Mammografia: in Usa impazza il dibattito

Mammografia: in Usa impazza il dibattito

Mammografia: in Usa impazza il dibattito
L’ultima proposta, sulla rivista ufficiale dei radiologi, è quella di eseguire il test tutti gli anni nelle donne tra i 40 e gli 84 anni. Consentirebbe di ottenere un’ulteriore riduzione di mortalità del 71 per cento. Ma non mancano i dubbi.

In Usa continua il dibattito sulla mammografia di screening: qual è il giusto momento per iniziare a eseguirla e quale la corretta periodicità.
Questa volta tocca a uno studio pubblicato sull’American Journal of Roentgenology – che è l’organo ufficiale della “più antica società scientifica di radiologia” – rimettere in discussione le raccomandazioni redatte sul finire del 2009 dall’U.S. Preventative Service Task Force. Quest’ultima aveva adottato la linea europea: screening biennale tra i 50 e i 74 anni.
I ricercatori dell’University of Colorado School of Medicine e dell’University of Michigan Comprehensive Cancer Center hanno questa volta adottato un modello matematico per stimare quante morti per cancro al seno si risparmierebbero se la mammografia fosse eseguita ogni anno in tutte le donne tra i 40 e gli 84 anni. 
Secondo il team questa formula consentirebbe di ridurre la mortalità per questo tumore del 40 per cento. Soltanto 23 per cento di morti in meno per lo screening tra i 50 e i 74 anni (il 71 per cento in meno dello screening annuale).
“Le linee guida della task force hanno creato confusione nelle donne, portandone molte a non fare affatto la mammografia, che invece è uno dei pochi esami di screening che ha dimostrato di essere in grado di salvare delle vite. I nostri dati mostrano che per ottenere i massimi vantaggi lo screening annuale a cominciare dai 40 anni è la soluzione migliore”, ha affermato uno degli autori dello studio, Mark Helvie. “Questi dati – ha aggiunto – danno alla donna più informazioni per compiere una scelta informata sulla programmazione dello screening che è la migliore per loro”.
Ma da dove nasce una simile differenza di vedute tra la task force che ha redatto le raccomandazioni poco più di un anno fa e gli autori di questo nuovo studio che sostengono di aver impiegato lo stesso metodo per calcolare le vite risparmiate?
“La task force ha dato troppa importanza ai danni dello screening mammografico, mentre ha ignorato i benefici – statisticamente provati – dello screening annuale a partire dai 40 anni”, ha commentato Edward Hendrick, altro autore dello studio.
“Inoltre, il gruppo ignorava dati più recenti sui programmi di screening svedese e canadese che mostrano che il 40 per cento delle morti per cancro al seno avvengono in donne che si sottopongono regolarmente allo screening”.
Queste le giustificazioni addotte dai due radiologi che hanno adottato toni per niente morbidi per criticare le raccomandazioni dello scorso anno che avrebbero “ignorato la scienza” (lo si legge nel titolo del nuovo studio).
Adesso si attende la risposta della task force. 
Ma il dubbio che il dibattito sia inquinato dai forti interessi in gioco – soprattutto da parte dei radiologi – è legittimo.

02 Febbraio 2011

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