, Laiga, Aied: “Urgente incontro con Ministro su piena applicazione legge 194 e per RU486”
Nella lettera si evidenziano due punti critici della legge: obiezione di coscienza troppo diffusa e mancato utilizzo della RU486.
In particolare scrivono: “le donne italiane che decidono di interrompere una gravidanza indesiderata sono spesso costrette a lunghi tempi di attesa o a tristi migrazioni da provincia a provincia, ma anche, molto spesso, in altre regioni o in altri Paesi. […] il dilatarsi dei tempi di attesa (3, a volte 4 o più settimane dal momento della certificazione) comporta maggiori rischi per la salute delle donne e maggiori rischi professionali per i medici, che sono costretti, loro malgrado, ad una cattiva pratica clinica”.
Aggiungono che, nonostante dal 2009 sia stata autorizzata la commercializzazione del mifepristone, “a differenza degli altri Paesi europei, nei quali l’aborto farmacologico può essere praticato fino al 63° giorno di amenorrea, l’AIFA ne limita comunque l’utilizzo in Italia al 49° giorno di amenorrea”, a causa dell’ idea paternalistica della fragilità emotiva delle donne e ignorando il rapporto “interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine-anni 2010-2011”, pubblicato dal Ministero della Salute nel febbraio 2013, i cui dati confermano che l’introduzione dell’aborto farmacologico non ha comportato un maggior ricorso all’aborto e che il metodo farmacologico è efficace e sicuro.
A 35 anni dall'approvazione della legge 194, gli aborti in Italia sono più che dimezzati, a dimostrazione che la legge funziona, e che tutti, senza eccezioni, dovrebbero impegnarsi per la sua piena applicazione. Invece, a tutt'oggi, in un altissimo numero di strutture ospedaliere non è possibile abortire, perché semplicemente il servizio non è stato istituito; inoltre, l'uso strumentale dell'obiezione di coscienza (in alcune Regioni gli obiettori sono più del 90% dei ginecologi ospedalieri) rende di fatto inapplicabile la legge, obbligando le donne a lunghi tempi di attesa e a tristi migrazioni in altre regioni, se non all'estero. Sino ad oggi le responsabilità' della politica e dei governi che si sono succeduti in questi 35 anni sono state enormi. E' ora di rispondere alla domanda di salute e di diritti delle cittadine del nostro Paese.
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24 Maggio 2013
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