Orario lavoro. Anaao: “I medici sono consapevoli dei diritti garantiti dal contratto”

Orario lavoro. Anaao: “I medici sono consapevoli dei diritti garantiti dal contratto”

Orario lavoro. Anaao: “I medici sono consapevoli dei diritti garantiti dal contratto”
L'associazione ricorda che "milioni di ore eccedenti il debito contrattuale, non recuperabili e non retribuite, fanno dei medici e dei dirigenti dipendenti uno dei primi creditori delle Aziende sanitarie". Resta quindi prioritaria "l'applicazione della direttiva europea che stabilisce per tutti i lavoratori un orario di lavoro settimanale non superiore a 48 ore".

“I medici dipendenti italiani sono perfettamente consapevoli dei diritti garantiti loro dal contratto e dalla Costituzione, tanto che da tempo hanno promosso iniziative sindacali, e legali, per il loro riconoscimento”. E' quanto sottolinea, tramite una nota, l’Anaao Assomed.
 
L’associazione dei medici dirigenti ricorda che “milioni di ore eccedenti il debito contrattuale, non recuperabili e non retribuite, fanno dei medici e dirigenti sanitari dipendenti uno dei primi creditori, ancorchè misconosciuti, delle Aziende sanitarie, e sono già state oggetto di numerosi contenziosi che hanno prodotto vantaggiosi accordi extragiudiziali o giudicati con esito alterno, alcuni dei quali ora in Cassazione”.
 
Altra aspetto rimarcato dall’Anaao è il mancato rispetto della direttiva europea 2003/88/CE, “che stabilisce per tutti i lavoratori un orario di lavoro settimanale non superiore a 48 ore, straordinario compreso, e un periodo di riposo giornaliero di 11 ore”. Si tratta di una direttiva recepita dallo Stato italiano, “ma derogata per i soli dirigenti medici, prima dal Governo Berlusconi, attraverso la Legge Finanziaria 2008, poi dal governo Prodi”.
E’ stata l’Anaao Assomed, sottolinea la nota, di intesa con la Federazione europea dei medici salariati (Fems), “a segnalare i rischi per la sicurezza degli operatori e dei cittadini derivanti dal mancato recupero psico-fisico in un sistema delicato e complesso quale quello sanitario”.

La Commissione europea ha, così, intimato all'Italia di mettersi in regola entro luglio 2013, per poi aprire, "di fronte alla latitanza del Ministro, una procedura di infrazione dinanzi alla Corte di Giustizia Europea, il cui esito sarà oneroso per i contribuenti italiani costretti a pagare la ignavia di ministri e governi, che hanno rinviato alla fine del 2015 l’applicazione senza deroghe della direttiva”. Nel frattempo, come annunciato a febbraio, l’Anaao Assomed ha avviato, “in favore non solo dei suoi iscritti, richieste di risarcimento, patrimoniale e non, del danno subito”.
 
I medici e dirigenti sanitari “che, in tempi aridi di risorse decrescenti e di penalizzazioni del lavoro pubblico, costituiscono con la loro abnegazione ed il loro senso di responsabilità, la colonna portante del sistema sanitario, non sono, quindi, ignoranti o sciocchi, e – conclude la nota – sanno riconoscere gli specchietti per le allodole e separare il grano dal loglio”.
 

25 Settembre 2014

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