Medicina & Co. Ecco i sogni e le aspirazioni dei futuri operatori della sanità: “Non ci interessa quanto si guadagna. Vogliamo aiutare le persone”

Medicina & Co. Ecco i sogni e le aspirazioni dei futuri operatori della sanità: “Non ci interessa quanto si guadagna. Vogliamo aiutare le persone”

Medicina & Co. Ecco i sogni e le aspirazioni dei futuri operatori della sanità: “Non ci interessa quanto si guadagna. Vogliamo aiutare le persone”
Le testimonianze di alcuni giovani studenti delle scuole superiori al salone dell’orientamento universitario organizzato dalle Camere di Commercio di Como e Lecco. Appuntamento allo stand dell’Ordine dei medici. Ecco cosa ci hanno raccontato Giada, Tommaso, Marco, Simone, Valeria, Annalisa e Martina

Pediatri, chirurghi, oculisti, ma anche fisioterapisti, dietisti. Sono queste le professioni più richieste in ambito sanitario fra le professioni del futuro proposte dal salone dell’orientamento di Erba a Lariofiere, organizzato dalle Camere di commercio di Como e Lecco e dalle istituzioni provinciali, che ha richiamato ieri migliaia di studenti delle scuole superiori per scegliere  che strada prendere per il proprio futuro.
 
“Vogliamo una professione che aiuti le gente – è stato detto quasi in coro – che la faccia stare bene. Non importa se si guadagna tanto o poco. L’importante è trovare soddisfazioni personali”. E in questo clima di crisi generale, l’affermazione non è fuori luogo, se è vero, come ha detto Gianluigi Spata, presidente dell’ordine dei medici di Como, nei prossimi 10 anni si perderanno 100.000 posti di medico, perché il blocco del turn over frena qualsiasi sostituzione. “Fra i 250.000 medici che resteranno – spiega Spata -. Dovranno esserci i più motivati dalla professione. Per questo abbiamo introdotto un test valutativo di orientamento alla professione medica che individua le qualità empatiche del ragazzo”.
 
Ma che cosa dicono i ragazzi che si affacciano al lungo percorso della professione medica? Giada, dell’Istituto Caio Plinio di Como, un istituto tecnico economico, non ha dubbi. “Sono qui per orientarmi – dice la studentessa –  ma sono interessata verso un indirizzo sanitario, sia in ambito infermieristico o medico. Voglio dare un contributo alla società, aiutare il prossimo e la professione di medico o di infermiera, accanto alla gente, ma soprattutto a contatto con la gente, realizza questo mio desiderio. E poi mi affascina il percorso di studi che ti porta a conoscere il genere umano. Sarei tentata di pensare alla pediatria, anche ai bambini disabili e in questo caso mi piacerebbe anche fare la fisioterapista”. E quanto hanno influito i genitori in questa tua scelta? “No – risponde – in nessun modo, perché hanno un’azienda di generi alimentari. Ma anche l0alimentazione mi interessa perché la dieta è legata al mondo della salute. Quindi sarei ancora più contenta di impegnarmi nell’ambito alimentare per far star bene la gente”.
 
Anche Tommaso Turati , 17 anni,si ferma allo stand dell’Ordine dei medici, frequenta il liceo scientifico sportivo Michelangelo di Como. Gioca a basket e ha scelto questa scuola per avere più opportunità di fare sport, ma la professione che lo affascina è il medico e precisamente lo psichiatra. Diversamente dai luoghi comuni, vuole fare il mestiere del padre, perché affascinato dal lavoro di corsia, dalla scelta dei medicinali, dalla valutazione sul campo dei loro effetti. “Così come faccio sport di squadra – dice – mi interessa il lavoro di reparto in psichiatria, lo stare con la gente, sentire i loro problemi e i loro bisogni. E’ un campo molto selettivo della professione medica e penso di non avere difficoltà a trovare lavoro”. Non ti spaventa il contatto con le malattie della mente e le reazioni dei malati? Pensi anche che sia un campo ben remunerato? “Sul fronte della retribuzione c’è poco da sperare perché la psichiatria non paga – aggiunge – ma se è il prezzo da pagare per aiutare la gente che ha avuto un trauma da piccolo, o a causa di un evento della vita la sua mente si è inceppata, allora sono contento di riuscire a fare qualcosa di buono. Esperienze di vita quotidiana mi hanno insegnato che c’è molto da fare.  Non è molto retribuita questa professione, ma molto richiesta”.  
 
