Patto per la Salute. Coordinamento nazionale infermieri: “Siglato senza collaborare con diretti interessati”

Patto per la Salute. Coordinamento nazionale infermieri: “Siglato senza collaborare con diretti interessati”

Patto per la Salute. Coordinamento nazionale infermieri: “Siglato senza collaborare con diretti interessati”
Michele Schinco, coordinatore nazionale infermieri - Fsi, attacca: "Nel testo del Patto la figura infermieristica è purtroppo prevista in funzione sussidiaria alle attività svolte dai professionisti convenzionati delle Uccp e delle Aft che, per come sono state organizzate, sono destinate al fallimento".

Il Patto per la Salute è stato siglato senza collaborare “con i diretti interessati, o meglio, con coloro che potrebbero rappresentare la reale rivoluzione nel servizio sanitario, parlo degli infermieri e operatori di supporto”. E’ la dura presa di posizione espressa da Michele Schinco, coordinatore nazionale infermieri – Fsi.

Schinco sottolinea che “si vede finalmente riconosciuta l'importanza dell'assistenza multi disciplinare e multi professionale nel campo delle cure territoriali, mediante l'integrazione tra medicina di base, pediatrica e specialistica e le altre professioni sanitarie, con particolare riguardo al ruolo dell'infermiere”. Tuttavia nel testo la figura infermieristica è “purtroppo prevista in funzione sussidiaria alle attività svolte dai professionisti convenzionati delle Uccp e delle Aft, al fine di assicurare la qualità delle prestazioni nell'ambito dei processi organizzativi dei distretti delle Aziende sanitarie locali”.

Gli infermieri ritengono infatti che le Uccp e le Aft “organizzate secondo l’attuale formulazione ,saranno destinate al fallimento”. La ragione risiede nel fatto che “non si può pensare di organizzare un servizio utilizzando per metà personale convenzionato e per metà personale comandato”. Per Schinco l’organizzazione manca di omogeneità e, “in tale contesto, risulta oltremodo significativo il nuovo modello organizzativo che esce dal disegno di legge promosso dalla nostra organizzazione (Cni-Fsi) sull'istituzione dell'infermiere di famiglia, annunciato alla Camera il 14 luglio scorso a firma dell'On. Fucci”.

Il Ddl, in linea con quanto sostenuto dal sindacato, prevede l'istituzione dell'infermiere di famiglia in regime di convenzione con il Ssn e dotato delle competenze definite dal documento dell'Oms Salute 21 del 1998, sottoscritto anche dal nostro Paese. “Figura professionalmente idonea allo scopo perfettamente disegnata anche nel documento dell'Oms, che prevede in seno all’équipe sanitaria multidisciplinare, il cui contributo sarà fondamentale per l’erogazione dell’assistenza ed il raggiungimento dei risultati indicati dagli obiettivi politici,  il ruolo di due figure in particolare: la professione medica e la professione infermieristica”.

Tali figure, sottolinea Schinco, sono definite “il perno della rete di servizi” in ambito di comunità e necessitano di percorsi formativi specifici che lo stesso documento indica. “Il fatto che l'infermiere di famiglia operi come un professionista in regime di convenzione ci sembra il modo migliore di assicurare autonomia professionale ed efficacia alle cure primarie a garanzia della migliore qualità assistenziale per il cittadino”.

E’ per questo che il sindacato garantisce che “nel rispetto degli obiettivi fissati nel Patto in tema di salute pubblica farà di tutto affinché l’organizzazione sia congrua e congruente con le competenze e la realtà normativa professionale delle professioni sanitarie di più recente istituzione ed in particolare di quella infermieristica”.
 
 
 

20 Luglio 2014

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