E-health. In Europa ancora poco diffusa tra i medici di famiglia. Italia al 9° posto

E-health. In Europa ancora poco diffusa tra i medici di famiglia. Italia al 9° posto

E-health. In Europa ancora poco diffusa tra i medici di famiglia. Italia al 9° posto
Le tecnologie di base (come un computer connesso a Internet) sono a portata di tutti i medici di famiglia dei Paesi europei, ma quando si parla di funzionalità avanzate (telemedicina, ad esempio), i progressi vanno a rilento. Anche l'Italia deve migliorare. I dati nel Rapporto della Commissione Ue su Mmg e sanità elettronica.

Le aspettative derivanti dall’uso della medicina elettronica sono tante e importanti. Purtroppo, però, bisognerà aspettare ancora per vedere realmente quali benefici sarà in grado di portare ai pazienti e ai sistemi sanitari nell’ambito della medicina generale. Se è infatti vero che l’accesso e l’uso delle tecnologie di base (come un computer connesso a internet) sono ormai all’ordine del giorno per i medici di famiglia europei, tuttavia sono ancora molti pochi coloro che scambiano dati e informazioni per via telematica con gli specialisti o le strutture ospedaliere, e la telemedicina resta un miraggio nella stra-grande maggioranza dei paesi europei. A rilevarlo è il recente Rapporto della Commissione Ue su medici di medicina generale e sanità elettronica, svolto in 31 Paesi (Eu-27 più Croazia, Islanda, Norvegia e Turchia) attraverso un sondaggio su un campione di 9.116 medici di base, tra cui 416 italiani.

Dall’indagine emerge che i medici di famiglia più informatizzati si trovano in Danimarca, Spagna e Norvegia. Quelli meno informatizzati in Repubblica slovacca, Lettonia e Lituania. L’Italia si piazza al 9° posto.

Quattro, in particolare, gli indicatori utilizzati nel Rapporto per comprendere lo stato di avanzamento dei medici di famiglia nell’uso della medicina elettronica: uso della cartella clinica elettronica, condivisione delle informazioni di salute dei pazienti, telemedicina e fascicolo personale del paziente.

Cartella clinica elettronica. A livello europeo, solo il 30% degli intervistati afferma che le informazioni contenute nella cartella clinica sono registrate totalmente in forma elettronica (il 42% in forma combinata elettronico-cartaceo), nonostante il 92% abbia a disposizione tutto il necessario per l'archiviazione elettronica dei dati clinici e amministrativi. Il fatto è che, per il 32%, lo ritiene “troppo complicato” e il 27% afferma di “non essere ancora sicuro riguardo le questioni inerenti il rispetto della privacy”. Per il 19% è troppo costoso e per il 14% è inutile. Rispetto alle 25 differenti funzionalità della cartella clinica elettronica presi in esame dalla Commissione, il 92% e il 90% dei medici che hanno partecipato al sondaggio hanno affermato di usare la Cartella elettronica in modo abitudinale per segnare le prescrizioni e la listea della medicazioni effettuate. Il minore utilizzo riguarda invece l’inserimento delle immagini radiologiche e delle interazioni tra farmaci (registrate in modo digitale rispettivamente solo dal 25% e 26% dei medici intervistati).
Paesi Bassi, Danimarca e Regno Unito sono I Pasi dove si registra il maggiore utilizzo delle funzionalità della Cartella elettronica. L’Italia si posiziona al quinto posto. In coda Lituania e Grecia.

Condivisione di dati e informazioni. La ricezione dei risultati dei test di laboratorio e la certificazione di assenza per malattia sono le due funzionalità più comunemente utilizzate in Europa per quanto riguarda lo scambio di informazioni in modalità elettronica da parte dei medici di famiglia (rispettivamente 64% e 47%). Tutte le altre possibilità, tuttavia, sono ancora poco utilizzate. In particolare solo per l’8% degli intervistati è normale scambiare informazioni e dati sui pazienti con gli specialisti e le strutture di altri Paesi e solo il 14% interagisce con i pazienti tramite mail per questioni riguardanti la salute.
I più avanzati in fatto di scambio di dati e informazioni di salute sono i danesi e gli estoni. All’ultimo posto i medici della Repubblica Slovacca e di Malta. Italiani al 9° posto.

Telemedicina. Meno del 10% dei medici intervistati monitorano la salute dei loro pazienti in remoto. Solo il 15% e 35%, rispettivamente, consultano o formano in remoto i caregiver. Del resto, la disponibilità delle tecnologie è decisamente bassa (solo il 3% del campione ha la possibilità tecnica di accedere alla telemedicina). A far scuola, in questo campo, sono gli ungheresi e i finlandesi. Lituania e Lettonia sono invece in fondo alla classifica. L’Italia, anche in questo caso, è nona.

Fascicolo personale del paziente. Poco utilizzato dai pazienti che, solo nel 25% dei casi, secondo quanto affermato dai medici di famiglia, richiedono prescrizioni o appuntamenti online. Ai primi posti i pazienti danesi e norvegesi, agli ultimi quelli di Cipro e Malta. Gli italiani si posizionano al 17° posto in classifica.

I progressi dal 2007 a oggi. Nonostante tutto, sono stati rilevanti sono stati registrati nel 2013 rispetto all'indagine analoga effettuata nel 2007. Ormai la quasi totalità (99%) dei Mmg ha un computer in studio (erano il 66% nel 2007) e il 79% usa la rete per ricevere i risultati degli esami di laboratorio (40% nel 2007). Resta tuttavia basso, seppure in crescita, lo scambio di dati per via elettronica con gli altri professionisti (28% nel 2013 contro l’11% del 2007) e l’uso della rete per il trasferimento delle ricette elettroniche in farmacia (32% nel 2013 contro il 6% del 2011).
 

14 Maggio 2014

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