Anche un altro sportivo vuole fare il medico. Marco Zeli, 19 anni, tennista al liceo scientifico sportivo, segue le orme del padre, medico, ma vuole fare l’oculista perché lo affascina la tecnica della vista e poi, non esclude, “c’è molto lavoro ed economicamente è appagante”.  Simone Nava, 17 anni, anche lui del liceo sportivo di Cantù, vuole fare il fisioterapista. “Lo sport a scuola – dice – mi ha insegnato a stare bene e io voglio insegnare agli altri come migliorare la qualità di vita”.
 
Tre ragazze vengono dal liceo classico di Como, una scuola che prepara culturalmente i nuovi medici. Valeria, 17 anni, vuole fare la pediatra perché le piace prendersi cura di loro, ma spera anche di superare la paura alla vista del sangue, l’ansia per le persone che soffrono. “Sono anche svenuta – dice – quando ho assistito in video a una mammografia. Sono un po’ impreparata a questa cose, ma spero di farcela a superarle”. Annalisa, sua compagna, è per la medicina di reparto, magari la chirurgia.  E’ rimasta affascinata anche dalle professioni ospedaliere non mediche, ma non hanno il contatto con il malato. “Quando sono andata a fare una stage al Sant’Anna di Como – spiega – ho visto al lavoro fisici sanitari, radioterapisti, anatomopatologi. Professioni oggi molto importanti, ma lontani dal contatto fisico con i malati”. Martina Massa, 16 anni, la più giovane pensa al medico come professione che dà soddisfazioni per il contatto umano. “Ma mi fa paura il test di medicina – dice – perché noi del liceo classico non abbiamo le basi tecnicisti che  portano alla risoluzione delle domande”.
 
A ricevere gli studenti un medico di famiglia Francesca Licirdari e una anestesista rianimatore, Francesca Orsenigo. Dopo aver spiegato loro i tratti della professione cercano di capire dai test le affinità con la professione: 20 domande sui comportamenti individuali di fronte a eventi belli e brutti, sulle relazioni sociali sulle reazioni davanti al sangue. “Loro ci chiedono però – dice la dottoressa Licirdari – quanto è impegnativo studiare da medico, quanti anni ci vogliono, come si accede alla professione e quante possibilità di lavoro. Nessuno sceglie per guadagno, anzi, c’è chi chiede come si va a Medici senza frontiere”.  Ma che cosa li spaventa di più ? “L’impegno,rinunciare alla vita sociale – dice la collega Orsenigo – fare troppi sacrifici. Ed è quello che cerchiamo di capire dai test”.
 
“Risponderemo a tutti – dice Luca Levrini – il primo dei medici relatori di ieri, cui ne seguiranno altri oggi e domani – perché vogliamo creare una classe medica motivata competente e dotata di profondi valori etici e  deontologici. Per questo occorre coniugare le speranze dei giovani medici e la realtà della professione medica, che non è quella delle fiction televisive”.
Poco distante lo stand della Ludes, l’università libera di scienze umane e tecnologiche della Svizzera italiana. Qui si affacciano i ragazzi che vogliono fare fisioterapia, disposti anche a pagare, per avere un posto assicurato nella vita lavorativa”.
 
Edoardo Stucchi

Edoardo Stucchi

27 Novembre 2014

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