Infezioni ospedaliere. Uccidono 37mila persone ogni anno nell’UE. Se ne parla domani a Torino

Infezioni ospedaliere. Uccidono 37mila persone ogni anno nell’UE. Se ne parla domani a Torino

Infezioni ospedaliere. Uccidono 37mila persone ogni anno nell’UE. Se ne parla domani a Torino
Circa il 30% delle infezioni sarebbe potenzialmente evitabile con l’adozione di misure efficaci. La semplice igiene delle mani è un elemento centrale per proteggere il paziente, nonostante ciò il tasso di adesione da parte dei professionisti sanitari raggiunge solo il 50%. Il tema verrà affrontato domani in un incontro presso l’ospedale Sant’Anna.

Una percentuale di cittadini che oscilla tra l'8 ed il 12% è vittima di eventi indesiderabili connessi alle cure ricevute. In queste percentuali sono ricomprese infezioni correlate all’assistenza sanitaria (ICA), errori connessi al trattamento, problemi legati a dispositivi medici difettosi. Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) sono una tematica centrale di salute pubblica di tutti i Paesi, rappresentando uno dei fenomeni più rilevanti per la sicurezza dei pazienti. Il tema è dunque più che mai attuale e si affronterà nel corso dell’evento “Incontro con operatori e pazienti sulla sicurezza, la prevenzione e il controllo delle infezioni ospedaliere” di venerdì 6 dicembre 2013 presso l'Aula rossa all’ospedale Sant’Anna di Torino.
 
Secondo i dati raccolti da SIC–Sanità in cifre, il centro studi di Federanziani, il numero di infezioni ospedaliere stimato in Italia è compreso tra il 5 e l’8%; ogni anno si verificano circa 450-700mila infezioni (soprattutto infezioni urinarie, seguite da infezioni della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi) e nell’1% dei casi si stima che esse siano la causa diretta del decesso del paziente.
 
Sebbene non tutte le infezioni siano prevenibili, è stimato che circa il 30% sia potenzialmente evitabile con l’adozione di misure efficaci. La singola azione di igiene delle mani è stata riconosciuta come uno degli elementi centrali per proteggere il paziente dalla trasmissione crociata di microrganismi. Nonostante ciò, vi sono numerose evidenze di scarsa adesione a questa pratica da parte dei professionisti sanitari: il tasso di adesione raramente supera il 50%. Il 70% circa deriva invece dalle condizioni cliniche e dall’insorgenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici.
 
Le infezioni correlate all’assistenza sanitaria presentano anche un costo economico. In media, sempre secondo i dati raccolti da SIC–Sanità in cifre, le infezioni ospedaliere fanno aumentare di 7 giorni (minimo) la convalescenza di chi le contrae. Nello specifico, un’infezione del tratto urinario aumenta le giornate di degenza da 1 a 4 giorni; del sito chirurgico da 7 a 8 giorni, la sepsi da 7 a 21 giorni, mentre la polmonite da 7 a 30 giorni. 

05 Dicembre 2013

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