Biotech. L’azienda irlandese Jazz acquisisce l’italiana Gentium. Sidoli: “Una perdita di ricchezza per il Paese”

Biotech. L’azienda irlandese Jazz acquisisce l’italiana Gentium. Sidoli: “Una perdita di ricchezza per il Paese”

Biotech. L’azienda irlandese Jazz acquisisce l’italiana Gentium. Sidoli: “Una perdita di ricchezza per il Paese”
Il presidente di Assobiotech commenta con rammarico l’acquisizione dell’impresa biotecnologica italiana Gentium da parte dell’irlandese Jazz Pharmaceuticals Plc: “Dimostrazione che questo Paese non riesce a sfruttare appieno l’eccellenza del settore biofarmaceutico italiano”

“Si tratta dell’ennesimo gioiello del biotech italiano che passa ad aziende a capitale straniero, a dimostrazione che questo Paese non riesce a sfruttare appieno l’eccellenza del settore biofarmaceutico italiano”. Commenta così Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec, l’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, che fa parte di Federchimica – il recente annuncio dell’acquisizione dell’impresa biotecnologica italiana Gentium da parte dell’irlandese Jazz Pharmaceuticals Plc, società entrambe quotate al Nasdaq.
 
“I recenti casi di EOS, Okairos, IRB (Istituto per la Ricerca Biotecnologica), Intercept, Silicon Biosystems, e adesso quest’ultimo di Gentium, confermano l’eccellenza della ricerca biofarmaceutica italiana e dimostrano la straordinaria capacità dei nostri manager e imprenditori di attrarre capitali dall’estero e di trasformarli in ulteriore valore, dopo aver sviluppato prodotti e tecnologie innovative” , afferma Sidoli. “Purtroppo però – continua il presidente di Assobiotec – questa ricerca d’eccellenza nel nostro Paese non riesce a tradursi in sviluppo industriale, creazione di posti di lavoro e incremento del PIL. Questo è un dato drammatico, che conferma una progressiva perdita di competitività in settori strategici per l’Italia”.
 
“Il miliardo di dollari con cui Jazz Pharmaceuticals ha acquisito Gentium – fa notare Sidoli – è certamente una buona notizia per gli azionisti della società comasca, ma non per il Paese, dato che probabilmente non porterà valore aggiunto in termini di sviluppo industriale, occupazione qualificata e competitività del sistema paese”.
 
“Dobbiamo anche registrare con amarezza come non siano più soltanto le società dei grandi paesi industriali e a forte tradizione nella ricerca biofarmaceutica, come Stati Uniti o Regno Unito, a rilevare le nostre imprese biotech, ma ormai – con tutto il rispetto per l’Irlanda – anche di altri paesi, anche se quotate al Nasdaq”.
 
“Serve – conclude Sidoli – una chiara strategia e delle misure serie e costanti nel tempo da parte del nostro Governo, per sostenere i settori più innovativi e consentire alle nostre imprese di competere alla pari a livello internazionale, proseguendo il proprio sviluppo industriale nel nostro Paese, creando quindi ricchezza e posti di lavoro. In un periodo di crisi drammatica come quello che stiamo attraversando da anni e da cui fatichiamo ad uscire, gli investimenti in ricerca e sviluppo e la tutela delle imprese innovative devono essere al centro di qualsiasi agenda di governo. Infine, un richiamo al mondo finanziario italiano, che di fatto, a differenza di quanto è accaduto nei principali paesi industrializzati o emergenti, non sta investendo abbastanza nel settore biotech, perdendo così enormi opportunità e non contribuendo allo sviluppo di un settore che è stato determinante nel miglioramento della qualità della vita del pianeta”.

20 Dicembre 2013

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