Stamina. L’appello di Binetti (PI) a Lorenzin e Aifa: “Metodo sia reso pubblico”

Stamina. L’appello di Binetti (PI) a Lorenzin e Aifa: “Metodo sia reso pubblico”

Stamina. L’appello di Binetti (PI) a Lorenzin e Aifa: “Metodo sia reso pubblico”
Per la deputata, intepellata dalla Dire, è giunto il momento di "giocare a carte scoperte" perché "tutti hanno il diritto di sapere cosa è veramente la sperimentazione Stamina". Binetti sottolinea come siano ancora troppe le ombre e gli aspetti "inquietanti" che risultano non chiariti.

"Faccio un appello all'Aifa e al ministro della Sanità Lorenzin: giochiamo tutti a carte scoperte. Tutti hanno il diritto di sapere che cosa è veramente la sperimentazione Stamina". Così la deputata Paola Binetti della commissione Affari sociali della Camera, interpellata dalla Dire, chiede che venga data la possibilità a ricercatori di comprovata competenza "di analizzare i campioni" del metodo messo a punto da Davide Vannoni.
 
"In questi giorni – ha spiega la parlamentare di Per l'Italia – stanno emergendo in modo sempre più chiaro tutta una serie di ombre che erano presenti fin dall'inizio. Innanzitutto sul contenuto specifico delle infusioni: è risultato che le cellule staminali non erano presenti o che erano presenti con un dosaggio omeopatico, un dosaggio talmente minimo, pari a quello usato per i topi, da far pensare alla irrilevanza". Inoltre, ha proseguito Binetti, "molti degli esperimenti erano in realtà totalmente vietati, quindi Stamina ha aggirato la normativa operando in piena trasgressione". Altro aspetto "inquietante", secondo l'esponente di Per l'Italia, "è che il metodo non fosse gratis proprio per niente. Si è saputo di casi di persone che lo hanno fatto a pagamento e questo fa avere delle riserve sulla scelta dei pazienti. Non erano scelti a caso, forse i malati venivano scelti sulla base della possibilità della famiglia di concorrere alle spese".
 
Infine, alla luce del divieto dell'Aifa di far partire da Brescia del materiale somministrato ai pazienti, Binetti sottolinea: "Perchè non avviare un'indagine seria su che cosa è contenuto in quel materiale. Perchè non aprire a una valutazione multitasking, multigruppo su cià che veramente viene somministrato ai pazienti? Oltre a un 'no' chiaro e fermo alla sperimentazione occorre anche dire un 'sì' chiaro e fermo all'avvio di un'indagine scientifica sulle malattie rare con ricercatori che operano in posizioni diverse, come chi ha già chiesto di poter studiare i campioni: parlo di Paolo Bianco, dell'Università La Sapienza di Roma, Camillo Ricordi ricercatore all'estero, Michele De Luca, dell'Università di Modena, Umberto Galderisi dell'Università di Napoli".
 
La deputata di Per l'Italia conclude: "Tutti hanno diritto a sapere. L'articolo 32 della Costituzione recita al primo comma che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività".  

10 Gennaio 2014

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