Legge 194. Lorenzin: “Obiettori aumentati. Ma il problema non c’è perchè si fanno meno IVG” 

Legge 194. Lorenzin: “Obiettori aumentati. Ma il problema non c’è perchè si fanno meno IVG” 

Legge 194. Lorenzin: “Obiettori aumentati. Ma il problema non c’è perchè si fanno meno IVG” 
Presentata la Relazione annuale al Parlamento. Sull’obiezione di coscienza oggetto di numerose mozioni parlamentari il ministro rassicura sostenendo che se è vero che il numero degli obiettori è aumentato, esso appare comunque congruo rispetto agli aborti in costante calo. Se c'è un problema sta nella distribuzione "inadeguata" del personale. Avviato monitoraggio struttura per struttura. LA RELAZIONE E LE TABELLE.

E’ stata trasmessa oggi al Parlamento la relazione annuale sull’attuazione della legge 194/78, sulla tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza, che presenta i dati preliminari relativi al 2012 e quelli definitivi del 2011. 
 
“Per la prima volta – ha detto il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin – è stato avviato un monitoraggio articolato sul territorio relativamente ad alcuni aspetti dell’applicazione della 194, quelli più specificamente legati all’obiezione di coscienza, che arriva fino ad ogni singola struttura e ad ogni singolo consultorio. I dati della relazione indicano che relativamente all’obiezione di coscienza  e all’accesso ai servizi la legge ha avuto complessivamente una applicazione efficace. Stiamo lavorando per verificare, insieme alle Regioni, la presenza di eventuali criticità locali per giungere al più presto al loro superamento”.
 
Nella Relazione ancora una volta viene confermato il trend degli anni precedenti: una diminuzione delle interruzioni volontarie di gravidanza secondo tutti gli indicatori.
I dati preliminari indicano che nel 2012 sono state effettuate 105˙968 IVG, con un decremento del 4.9% rispetto al dato definitivo del 2011 (111˙415 casi) e un decremento del 54.9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all’IVG (234˙801 casi).
Il tasso di abortività (numero delle IVG per 1˙000 donne in età feconda tra 15-49 anni), l’indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso all’IVG, nel 2012 è risultato pari a 7.8 per 1˙000, con un decremento dell’1.8% rispetto al 2011 (8.0 per 1000) e un decremento del 54.7% rispetto al 1982 (17.2 per 1000). Il valore italiano è tra i più bassi di quelli osservati nei paesi industrializzati.
 
L’Ivg con trattamento farmacologico (RU 486) è stata effettuata nel 2010 in 3836 casi (3.3% del totale delle IVG per il 2010) e 7432 casi  nel 2011 (7% del totale). L‟uso è avvenuto nel 2010 in tutte le regioni tranne Abruzzo e Calabria e nel 2011  non è stato utilizzato solo nelle Marche (vedi rapporto dedicato alla RU486).
 
Dal 1983 il tasso di abortività è diminuito in tutti i gruppi di età, più marcatamente in quelli centrali. Tra le minorenni, nel 2011 è risultato pari a 4.5 per 1000 (stesso valore del 2010), con livelli più elevati nell’Italia settentrionale e centrale. Come negli anni precedenti, si conferma il minore ricorso all’aborto tra le giovani in Italia rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell’Europa Occidentale, così come minore è la percentuale di aborti ripetuti e di quelli dopo novanta giorni di gravidanza.
 
Rimane elevato il ricorso all’IVG da parte delle donne straniere, a carico delle quali si registra un terzo delle IVG totali in Italia: un contributo che è andato crescendo negli anni e che si sta stabilizzando. Anche tra queste donne, comunque,  si inizia ad osservare una tendenza alla diminuzione al ricorso all’IVG.
Si osserva come l’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza abbia riguardato elevate percentuali di ginecologi fin dall’inizio dell’applicazione della Legge 194, con un aumento percentuale del 17.3%  in trenta anni, a fronte di un dimezzamento delle IVG nello stesso periodo. In particolare, una stima della variazione negli anni degli interventi di IVG a carico dei ginecologi non obiettori mostra che dal 1983 al 2011 le IVG eseguite mediamente ogni anno da ciascun non obiettore si sono dimezzate, passando da un valore di 145.6 IVG nel 1983 (pari a 3.3 ivg a settimana, ipotizzando 44 settimane lavorative annuali, valore utilizzato come standard nei progetti di ricerca europei) a 73.9 ivg nel 2011 (pari a 1.7 ivg a settimana, sempre in 44 settimane lavorative in un anno).
 
I numeri complessivi del personale non obiettore appaiono congrui al numero complessivo degli interventi di IVG. Eventuali difficoltà nell’accesso ai percorsi IVG sembrano quindi dovuti ad una distribuzione inadeguata del personale fra le strutture sanitarie all’interno di ciascuna regione. In collaborazione con le Regioni, il Ministero delle Salute ha avviato un monitoraggio a livello di singole strutture ospedaliere e consultori per verificare meglio le criticità e vigilare, attraverso le Regioni, affinchè vi sia una piena applicazione della Legge su tutto il territorio nazionale, in particolare garantendo l’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza dei singoli operatori sanitari che ne facciano richiesta e, al tempo stesso, il pieno accesso ai percorsi di IVG, come previsto dalla Legge, per le donne che scelgano di farvi ricorso.

13 Settembre 2013

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