Speciale 2011. Arrigoni (Conasfa): “Farmacia dei servizi: un’occasione da non perdere”

Speciale 2011. Arrigoni (Conasfa): “Farmacia dei servizi: un’occasione da non perdere”

Speciale 2011. Arrigoni (Conasfa): “Farmacia dei servizi: un’occasione da non perdere”
Per il presidente della Federazione nazionale delle Associazioni dei farmacisti non titolari, Heriberto Arrigoni, l’avvio dei nuovi servizi in farmacia è un treno da non perdere. Sia per non essere tagliati fuori dall’innovazione farmaceutica, sia per la crescita professionale e contrattuale che potrebbe derivarne. Anche grazie al nuovo meccanismo di remunerazione delle farmacie.

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Dottor Arrigoni, Un anno importante il 2010 per la Conasfa…
Certo: la nostra Federazione è nata proprio lo scorso anno. E lo ha fatto con l’intenzione di dare la maggior forza possibile alla voce dei farmacisti non titolari – che peraltro rappresentano la maggioranza dei componenti la professione – nel dibattito per il rinnovo dell’assistenza farmaceutica.
Al di là di questo credo che il fatto più importante del 2010 sia stata l’approvazione delle norme sulla farmacia dei servizi. Sappiamo che nei prossimi anni il modello dell’assistenza sanitaria è destinato a cambiare: la crescita del numero di pazienti anziani finirà col rendere l’attuale modello ospedalocentrico, del tutto insostenibile. L’unica alternativa praticabile sarà quella di spostare l’assistenza dei malati cronici sul territorio. E il fatto che si pensi alle farmacie e quindi al farmacista come uno degli attori di questo processo è davvero importante.
Non va dimenticato, inoltre, che nei prossimi anni molti farmaci innovativi, destinati proprio al trattamento delle patologie croniche, appariranno sul mercato. Un futuro, dunque, dinanzi al quale dovremo necessariamente evolverci, acquisire nuove competenze e, di conseguenza, crescere. Quella della farmacia dei servizi è da considerare come una grande occasione per farlo.
Ovviamente seguendo regole precise: ad esempio i nuovi servizi coinvolgeranno anche nuove figure – infermieri e fisioterapisti – chiamate ad affiancare i farmacisti: è importante che non ci siano sovrapposizioni o “invasioni” di ruoli e che il farmacista resti al centro della distribuzione del farmaco. Allo stesso modo è determinante garantire sempre la presenza di un numero congruo di farmacisti in rapporto ai servizi prestati e alla distribuzione del farmaco al cittadino, sia nelle farmacie – pubbliche o private che siano – sia nelle strutture pubbliche dove viene effettuata la distribuzione diretta.

Considera il 2011 come “punto di partenza” di questo processo?
Ritengo di si. Ma credo anche che dovremo da subito cominciare a riconoscere una diversa dimensione del farmacista non titolare: la sua crescita professionale impone una maggior preparazione, indispensabile per partecipare al processo da protagonista. A questa deve però corrispondere il giusto riconoscimento del suo impegno, anche a livello di contrattazione nazionale. In quella sede si potrebbe cominciare a individuare specifici livelli per ogni competenza assunta a cui agganciare un’adeguata retribuzione.
Un primo passo in questo senso potrebbe essere l’individuazione del nuovo meccanismo di remunerazione che mette al centro l’atto professionale. Si tratta di un momento importante anche perché permetterebbe di superare gli ostacoli che hanno finora rallentato l’ingresso in farmacia dei farmaci innovativi ad alto costo. Un vantaggio per i cittadini che potranno accedervi più facilmente. Ma anche per i farmacisti che così non rischieranno di essere tagliati fuori dall’innovazione.
 

28 Gennaio 2011

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