Veterinari. Grasselli (Sivemp): “Giù le mani dalla medicina veterinaria pubblica”

Veterinari. Grasselli (Sivemp): “Giù le mani dalla medicina veterinaria pubblica”

Veterinari. Grasselli (Sivemp): “Giù le mani dalla medicina veterinaria pubblica”
Il segretario dei medici veterinari scrive una lettera alla luce di recenti polemiche e inchieste sull’aviaria e sulla lingua blu in cui afferma “Si tratta di rendersi conto che la medicina veterinaria pubblica italiana, così come oggi la conosciamo, è il frutto del lavoro onesto e coscienzioso di moltissimi colleghi e questo patrimonio non deve essere dissipato”. 

“Sembra che si stia levando un noto venticello, che nel nostro paese trova sempre una fessura per fare strame del lavoro di tanti oscuri lavoratori, oggi magari i veterinari, macchiare senza appello dignitose carriere e dileggiare intelligenze luminose quanto controverse e incomprese”. Così, Aldo Grasselli, segretario del Sivemp, il sindacato dei medici veterinari, scrive im una lettera a sostegno della categoria, alla luce di recenti polemiche e inchieste sull’aviaria e sulla lingua blu.
 
“È mai possibile – si chiede Grasselli – che buona parte di noi italiani non conoscano altro modo, peraltro fallimentare, per cercare di risarcire la loro mediocrità e le loro ambizioni frustrate? Non sappiamo come siano andati giuridicamente i fatti che ci tocca vedere amplificati sui giornali e sui bollettini parlamentari in questi mesi, a cominciare dai vaccini contro l’influenza aviaria per poi arrivare a quelli contro la blue tongue, ma sappiamo quale pericolo hanno rappresentato quelle epizoozie, quale peso economico hanno avuto per il nostro paese e per la UE e quali interessi intorno ad esse giravano”.
 
“Possiamo dire con orgoglio – prosegue il segretario Sivemp – che in quelle crisi i veterinari del Servizio sanitario nazionale hanno fatto a pieno, e con l’energia delle occasioni straordinarie, il loro dovere, con gli strumenti messi a disposizione dalla scienza e con le poche alternative possibili tra una profilassi efficace, seppur rischiosa, ed una tragedia economica.  I veterinari del Ssn, quelli che fanno i dottori davvero e si sporcano ancora le scarpe nelle stalle, sono stati allora e restano oggi in prima linea. Magari con uno spirito critico poco aulico che è stato più volte mortificato nei consessi riuniti nei palazzi, e ne abbiamo testimonianza dalle denunce sia delle diverse criticità vaccinali emerse sia delle intimidazioni subite dai veterinari sul territorio puntualmente rendicontate, ma sempre obbedendo alle direttive che la catena di comando Ministero della salute-Regioni impartiva e impartisce ai Servizi Veterinari delle ASL”.
 
“Se dalle indagini giudiziarie, che ci auguriamo portino rapidamente ad accertare il vero, dovesse però partire un’opportunistica campagna di discredito al modello italiano di medicina veterinaria pubblica, i medici veterinari italiani ne potrebbero uscire genericamente e globalmente mortificati ma, soprattutto, si potrebbe assistere alla demolizione interessata di uno dei pilastri della prevenzione del nostro Paese. Questo i veterinari del Ssn non lo accetteranno. Non si tratta certamente di chiamare a raccolta una categoria per opporre qualsivoglia contestazione all’operato della magistratura, né tanto meno di ergersi a difesa di una lesa maestà o di un mal riposto principio di autoreferenzialità”.
 
Per Grasselli “si tratta di rendersi conto che la medicina veterinaria pubblica italiana, così come oggi la conosciamo, è il frutto del lavoro onesto e coscienzioso di moltissimi colleghi e questo patrimonio non deve essere dissipato. Alcune figure di primaria responsabilità oggi sono sotto inchiesta, e noi ci auguriamo che possano serenamente chiarire la loro posizione. Non dimentichiamo quindi troppo facilmente che se la veterinaria italiana ha l’attuale posizionamento nazionale e internazionale in parte lo si deve anche ad alcuni di loro”.
 
“L’attuale situazione – al netto di ogni responsabilità giuridica – non giustifica la negazione di un lungo percorso di medicina preventiva unica che ha nei Dipartimenti di Prevenzione e nei Servizi Veterinari regionali, territoriali e degli IZS un valore assolutamente positivo.
La sanità pubblica veterinaria e la sicurezza alimentare sono pur sempre materie strettamente interconnesse alle prospettive e alle sorti del Ministero della salute, pertanto chiediamo al Ministro Beatrice Lorenzin di non fare scelte frettolose per assecondare le incursioni dei media ma di considerare l’importanza della sanità pubblica veterinaria nel suo dicastero e la strategicità che essa ha nella proiezione sanitaria ed economica internazionale del Paese”.
 
“I medici veterinari pubblici italiani – conclude – sono consapevoli della situazione e mettono a disposizione del Ministro e delle Regioni la loro assoluta e consueta dedizione alla salute pubblica e al benessere animale, la loro esperienza e la loro concretezza, un modello organizzativo che non ha pari nell’UE e che, oggi più che mai, necessita di lucidità nel suo governo”.

01 Agosto 2014

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